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QUANDO UN’INIZIATIVA CHE SI DICHIARA APARTITICA ASSUME UN CARATTERE REAZIONARIO

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di Bruno Steri, Direttore REC – Ragioni & Conflitti

La manifestazione “apartitica” di sabato 5 settembre scorso ha radunato a Roma un migliaio di persone che hanno protestato contro la cosiddetta “bufala della pandemia” e contro il “colpo di stato politico-sanitario” con cui il governo avrebbe ristretto le libertà democratiche. Se a Berlino, in nome della libertà individuale, sembra abbiano manifestato oltre due milioni di persone, l’evento preparato qui in Italia ha dunque fatto registrare una ridottissima partecipazione.

Esso non meriterebbe la nostra attenzione se non per una certa pericolosa confusione che ne ha mimetizzato e per certi versi nobilitato il carattere fondamentalmente reazionario. In effetti, alcune discussioni in rete che hanno contrapposto interlocutori di sinistra, nonché la sorprendente presenza in piazza e sul palco di un paio di esponenti della sinistra di classe ci hanno indotto a guardare più da vicino la composizione ideologico-politica dell’iniziativa, grazie ad una registrazione visiva della medesima: com’è noto, quand’anche ci si proclami apartitici, la confusione favorisce l’emergere degli umori di destra ed è men che meno amica dei comunisti.

Chi ha avuto modo di leggere i primi quattro numeri – dal numero 0 al numero 3 – di ‘Ragioni e Conflitti’, periodico on line del Pci, ha potuto verificare la costante presenza in essi del tema coronavirus ed ha altresì
potuto prendere atto delle pesanti critiche da noi rivolte alle politiche neoliberiste che in questo decennio hanno devastato il nostro sistema sanitario. Critiche dunque ad una gestione strutturalmente e colpevolmente deficitaria, clamorosamente confermata in occasione del prodursi planetario di una grave crisi epidemica.

Viceversa, le critiche al governo mosse nel corso della manifestazione romana sono state di tutt’altro segno, arrivando ad investire – almeno nelle formulazioni più incaute – la stessa esistenza del contagio virale in quanto tale.
In proposito va ricordato che, qualche giorno prima, si era svolta nelle aule parlamentari una conferenza stampa promossa dal magistrato Angelo Giorgianni e dal virologo Giulio Tarro, la quale ha in qualche modo
fornito alla successiva protesta un supporto un po’ più analitico. Tarro, facendo riferimento a dati dell’Istituto Superiore di Sanità, ha contestato tra le altre cose la veridicità dei numeri riportati dai resoconti mediatici giornalieri, denunciando ad esempio che non è stato defalcato dal numero di deceduti “per” coronavirus quello a suo parere molto consistente dei deceduti “con” coronavirus, cioè morti a causa di malattie o fragilità concomitanti. O, ancora, ha lamentato l’uso indiscriminato della terapia intensiva a scapito di percorsi terapeutici tradizionali meno pesanti e già proficuamente sperimentati. Non entriamo qui nel merito di queste specifiche critiche, che investono l’entità e la gestione comunicativa
dell’emergenza sanitaria.

Tuttavia Giorgianni ha rincarato propagandisticamente la dose, andando ben oltre il terreno sanitario e parlando esplicitamente di “virus usato come scusa per attuare una strategia del terrore”, di “colpo di stato”, di “scientocrazia sostituitasi al potere politico”. Che poi, nella piazza romana, vi sia stato chi ha addebitato il suddetto “inganno sanitario” all’intento di occultare la vera emergenza planetaria, il fatto cioè che “sta cambiando il campo magnetico terrestre”, la dice lunga sul carattere variegato e alquanto fantasioso assunto dalle critiche.

Per la verità, la manifestazione in questione è stata convocata dall’associazione ‘Il Popolo delle Mamme’, al fine – leggiamo in un Comunicato stampa – di “avversare gli indirizzi politici adottati dal governo Conte in materia di vaccinazioni cogenti ed emergenza sanitaria, per la supposta pandemia Covid19”. Le promotrici non accettano dunque l’obbligo vaccinale, così come il distanziamento sociale e l’uso di mascherine in
particolare se prescritto per legge a minori. L’enfasi posta sulla tutela dei bambini si è collegata alla vicenda di Bibbiano, la cittadina emiliana al centro di un’inchiesta giudiziaria che ha portato alla luce una rete illecita nella gestione degli affidi di minori. “Giù le mani dai bambini” è il nome di un’associazione presente in piazza, la cui rappresentante Stefania Marchesini ha denunciato il fatto che vi siano bambini sottratti troppo facilmente alle famiglie.

