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Per il Donbass, per Aleksandr Zakharchenko

Aleksandr Zakarchenko è stato vilmente ucciso qualche giorno fa. Si trovava in un bar del centro cittadino di Donetsk, quando una esplosione lo ha colpito mortalmente alla testa.

Aveva 42 anni, lascia una moglie e due figli.

Aleksandr Zakarchenko era stato nominato comandante militare nel 2014, dopo aver preso parte alle proteste nel Sud Ovest dell’Ucraina contro il regime nazista di Kiev.  Dopo l’autoproclamazione della Repubblica Popolare di Donetsk, Zakarchenko fu prima eletto Primo Ministro e solo qualche mese dopo Presidente della Repubblica Popolare col 75,5% delle preferenze.

Con l’uccisione di Zakarchenko il regime ucraino attacca direttamente nel cuore la volontà popolare, la libertà di autodeterminazione del popolo di Donetsk, che non si piegherà come non si è piegata, e che ieri si è riversata in migliaia nelle strade per rendere omaggio ad Aleksandr, l’ennesimo martire caduto sotto la vigliaccheria dei fascisti ucraini.

In Ucraina la situazione è ormai nota: si tratta di un vero e proprio regime nazista, pure nei simboli, ma gode del riconoscimento internazionale. Gli Stati che appoggiano senza remore il regime sanguinario di Kiev lo fanno, ovviamente, seguendo i dettami della Nato che, attraverso questi scagnozzi, è riuscita a penetrare laddove mai si sarebbe sognata.

Durissima la reazione del governo russo che, attraverso le parole del Ministro degli Esteri Maria Zakharova, ha apertamente denunciato che dietro questo assassinio vi è sicuramente la mano del governo ucraino.  Esso rappresenta la violazione dei trattati di Minsk e l’ennesima violenta ingerenza nelle decisioni politiche dei cittadini di Donetsk, sinceramente filorussi.

L’Ucraina di Poroshenko, la stessa che ha posto fuori legge il Partito Comunista, che perseguita le compagne e i compagni. L’Ucraina che trucidato, violentato, arsi vivi donne, uomini, bambini durante la strage di Odessa, raccontata in Occidente come una rivoluzione.

Un Paese. L’Ucraina, che ha ricevuto e riceve tutti gli onori dai cosiddetti “democratici” della nostra Europa, che mai hanno fatto mancare appoggio economico e politico ai nazisti di Kiev.

In Italia, gli stessi che hanno ripreso a battersi il petto in piazza contro Salvini sulla scorta di quello che è ritenuto fascismo, ormai completamente in preda ad un cortocircuito mentale, accolgono a braccia aperte i rappresentanti dell’unico governo veramente fascista in Europa. Laddove si confonde la teoria con le chiacchiere e si scorda che il fascismo è la rappresentazione politica del capitalismo succede pure questo. D’altronde, quanto è più facile proporre un antifascismo che non pesta i piedi alla Nato?

Ed è così che, dentro una delle tante contraddizioni del sistema capitalistico, si fanno battaglia che non solo non colpiscono le destre dichiarate – di cui Salvini fa parte – ma che allontanano il popolo sempre di più dai valori della sinistra.

Il fascismo in Europa è vivo e vegeto e l’Ucraina è il suo quartier generale.

La Nato dispone le sue armi, i nostri politici servono da bere al lauto banchetto del capitalismo.

Il popolo del Donetsk non si arrenderà si potrebbero avere ripercussioni molto gravi rispetto a quest’ultimo vile omicidio.

I comunisti stanno col popolo di Donetsk, del Donbass, di chi decide di non essere zerbino di Washington.

E mentre ci asciughiamo le lacrime e stringiamo i denti dalla rabbia, gridiamo che per uno che ammazzano cento ne nascono.

Maledetto chi ha ucciso.  Maledetto chi ha armato la mano. Maledetti i complici.

Onore all’eroe Aleksandr Zakharchenko!

Onore al popolo di Donetsk!

 

di Giusi Greta Di Cristina, Comitato Centrale – Dipartimento Esteri

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