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RENZI: “ALLUCINAZIONI” FILO ISRAELIANE

di Fosco Giannini, segreteria nazionale PCI; responsabile dipartimento esteri

israrenzi

Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, si è montato, urbi et torbi, a Roma e nel mondo, la testa e sempre più s’atteggia a un De Gasperi del terzo millennio. Ma essendo totalmente privo di spessore politico e culturale, va somigliando sempre più, attraverso le sue ripetute bravate, ad un Antonio Razzi, piuttosto che all’ex statista democristiano. E in questi giorni ha interpretato al meglio la parte ( una vera e propria controfigura) di Antonio Razzi nella vicenda Unesco – Spianata delle Moschee.

Sappiamo bene che a Gerusalemme gli ebrei pregano al Muro del Pianto; i cristiani al San Sepolcro e i musulmani alla Spianata delle Mosche, in una suddivisione (un accordo) che è, da una parte, il prodotto perverso della ferrigna volontà di guerra, di dominio e di divisione dei popoli e delle fedi religiose  della politica israeliana e, d’altra parte, il tentativo di mantenere le distanze, le autonomie e gli equilibri in quel mondo messo a ferro e a fuoco da Israele e dagli USA.

Sappiamo anche, tuttavia, che – in una prosecuzione della più vasta e davvero feroce politica dei propri insediamenti illegittimi – Il governo israeliano, le sue destre ( estreme e meno estreme) non smettono un minuto di pensare come propria (e di occupare) anche la Spianata delle Moschee, peraltro sotto la giurisdizione della Giordania. Un’occupazione che romperebbe lo status quo tanto faticosamente raggiunto  e che, nella situazione data, è l’unica forma di convivenza pacifica fra le tre fedi monoteistiche. Sono solo di un anno fa le ripetute ( e particolarmente provocatorie) “visite” alla Spianata dei militanti dell’estrema destra religiosa israeliana, contro le quali reagì duramente la Giordania, costringendo Netanyahu, suo malgrado, ad interromperle. E certo è che le destre estreme prendono le mosse, sono legittimate nelle loro azioni, dagli stessi  uomini di Stato israeliani: è del settembre 2000, infatti, la famosa “passeggiata” di Ariel Sharon alla Spianata, provocazione che fece esplodere la Seconda Intifida.

E’ rispetto a tutto ciò ( e cioè al malcelato desiderio israeliano di far saltare il precarissimo equilibrio politico-religioso in atto, che prevede tre spazi fisici e mitici diversi e autonomi  per le tre religioni monoteiste, equilibrio che se saltasse farebbe esplodere reazioni violente, sanguinose) che il Comitato Esecutivo dell’Unesco, lo scorso 13 ottobre ( con valenza il 18 ottobre) ha approvato un documento che sconfessa, respinge e spegne il desiderio di Israele volto ad ottenere che la Spianata delle Moschee sia considerato un luogo sacro storicamente, mitologicamente e solamente ebraico. Un desiderio, un progetto politico-militare israeliano che, se fosse stato approvato dall’Unesco, avrebbe scatenato l’inferno, una nuova guerra. Mentre, invece, la risoluzione approvata dall’Unesco è in linea con il diritto internazionale e le risoluzioni dell’Onu 242 e 338, approvate dopo la Guerra dei Sei Giorni. Una risoluzione di pace, dunque, e contraria alle nuove velleità imperialiste israeliane, sollecitate dal rinnovato e acuito impegno militare   degli USA e della NATO in tutto il Medio Oriente.

Il documento del Comitato Esecutivo dell’Unesco, invece, è stato chiaro e così si è espresso:

Israele viola gli accordi:  la risoluzione denuncia le violazioni degli accordi internazionali compiute da parte israeliana per quanto riguarda lo status quo della Spianata delle Moschee, ancora sotto giurisdizione giordana. In particolare, la risoluzione Unesco rimarca il fatto che gruppi della destra ebraica sempre più spesso entrano ( illegittimamente e provocatoriamente) nella Spianata delle Moschee (e non solo al Muro del Pianto), rivendicando il diritto a pregare sul “Monte del Tempio”.

-Irruzione nella Moschea: la risoluzione Unesco deplora le continue irruzioni, da parte di estremisti della destra israeliana e dell’esercito, nella moschea di Al Aqsa e nell’ Haram al Sharif, e chiede a Israele, “potenza occupante”, di adottare misure per prevenire provocazioni che violano la santità e l’integrità della Spianata.
La risoluzione denuncia poi gli scavi fatti e le infrastrutture costruite dalle autorità israeliane nel complesso che riguarda anche la spianata delle Moschee, e “il crescendo di aggressioni e di misure illegali contro la libertà di preghiera dei musulmani nei loro luoghi santi”.

– Si chiede il rispetto dello status quo: in sintesi, l’Unesco chiede a Israele di accettare il rispetto pieno dello status quo, concordato tra lo Stato ebraico e la Giordania dopo la guerra del ’67, che garantisce tra l’altro agli ebrei la possibilità di visitare la Spianata ma non di pregare, diritto che spetta solo ai musulmani. Come nel Muro del Pianto e al San Sepolcro spetta  agli ebrei e ai cristiani.
L’esclusiva autorità sulla Moschea di Al Aqsa e sulla spianata dell’Haram al Sharif spetta al dipartimento per gli affari religiosi giordano, il Waqf.

