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Punto di non ritorno

Cinquanta anni fa, a causa anche della grave crisi petrolifera, si cominciò a prendere coscienza e consapevolezza dei problemi ambientali, , messi in luce dalla Conferenza internazionale di Milano del 1970 “L’uomo e l’ambiente. Una inchiesta internazionale”, e ripresi nel 1972 da due eventi di enorme risonanza: la pubblicazione, nel mese di marzo, da parte del Club di Roma del libro “I limiti dello sviluppo” e la Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente che si svolse a Stoccolma dal 5 al 16 giugno.

Ed è proprio nella città svedese che il 2 e 3 giugno che si è tenuto l’evento internazionale sull’ambiente, “Stockholm+50”, che arriva all’indomani della pubblicazione, avvenuta il 28 febbraio e il 4 aprile e passata in sordina a causa del conflitto tra Russia ed Ucraina, rispettivamente della seconda e terza parte del Sesto rapporto IPCC, Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico.

La seconda parte del Rapporto IPCC, indica chiaramente che gli effetti del riscaldamento globale sull’ambiente e sui cambiamenti climatici sono più diffusi e più negativi rispetto a quanto previsto nella prima parte, nonostante le politiche di adattamento messe in atto. Mentre la terza parte riporta le misure di mitigazione necessarie a contrastare i cambiamenti climatici e che bisogna applicare da subito perché non c’è più tempo e bisogna intervenire, come sottolineato da Jim Skea co-presidente del terzo gruppo di lavoro IPCC, “ora o mai più” con una riduzione del 43% delle emissioni entro il 2030, per fermare un disastro annunciato, provocato da un consumo sfrenato ed uno sviluppo indiscriminato.

Il Rapporto “Stockholm+50”, discusso nelle riunioni preparatorie all’evento, è un ulteriore grido di allarme per le sorti della Terra, che sta diventando ogni anno più calda, sta bruciando, e nei prossimi anni, se non ci saranno miglioramenti nella lotta al riscaldamento globale, toccherà il punto di ebollizione, o punto di non ritorno, dal quale poi sarà difficile tornare indietro.

I punti di non ritorno sono stati introdotti vent’anni fa dall’IPCC, per l’analisi delle minacce all’ambiente e agli ecosistemi, e nel corso di questi vent’anni sono passati da minacce da evitare a minacce da contenere e da tenere sotto controllo, riguardano in particolare: lo scioglimento del permafrost, la diminuzione del ghiaccio marino artico e della calotta glaciale della Groenlandia, la diminuzione delle foreste boreali, la deforestazione della foresta pluviale dell’Amazzonia.

Tutto ciò indica, come abbiamo avuto modo di esplicitare in altre comunicazioni, che il sistema sta andando nella direzione sbagliata, nonostante le denunce susseguitesi negli anni, come quella, inascoltata, del Presidente cubano, il compagno, Fidel Castro, nel discorso del 12 giugno 1992 alla Prima Conferenza mondiale dei capi di Stato sull’ambiente di Rio de Janeiro.

Il sistema economico imposto dal capitale, continua, attraverso i leader mondiali e gli uomini d’affari, a soffocare il pianeta per i propri interessi e per il primato dell’economia sulla collettività, i cambiamenti climatici stanno a dimostrare che il consumo di energia e di suolo sono insostenibili, come risulta insostenibile uno stile di vita improntato a sprechi e consumi.

C’è l’effettivo bisogno di invertire la marcia e andare verso il superamento dell’attuale sistema economico, lavorando per una politica non più asservita alla logica del profitto, per una economia al servizio dell’uomo, della comunità, dell’ambiente, per una completa decarbonizzazione, fermando i sussidi ai combustibili fossili e spostando gli investimenti verso le energie rinnovabili.

Lavorare soprattutto per una transizione energetica che coinvolga settori come suolo, agricoltura, industria, edilizia, trasporti e pianificazione urbana e sconfigga la mancanza di volontà politica nel risolvere queste problematiche.

Edoardo Castellucci

Segreteria Nazionale PCI – Responsabile Ambiente e Territorio

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