Il tema è certamente importante e delicato; ma strada facendo, intervento
dopo intervento, ha finito per acquistare un significato ideologico più generale (e assai più discutibile): “Intendono sfasciare la famiglia, a cominciare dai bambini” ha urlato dal palco un ex poliziotto. E il dott.
Armando Manocchia (che apprendiamo politicamente impegnato nella ricostituzione della Dc) ha denunciato che anche l’opposizione è collusa: “L’obiettivo è la distruzione della famiglia e, con essa, del cristianesimo. (…) Vogliono modificare l’antropologia umana. Hanno modificato il diritto di famiglia, dicendo che i figli non sono vostri ma dello Stato”. Sulla medesima linea di ragionamento, la Marchesini ha sintetizzato un suo codice etico, mutuato dalle dichiarazioni del sociologo Luca Ricolfi: la “dittatura politico-
sanitaria” sta consolidando, a suo dire, “una società parassitaria e in eterna emergenza”. Ma “il rischio zero non esiste: e nego l’opportunità politica di un’assistenza sociale generalizzata”. In parole povere, ciò non vuole dire altro che addio al welfare. Il punto è, secondo la nostra relatrice, che la “religione scientista” vuol decidere dei nostri fini e dei nostri valori: ma “il bene comune” non può prevalere sulla “libertà individuale”. Qui ‘ricerca scientifica’ sembra sconfinare sciaguratamente in ‘religione scientista’; ‘bene comune’ in ‘totalitarismo’.

Si tratta di distinzioni troppo sofisticate: “Libertà, libertà” strilla la piazza. Un altro intervento conclude: “Fascismo è porre un popolo agli arresti domiciliari!” (sic!). Colpisce la sproporzione enfatica di una tale sentenza. Dovrebbe essere sufficiente una minima dose di buon senso per giudicare realistiche le misure sanitarie adottate: basterebbe commisurarle al terrificante numero di morti a livello planetario. D’altra parte, è difficile che la suddetta impostazione, deresponsabilizzante e ‘pseudo-libertaria’, possa convincere le centinaia di migliaia di famiglie colpite pesantemente dal morbo.

Tuttavia non siamo davanti a un mero nonsenso. Nel salto di qualità che trasforma la critica in imperioso allarme, in denuncia da ultima spiaggia, si esprime un’enfasi che merita un’ulteriore (e più politica) indagine. In un loro comunicato, le rappresentanti del Popolo delle Mamme diffidano la “stampa di regime” dall’affibbiare loro patenti partitiche e, in particolare, di destra o estrema destra. Non abbiamo alcun motivo per dubitare della sincerità di tali precisazioni. L’intento in parte realizzato dall’iniziativa è stato quello di far esprimere pezzi di società, in una variopinta kermesse apartitica e plurale: dallo psicologo, che spiega i potenziali danni psicologici causati dalle mascherine, al biologo che auspica la fortificazione del
sistema immunitario (“Siamo noi, non le multinazionali, a fabbricare gli anticorpi”); dal sindacalista dello Snos (Sindacato nazionale operatori della sicurezza) in guerra contro una “dittatura sanitaria” che ha “abbandonato a casa i nostri operatori senza cassa integrazione e mezzi di sopravvivenza” all’esponente del Movimento Imprese Italiane, in rappresentanza di “tremila partite Iva distrutte dal lockdown”.

La piazza ha espresso una tale pluralità di contributi. E d’altra parte era inevitabile che confluissero nei contenuti della protesta le diverse voci dell’emergenza economica a sua volta determinata dall’emergenza sanitaria. Tuttavia è anche innegabile che vi sia stata una prevalente sintesi politico-ideologica reazionaria.

