Partito Comunista Italiano

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Primo Maggio

di Lucia Mango, Segreteria Nazionale, Responsabile Politiche Lavoro PCI

Il primo maggio ai tempi della pandemia in Italia è forse il più duro di cui abbiamo memoria dal dopo guerra ad oggi.Per i lavoratori che non hanno mai smesso di lavorare (anche privi di misure di sicurezza) e per i lavori che da ormai più di un mese hanno dovuto smettere di lavorare.

I primi rischiando il contagio ogni giorno per garantire la sussistenza a sé stessi e beni e servizi a tutti gli altri, i secondi privi di sostentamento ed in attesa di aiuti da parte dello stato che sono irrisori o non sono ancora arrivati (cassa integrazione, blocco dei mutui, sostegni per PMI e famiglie).Lavoratori dipendenti e partite IVA, piccoli imprenditori e commercianti. I lavoratori senza distinzione mai, da che io abbia memoria, si sono rivelati indispensabili a che il paese ‘viva’.

Nonostante computer, tecnologia, industria 4.0, innovazione, senza il lavoro materiale il paese non vive. C’è bisogno e c’è stato bisogno che anche in pena epidemia ed in pieno focolaio nella moderna Lombardia milioni di lavoratori continuassero ad andare fisicamente al lavoro, per produrre beni, per garantire servizi e con essi quanto necessario affinché il paese vivesse.. 

Oggi possiamo affermare, come abbiamo sempre fatto che la classe lavoratrice è fulcro fondamentale alla vita di questo paese…perciò la domanda che oggi ci poniamo non è più e non è tanto quando arriverà la fase 2, quando riapriranno tutti, la domanda necessaria da porsi è quella riguardo a chi si  debba occupare che i lavoratori vivano e come.Perciò se da un lato dobbiamo chiedere misure di sicurezza e distanziamento sociale, certe e condivise al fine del contenimento del contagio da Covid 19, dall’altro dobbiamo chiedere sostegno al reddito certo per coloro che oggi sono a casa, servizi di supporto alla famiglia e servizi sociali di supporto alle persone in difficoltà.

Detto questo si apre la questione che in questo paese resta sempre nell’ombra: fatte le regole, chi controlla? Sappiamo che ispettori del lavoro e operatori delle ASL sono un numero del tutto insufficiente, quindi chiediamo che siano individuati su ogni posto di lavoro comitati di lavoratori preposti alla verifica dell’attuazione dei protocolli posti in essere per la loro sicurezza e che siano tutelati in questo ruolo.

Quello di cui non si sente mai parlare, o poco, è lo scenario che avremo di fronte dopo, quando i media finiranno il quotidiano bollettino di morti e contagiati, quando ai tristi onori della cronica arriverà la perdita di posti di lavoro, dei precari, di coloro che non erano abbastanza solidi da far fronte a mesi di chiusura.Il coro dei media riguarda il calo del PIL ma sappiamo che al calo del PIL corrisponde sempre un calo di posti di lavoro, la contrazione dei salari, il licenziamento dei lavoratori precari, non garantiti, insomma la macelleria sociale, cui il capitalismo è solito ricorrere da sempre per rimpinguare le proprie casse. 

Perciò da oggi  e proprio oggi, nel giorno che celebra i lavoratori, chiediamo che il governo si faccia carico di misure che blocchino i licenziamenti, che supportino lavoratori e piccole imprese, partite iva, non con provvedimenti proclamati ma con provvedimenti concreti, che non facciano ricadere la crisi che verrà sui lavoratori dipendenti e di ogni tipo.

Perchè è del tutto evidente che la pandemia, il suo peso, in termini di drammi umani, economici, familiari sta ricadendo completamente sulla ‘classe’ lavoratrice. Anche il coronavirus è andato ad incrementare il numero dei morti sul lavoro, sanitari e non, che già era insostenibile per un paese civile. E’ il primo Maggio dei lavoratori, facciamoci sentire, facciamone una giornata importante, chiediamo tutele per la salute, per la sicurezza, per i diritti di chi lavora!

Nonostante tutto buon Primo Maggio alle lavoratrici ed ai lavoratori, che questo dramma terribile sia la spinta ad unirci, finalmente, per rivendicare e conquistare il ruolo attivo che ci spetta ed il diritto ad essere il centro dell’agenda politica del paese e parte attiva della discussione su ciò che ci riguarda.

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