Partito Comunista Italiano

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RINNOVO CCNL METALMECCANICI: UNA VERTENZA CENTRALE PER TUTTE LE CATEGORIE!

La rottura delle trattative sul CCNL dei Metalmeccanici, per il rifiuto ‘ideologico’ della parte datoriale di concedere aumenti salariali oltre ad un irrisorio recupero dell’inflazione, è l’ultimo di una decennale serie di attacchi alla contrattazione collettiva e all’unità e rappresentanza della classe lavoratrice.

I ‘Contratti Rivoluzionari’ annunciati da Bonomi sono come quello siglato
dall’UGL con le piattaforme dei ‘rider’: cottimo legalizzato ossia salario
esclusivamente legato alla produttività, nessuna rappresentanza ne potere
decisionale per i lavoratori.
La lotta di classe non si è spenta ma è condotta essenzialmente dalle classi
dominanti.

Dopo avere demolito lo Statuto dei Lavoratori, Confindustria va all’attacco del concetto stesso di salario come variabile indipendente, come mezzo di
sostentamento e dignità per i lavoratori e le loro famiglie, complice una legge sulla rappresentanza dal sapore neocorporativo che rafforza la neutralizzazione dei sindacati più combattivi (qualcuno ricorderà la FIOM ‘Sindacato da marciapiede’bandita dall’Iveco di Brescia nel 2012 perché non accettò il contratto ‘Marchionne’).

Con la scusa dei contagi stanno distruggendo quanto resta della democrazia
sindacale, ma anche prima i lavoratori votavano piattaforme rivendicative contrattuali con aumenti salariali salvo poi scoprire che al momento della firma i contenuti non rispecchiavano le richieste avanzate nelle assemblee. Democrazia vorrebbe che prima di ogni firma i lavoratori fossero al corrente dell’esito delle trattative e dei contenuti per non essere sottoposti al ricatto di ratificare firme di accordi lontani anni luce dalle rivendicazioni iniziali.

La democrazia sindacale è anche sostanza del problema, il mandato delle
assemblee operaie dovrebbe essere sempre vincolante nella ratifica di un
accordo.
È una logica alla quale dobbiamo opporci con fermezza per porre fine alla
spirale di impoverimento materiale, culturale e morale nella quale i padroni ci stanno trascinando.
Eppure, grazie al nuovo slancio delle forze produttive, con la digitalizzazione della produzione, ci sarebbero le condizioni oggettive per lavorare meno, tutti e meglio aumentando i salari e la spesa pubblica per Sanità, Scuola e Territorio.

Se questo non avviene non è colpa del Covid, dell’immigrazione, della
‘concorrenza sleale’ o di un ‘destino cinico e baro’, ma della miopia dei padroni e dei governi espressione del Capitale, disposti a portare il mondo e il popolo sull’orlo dell’abisso per l’insaziabile esigenza di accrescere i propri profitti.
Non vogliamo e non possiamo rassegnarci a tutto questo.

I LAVORATORI DI TUTTE LE CATEGORIE, ovunque collocati sindacalmente, devono UNIRE LE FORZE PER LA RISCOSSA DI CLASSE!

SOLO UNITI SI VINCE! LA CRISI LA PAGHINO I PADRONI!

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