Inoltre il documento dell’Unesco definisce Israele “la potenza occupante” su Gerusalemme est: una definizione inattaccabile, dal punto di vista del diritto internazionale e delle risoluzioni dell’Onu dopo il 1967, ma che fa insorgere il governo e le destre israeliane, come l’intera impostazione del documento.

Qual è il punto dolente, per Israele, della risoluzione Unesco, dunque? E’ proprio il fatto che l’Unesco dichiari Israele “potenza occupante”, il fatto che l’Unesco ratifichi come Israele stia perseguendo una politica di insediamenti illegittimi e che tale politica si voglia estendere in una potenziale polveriera di guerra come è la Spianata delle Moschee.

Che cosa è accaduto, rispetto a tutto ciò? E’ accaduto che i rappresentanti e i diplomatici del governo italiano si siano astenuti alla votazione del documento Unesco ( come, peraltro, fanno da 11 anni) e che Renzi sia sbottato contro di essi e contro il Ministro degli Esteri Gentiloni, definendo “allucinante” quell’astensione e chiedendo di “correggerla” al più presto, per giungere a votare contro la linea dell’Unesco e a favore delle politiche imperialiste e di insediamenti illegittimi che vuole estendere Israele. Una linea, questa di Renzi, davvero – non retoricamente, ma sul piano oggettivo – di estrema destra e pericolosa.

“ Non si può continuare con queste mozioni dirette ad attaccare Israele” : così ha urlato Renzi contro Gentiloni, ricevendo immediatamente un calda telefonata di gratitudine, a Palazzo Chigi, dal premier israeliano Netanyahu.

Da dove viene questa brutale richiesta di correzione di tiro che Renzi impone al suo ministro? Una correzione di tiro che davvero potrebbe dare un grosso contributo alla sconfitta della linea dell’Unesco, alla vittoria della linea israeliana e innescare di conseguenza un’ulteriore spirale di guerra e violenza ?

Sappiamo che, nei giorni precedenti il voto all’Unesco, Tel Aviv ha fatto pressioni enormi su diversi governi e sul governo italiano; sappiamo che l’intera destra alla Camera e al Senato, in questi giorni, ha spinto su Renzi; che sono entrati in campo, a favore di Israele, forze mediatiche non indifferenti, tra i quali “Il Corriere della Sera” e “Il Foglio” di Gianni Ferrara; sappiamo che sono intervenuti sul presidente del Consiglio pezzi importanti della borghesia italiana e del capitalismo italiano; che Renzi è stato contattato a lungo dal presidente dell’Unione delle comunità ebraiche in Italia, Di Segni; sappiamo che a breve è previsto un viaggio in Israele del presidente Mattarella e che uomini dell’ampia famiglia politica “renziana” ( Carrai, Gutgeld) sono in forte relazione con gli apparati di sicurezza e con i servizi segreti israeliani.

Ha una sua verosimiglianza, inoltre, il fatto che Renzi, dopo aver espresso una ( giusta!) posizione contraria, in sede Ue, all’embargo contro la Russia, abbia voluto compensare ( soprattutto agli occhi della Germania, che ha votato contro il documento dell’Unesco) la sua insubordinazione momentanea al dominio tedesco con la violenta e plateale strigliata a Gentiloni e ai diplomatici italiani che si sono invece, sul documento Unesco, astenuti.

Chiaro è che Renzi – Razzi navighi a vista e sia sprovvisto di un disegno italiano in politica internazionale, se non quello – nell’essenza – di una subordinazione totale agli USA e alla NATO; di una genuflessione da simpatico cameriere verso l’Ue, un simpatico cameriere a cui è permesso, in virtù del proprio servilismo,  lanciare ogni tanto un innocuo lazzo da clown contro la Merkel; di una subordinazione alle spinte del grande capitale italiano. Una spinta, quest’ultima, che ha costretto – positivamente – Renzi a votare, al Consiglio Europeo, contro l’embargo alla Russia, ma che lo ha poi costretto a “rimediare” con l’attacco all’Unesco in funzione filo israeliana, filo tedesca e filo americana.

E occorre aggiungere che la determinazione di Renzi a trasformare l’astensione italiana in voto contrario non è velleitaria, ma altamente pericolosa, poiché ora l’Italia ( assieme a Messico e Brasile, il Brasile golpista) può chiedere, con possibilità di cogliere l’obiettivo, di correggere il documento Unesco per aggiungersi poi al no della Germania, dell’Olanda, della Lituania, dell’Estonia, della Gran Bretagna e, naturalmente, degli Stati Uniti.

Resta il fatto che il nostro Paese è, ora, nelle mani di un uomo, di un leader della classica destra democristiana, che nella sua ignoranza e nella sua aggressività rappresenta un vero pericolo per la pace e la democrazia. Un uomo, Renzi, che, col referendum del 4 dicembre vorrebbe tutto il potere. Un intento da caudillo latino americano che va sventato. Intanto attraverso un “NO” sonoro al referendum.

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