Partito Comunista Italiano

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Riecco il Pci, a San Lazzaro la costituente comunista

Di Federico Del Prete per ilrestodelcarlino.it

In platea pezzi dell’ex Pdci e di Rifondazione. Aderisce anche il consigliere regionale Piergiorgio Alleva. I saluti di Fassina. “Pd? Non c’è, abbiamo invitato solo i partiti di sinistra”

Bologna, 25 giugno 2016 – Dov’eravamo rimasti? Al 1989, alla Bolognina, “una scelta scellerata”, alla sinistra italiana che si divide in mille rivoli. Ventisei anni dopo, Bandiera Rossa riprende a sventolare orgogliosa.

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Nel vero senso della parola, perché l’Arci di San Lazzaro ne resterà tappezzato fino a domani. Un effetto alla Goodbye Lenin: “Che emozione, quasi ci viene un coccolone”, scherzavano i vecchietti della bocciofila. Il nuovo Pci riparte da qui. Tre giorni di assemblea costituente nazionale, dopo un percorso lungo un anno e mezzo: 571 delegati da tutta Italia (pagandosi viaggio e pernottamento), l’ossatura del Partito Comunista d’Italia (il vecchio Pdci), una buona parte di Rifondazione e compagni in ordine sparso da fabbriche, periferie e sindacati.

“Nostalgici? Può anche essere, ma ci sono tantissimi giovani”, sorride Mauro Alboresi, ex Cgil e Pdci, in pole position per diventare il nuovo segretario nazionale. “Aspettiamo i voti – si schernisce –. Prima c’è da eleggere il comitato centrale”. Altro che partito liquido renziano. Tra le adesioni quella del consigliere regionale Piergiovanni Alleva e in sala si rivede Giorgio Cremaschi, oggi leader della rete anticapitalista ‘Ross@’. Non mancano le delegazioni di Sinistra Italiana (con saluto di Stefano Fassina) e del Centro Gramsci. Oggi gli ospiti internazionali: il segretario dei comunisti siriani, gli ambasciatori di Vietnam e Cina, le delegazioni dei compagni cubani, palestinesi e brasiliani. E il Pd? “Non l’abbiamo invitato, non è un partito di sinistra”, taglia corto Alboresi. Fuori i gadget, le magliette del Manifesto, i libri sui fratelli Cervi e le calamite della brigata Garibaldi. Con due ore di ritardo parte l’assemblea. Apre Selene Prodi, 33 anni, citando Berlinguer: “Non si rinnega la storia, si cerca di capirla, di crescere, di rinnovarsi nella continuità”. Risuona l’Internazionale, cantato in piedi e a pugno alzato. Poi gli interventi: “Dobbiamo uscire dalla Nato, un’organizzazione anacronistica”. E ancora: “L’Unione europea non è l’Unione a cui aspirano i comunisti”. Potenza di un simbolo che resta ancora oggi magnetico, nonostante le necessarie modifiche per aggirare la paternità dei diritti, proprietà dell’associazione Berlinguer dell’ultimo tesoriere Ds Ugo Sposetti. E così via i punti alla sigla Pci e un’asta nera a sostenere le bandiere del logo disegnato da Guttuso. L’obiettivo è riunirsi: “Siamo un soggetto unitario, non unico”. E poi presentarsi alle elezioni: “Ci hanno fregato con tante false promesse, il sistema capitalistico ha fallito”, traccia la strada Alboresi.

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