Partito Comunista Italiano

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PESARO:8 SETTEMBRE 2016“FUORI L’ITALIA DALLA NATO”

di Enrico Cinelli, PCI- Pesaro-Urbino

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Anche a Pesaro il Partito Comunista Italiano rinnova l’iniziativa politica e torna a mettere a disposizione dei cittadini la propria capacità di analisi e interpretazione del mondo contemporaneo; lo fa occupandosi dei nuovi conflitti innescati dall’offensiva dell’imperialismo statunitense, del ruolo della NATO, della posizione dell’Italia nell’ambito dell’alleanza atlantica, del prezzo che questa comporta per il nostro paese non solo in termini economici, ma in fatto di limitazione della sovranità nazionale e di tradimento degli alti ideali sanciti dalla nostra Costituzione. Il titolo dell’iniziativa, “Fuori l’Italia dalla NATO”, non lascia dubbi sulla posizione del Partito Comunista Italiano; posizione tuttavia non ideologica né tanto meno dogmatica, ma anzi serratamente argomentata dai relatori Fabio Pasquinelli, dottore di ricerca in Diritto delle istituzioni pubbliche, e Fosco Giannini, membro della Segreteria Nazionale del PCI e responsabile esteri del Partito, nel corso di un incontro con la cittadinanza moderato efficacemente da Milena Rossi, membro del Comitato Centrale del PCI.

Pasquinelli sottolinea anzitutto l’estrema attualità della questione NATO nel quadro di grande fragilità degli equilibri mondiali; particolarmente inquietante è il fatto che l’aggressività dell’alleanza atlantica, di fatto ormai priva di limitazioni, si manifesti oggi sempre più in forma di vera e propria guerra di sterminio ai danni delle popolazioni coinvolte nelle missioni: la rovina della Libia e la tragedia della Siria ne sono esempio drammatico. Creata con lo scopo di contenere l’influenza sovietica in Europa, dopo il 1989 la NATO cambia natura e, da alleanza almeno formalmente difensiva, si tramuta in strumento di supremazia militare dell’occidente capitalistico, capace di esercitare, solo in forza della primazia statunitense, ogni forma di violenza, genocidio, violazione del diritto internazionale; al contempo, si fanno più subdoli i metodi con cui artatamente si innescano i conflitti internazionali: finanziamento di fazioni locali contrapposte, appoggio a sedicenti organizzazioni non governative che hanno lo scopo di gettare i semi del caos, creazione a tavolino di situazioni di crisi. Che cosa significa la permanenza nella NATO per il nostro paese? E’ evidente che se l’alleanza atlantica si pone come obiettivo la risoluzione militare delle controversie internazionali, vere o presunte che siano, il consenso dell’Italia ad una tale politica rappresenta una profonda violazione dell’articolo 11 della Costituzione; si configura così una duplice sospensione della sovranità nazionale: quella monetaria, legata ai trattati europei, e quella militare, legata al patto atlantico e alla violazione della Costituzione.

Giannini osserva che non esistono alternative all’uscita dalla NATO, se si intende restituire al popolo la sovranità che integralmente gli appartiene. Non c’è nulla di velleitario, idealistico o massimalista in questa richiesta; per convincersene, sono sufficienti pochi dati: in Italia sono presenti ben 130 basi NATO, a cui devono aggiungersi altri 20 impianti militari la cui ubicazione è ignota; dell’arsenale custodito in Italia fanno parte, tra l’altro, 90 bombe nucleari, che rappresentano una minaccia spaventosa per i cittadini del nostro paese e delle nazioni a noi vicine; nelle basi italiane operano circa 50.000 militari americani, pagati dal nostro Stato, che aggravano la spesa militare italiana, già ingente, di ben 400.000.000 di dollari annui. Il rischio a cui l’attività quotidiana della NATO espone i cittadini italiani, la sottrazione di risorse significative al benessere della collettività, la negazione del diritto all’informazione sulle operazioni militari condotte sul nostro territorio, richiamano i comunisti ad una ostinata opera di disvelamento e di diffusione della conoscenza. Contro l’occultamento della realtà, contro l’elusione dei problemi da parte del potere e dell’establishment dell’informazione, i comunisti devono adoperarsi, è questo il richiamo di Giannini, affinché il rifiuto della NATO divenga patrimonio ideale comune. In questo senso, assume importanza capitale una lettura dei conflitti capace di individuarne genesi e motivazioni: a titolo d’esempio, la guerra in Libia, scatenata nel 2011 da un’alleanza di potenze capitalistiche impressionante per ampiezza e per dispiegamento di forze, assume il suo reale significato se pensata come strumento per stroncare il tentativo libico di realizzare un’area economica africana dotata di banca e moneta sovranazionali; ancora, la disintegrazione dello stato libico e il ritorno all’antica divisione della regione in zone d’influenza tribale, consente ad ogni potenza occidentale di sfruttare agevolmente un bottino di guerra per sua natura già spartito: è l’antica logica del divide et impera. Oggi, 25 anni dopo lo scioglimento del Patto di Varsavia, la NATO, assai più aggressiva di allora, svolge una costante azione di contrasto nei confronti di qualsiasi processo orientato alla creazione di realtà politiche, sociali ed economiche alternative all’egemonia statunitense: non si spiegano diversamente lo spostamento delle basi sempre più ad oriente, fino ai confini di Russia e Cina; non si giustifica altrimenti l’ostilità nei confronti delle forze non imperialistiche dei paesi BRICS. E’ il momento, conclude Giannini, di ridare vigore al movimento per la pace: il Partito Comunista Italiano, è sicuro, darà il proprio, fondamentale contributo.

 

 

 

 

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