Innanzitutto, prendiamo atto dell’anzidetta precisazione del Popolo delle Mamme, ma comunque constatiamo che il palco della piazza romana è stato caratterizzato dall’attiva partecipazione di esponenti dell’estrema destra (ancorché presenti, a loro dire, in quanto padri a tutela dei loro figli): come Giuliano Castellino, leader romano di Forza Nuova (“Contro Bill Gates, Obama e Clinton. Contro il mondialismo. Viva l’Italia!”) o come il rappresentante di Rinascita Nazionale, erede del “nazionalismo rivoluzionario” di vecchi arnesi nazi-fascisti come Tilgher e Rauti. Per non parlare di alcune vecchie conoscenze, più folcloristiche ma non per questo meno inquietanti, come i Gilet arancioni di Antonio Pappalardo, generale dei carabinieri in congedo e impegnato in Alleanza Nazionale (“Il covid 19 non esiste!

E’ stato inventato per favorire l’instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale ”) o come Pietro Mazzucca del Movimento dei Forconi che, a partire da una generica protesta contro Equitalia, tasse, disoccupazione ed euro, propone l’azzeramento di governo e Parlamento.
Tali presenze hanno contribuito a definire il tono complessivo dell’iniziativa. Tuttavia, sin qui abbiamo descritto una destra più coreografica che sostanziale. Veniamo ora a quello che a mio parere rappresenta l’elemento concretamente più significativo dal punto di vista politico e ideologico. Per identificarlo, parto dalla colorita conclusione dell’intervento del già citato dott. Manocchia: per porre fine alla vigente
“dittatura politica, sanitaria e mediatica (…) chiedo l’intervento diretto di Donald Trump”. L’Italia – sostiene Manocchia – fa parte della Nato, Trump è il Presidente degli Stati Uniti e, in quanto tale, ha diritto di occuparsi dei nostri affari interni. Siamo stati condotti infatti ad una situazione al limite del paradosso: “In quanto Paese Nato abbiamo nel nostro territorio 70 testate nucleari e, nonostante ciò, facciamo installare il 5G a dei cinesi di merda!” (testuale). Concetto forse un po’ brutale, ma chiarissimo: contro la ‘dittatura’ vigente, tutti allineati e coperti – bambini e adulti – sotto l’ombrello nucleare della Nato.

Un ragionamento che non solo nessuno dal palco ha smentito, ma che è stato ulteriormente illustrato con significative prese di posizione. Ha cominciato una signora dall’accento anglosassone, la quale nel tripudio
generale ha portato il saluto del Presidente degli Stati Uniti. Ha proseguito sul medesimo registro, ma in termini più puntuali, il sig. Gianluca Sciorilli, direttore di H3 Consulting Group, società che opera nel settore della sicurezza, della difesa e dell’intelligence in ambito internazionale: “Porto il saluto – egli dice – di Guido Lombardi dello staff di Donald Trump (…). Le oltre 500 associazioni impegnate nella campagna elettorale di Trump guardano con attenzione a questa nostra manifestazione. E ad essa portano il loro saluto”. “Libertà, libertà…” gli fa eco la piazza.

In un’intervista concessa a ‘Destatevi!’, rivista on line di un’omonima organizzazione religiosa integralista, Sciorilli rende ancora più esplicito il suo punto di vista. C’è un’élite planetaria che sta operando per rafforzare il Nuovo Ordine Mondiale. E’ proprio la costruzione di emergenze globali che favorisce la globalizzazione: si diffonde il panico e si impongono strumenti globali per superare l’emergenza. Donald Trump sarebbe invece contro i disegni di questo Deep State, contro questa globalizzazione elitaria. La
pandemia da coronavirus sarebbe solo l’ultima di tali invenzioni. Con un esito indesiderato e indesiderabile: essa porrebbe in mostra per un verso la crisi dell’Occidente e, per altro verso, l’egemonia espansionistica
della Cina.

Alla fine della giostra, a scanso di qualunque dubbio o ambiguità, finalmente risulta del tutto chiaro dove sta il bene (gli Usa di Donald Trump) e dove sta il male (la Cina comunista). Ciò vale ovviamente, sulla base di un approccio reazionario e pericoloso per il mondo e per la salute mentale dei suoi abitanti.

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