Partito Comunista Italiano

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Perché “resistere” ci riguarda ancora

di Patrizio Andreoli, Segretario Regionale Partito Comunista Italiano della Toscana

La memoria sfregiata dell’antifascismo e della lotta di Liberazione in Toscana, in nome di un’impossibile equiparazione tra massacrati e massacratori. La ferma protesta del Pci.

Lo scorso 25 aprile, in occasione della commemorazione della lotta di Liberazione Nazionale dal nazifascismo, la nostra Regione è stata segnata da alcuni episodi di vergognoso attacco ai valori dell’Antifascismo e della Resistenza lungo una linea “antica” e a più riprese in questi anni tentata, quella dello sfregio della memoria -per noi ancora viva e attuale- dei prezzi pagati per riconquistare le comuni libertà democratiche, e quella di una vergognosa equiparazione tra gli uni e gli altri; tra gli invasori nazisti (e i loro complici repubblichi), e i partigiani e i patrioti. Più in generale, in nome di una pacificazione che pretende equidistanza “dalle passioni e dagli odi di un tempo”, si assiste ormai alla storia trasformata in burletta e a farsa come se il dolore, la fatica compiuta da milioni per emanciparsi, la storia delle lotte delle classi subalterne; potessero essere ridotti nel loro insieme ad un teatrino dei pupi dove “Orlando e il feroce Saladino” alla fine pari sono. Capita così che il Sindaco di Grosseto (centrodestra), ritenga opportuno intitolare contestualmente una via della propria città ad Enrico Berlinguer, limpida figura della democrazia e della storia del comunismo italiano; e a Giorgio Almirante che dopo l’8 settembre 1943 e l’armistizio, scelse la via mussoliniana e hitleriana dell’Italia di Salò e nella veste di Capo Gabinetto del fascistissimo Fernando Mezzasoma (ministro della cultura popolare della cosiddetta Repubblica Sociale Italiana) firmò a più riprese ordini di fucilazione dei partigiani. E ancora, capita che lo scorso 27 aprile a Cascina -la città dove nel 1922 fu ucciso l’anarchico Comasco Comaschi (primo dei tanti poi perseguitati, picchiati e confinati)- l’attuale Sindaco della Lega Susanna Ceccardi, abbia allestito in nome “della necessaria ed imparziale rievocazione dei fatti” (!), una sfilata organizzata da “Ultimo fronte ‘45” arrivando a permettere la parata delle SS naziste nei giorni della Liberazione proprio nei territori in cui la violenza fascista e nazista fu più cruenta. Qualcuno, in epoca di smemoratezza e resettazione della memoria critica (complice lo smottamento ideale e la sottovalutazione culturale e politica di quella sedicente sinistra-centro che in questi anni ha assecondato e lasciato fare circa la progressiva corrosione dei valori della Resistenza aprendo seri varchi alla schiuma della marea nera che a poco a poco è cresciuta), pensa di ridurre la storia, la storia di tutti gli uomini che lottano e patiscono, si organizzano e soffrono, in un carnevale privo di radici e distinguo morali, politici, storici. Non ci stiamo! Non è vero che i morti -al netto della pietas per i corpi inermi degli uni e degli altri- sono tutti uguali. Non lo sono perché per noi comunisti, non sono e non sarà mai possibile porre sullo stesso piano la vita e le scelte dei massacrati e dei massacratori, né mai potranno esserlo quello della madre sventrata ancora col bambino in grembo a Stazzema dalla ferocia delle SS istradate verso i borghi dai traditori fascisti; e quello dei partigiani combattenti caduti per la libertà, delle staffette violentate, dei patrioti bruciati nelle case perché avevano dato asilo o un pezzo di pane ai ribelli! Non lo sono e per noi non lo saranno mai, perché non erano uguali i valori e le idee per cui caddero: sia chiaro e sia scolpito in maniera indelebile nel marmo di una rinnovata coscienza civile e democratica, in quest’epoca di sdrucita memoria. Kar Marx, di cui quest’anno ricorre il duecentesimo della nascita, scriveva con lucida amarezza come “I fenomeni storici accadono sempre due volte. La prima come tragedia, la seconda come farsa”. Il dramma dei nostri tempi è che la farsa (solo apparente) giocata sulla cancellazione della memoria, la banalizzazione del male e del dolore, è in sé già una nuova tragedia in cammino. Combatterla ed impedire che si riproponga è il compito dei comunisti. Sul sangue versato dai fratelli e figli del popolo ad onore e dignità di tutti, non si scherza. Ecco perché resistere ci riguarda ancora.

 

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