Partito Comunista Italiano

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Sulle proteste negli Stati Uniti

di Segreteria Nazionale PCI

L’assalto agli edifici governativi di Washington da parte dei manifestanti è la dimostrazione di un conflitto latente interno agli Stati Uniti, che non ha a che vedere soltanto con la contrapposizione politica tra Democratici e Repubblicani, o tra i “tifosi per Trump” e le istituzioni, come vorrebbero
far credere i media internazionali.

Sono il frutto di una crisi generale del Paese e del suo sistema politico. Una spaccatura profonda delle classi dirigenti che ha portato, nell’arco di poche ore, al discorso del Presidente sconfitto che – assumendosi una pesante responsabilità con un atteggiamento che rimanda al ben noto sovversivismo delle classi dirigenti – ha messo sotto stato di accusa il sistema elettorale del suo Paese (denunciando non soltanto i presunti e mai provati “brogli” a suo carico, ma anche quello stesso meccanismo di voto poco limpido di cui pure in altre occasioni i Repubblicani si erano avvantaggiati) e ad una folla armata che ha fatto irruzione nelle sedi istituzionali, interrompendo i lavori parlamentari, senza una sostanziale opposizione – e anzi con un sostanziale avallo – da parte delle forze di polizia.

Quest’ultimo aspetto non può non essere confrontato con la repressione durissima che invece viene regolarmente perpetrata ai danni delle lotte sociali ed antirazziste, come nel caso delle proteste dei Black Lives Matter.
I fatti di Capitol Hill – oltre a evidenziare la gravità della crisi dei sistemi liberaldemocratici – sono anche la conseguenza diretta dell’uso prolungato della “esportazione della democrazia” attraverso sanzioni, colpi di stato, occupazioni ed invasioni contro i paesi del Sud del Mondo e rappresentano il sistema statunitense nella sua vera essenza.

È evidente che nel prossimo futuro si deciderà il destino degli Usa. La sua natura si è rivelata nella sua essenza con la gestione della crisi sanitaria, quando il popolo privo di una vera assistenza sanitaria ed esposto alla disastrosa gestione della pandemia da Covid si è trovato inerme ad
affrontare la diffusione del virus, come dimostrato dalle fosse comuni a New York per i morti per coronavirus.
In più, la frattura all’interno delle classi dirigenti del paese sulla gestione della crisi di egemonia si sta rivelando drammatica: da una parte coloro che vorrebbero gestire il proprio dominio con una gestione ordinaria e contrattando con gli altri paesi per mantenere i propri privilegi, dall’altra una fazione pronta ad ingaggiare uno scontro permanente per garantirsi con la supremazia militare il proprio ruolo nel mondo.

In ogni caso ci troviamo di fronte e scenari inediti e controversi che vedono la possibilità di una sconfitta delle frazioni più intransigenti dell’imperialismo Usa, accompagnarsi al rischio di nuove escalation ed avventure belliche.

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