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“TRISTE AMERICA”,Il vero volto degli Stati Uniti, un libro di Michel Folquet

recensione a cura di Fosco Giannini, responsabile Esteri della Segreteria nazionale PCI

Siamo antimperialisti. Individuiamo nell’imperialismo nord americano il maggior pericolo per la pace mondiale, per le sorti stesse dell’umanità. Conosciamo bene l’aggressività bellica USA e NATO, le guerre che da questa aggressività si moltiplicano nel mondo.

Meno bene, forse, conosciamo l’America interna, la politica, la società, le contraddizioni che attraversano gli Stati Uniti. L’evocazione, la mitizzazione degli USA come “la più grande democrazia dell’Occidente”, ottenebrano la realtà, fanno da filtro ad essa.

Un grande saggio di Michel Floquet, da pochissimo uscito in Italia per le edizioni Neri-Pozza e dal titolo inequivocabile ( “Triste America”) ci aiuta, ora, a scoprire sino in fondo la vita reale negli USA e degli USA, permettendoci così di stabilire un nesso chiaro tra l’orrore imperialista che si propaga da Washington e le gravi malattie interne che deformano il volto e il corpo degli USA.

Michel Floquet è un notissimo reporter francese, che per trent’anni ha lavorato per il popolare canale TF1, dove ha ricoperto il ruolo di capo reporter e corrispondente dall’estero. Nel 2011 TF1 lo ha inviato negli USA per una lunga disamina “della più grande potenza del mondo”. Da quel lungo viaggio-studio il libro “ Triste America”.

Non c’è bisogno di una recensione tradizionale. Basta far parlare il suo libro, per capire perché Floquet abbia scelto quel titolo. E ci basta – per trasmettere il senso di un saggio che potentemente scava nelle vene nord americane – mettere in fila tematica le questioni analizzate dal reporter francese.

Sui poveri negli USA, così scrive Floquet: “ Negli Stati Uniti ci sono quasi 50 milioni di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà…Ciò che sorprende è che questa cifra, esplosa con la grande recessione degli anni 2008 – 2011, non migliora con la crisi economica. Ci sono quasi 50 milioni di poveri e altrettanti abbonati alla mensa popolare, il cui nome ufficiale è SNAP ( Supplemental Nutrition Assistance Program). Ma tutti la chiamano food stamps, che si potrebbe tradurre con “buoni pasto”. E tra i 47 e i 48 milioni di americani mangiano ogni giorno grazie ai food stamps, e uno su due è un bambino. La situazione è talmente degradata che tutte le scuole pubbliche del paese cominciano la giornata con una colazione gratuita. Spesso, per molti alunni, è il solo vero pasto che avranno. Nel sud e nell’ovest del paese, per la prima volta da mezzo secolo, i bambini poveri sono diventati la maggioranza nella scuola pubblica”.

“ Questo sussidio alimentare – scrive più avanti Floquet – costa una fortuna al paese…i food stamp costano cari, ma i ricchi non ne propugnano l’abolizione. Ogni volta che i repubblicani al Congresso minacciano di tagliare i viveri, alcune grandi imprese ingaggiano battaglia e la prima tra queste è la Walmart, perché il 18% della manna è distribuita nei suoi magazzini. Pepsi, Coca Cola, Kraft Food e qualche altra società sono anche capaci di rivolgere un pensiero commosso ai poveri…”.

“ La ripresa – ci dice ancora Floquet – giova solo ai ricchi. Si ritiene che il 95% dei guadagni dopo la fine della crisi sia andato al famoso 1% ( e il 60% di questi guadagni allo 0,1% )”.

Oltre che dalla miseria i poveri sono duramente colpiti dalle sue conseguenze. Essi, indebitati sino ai capelli, si vedono a decine di migliaia vedere pignorata la casa, l’auto, i pochi beni. E scrive Folquet : “ Se c’è un paese dove la giustizia si accanisce sui poveri sono proprio gli Stati Uniti. Il principio stesso della cauzione, che regge tutta la catena giudiziaria dalla semplice infrazione al crimine, è lì ad attestarlo. Un certo numero di giuristi americani ne è turbato. Associazioni come l’American Civil Liberties Union, la più nota, combattono accanitamente contro questa giustizia regolata dal denaro. Esse denunciano sistematicamente per discriminazione le città o le contee ogni volta che un povero viene incarcerato per multe non pagate, oppure resta in prigione per un’infrazione non grave, a causa dell’impossibilità di pagarsi la cauzione. Ma in un paese dove essere ricco è una virtù, essere povero, più che una sventura, è una colpa”.

Negli USA – è la narrazione di Obama- si è quasi cancellata la disoccupazione. In quale modo? Attraverso l’estensione, a livello di massa, dei working poors, i poveri che hanno un lavoro – ci riferisce Floquet. Diversi sono gli esempi che riporta il nostro reporter: le schiere dei dipendenti dei fast-food, “che costituiscono una popolazione volatile, vengono assunti o licenziati in un batter d’occhio. Non sono sindacalizzati e il loro salario non raggiunge, in media, i 10 dollari…i salariati della grande distribuzione…1,3 milioni di dipendenti, 825 mila dei quali guadagnavano, nel 2013, meno di 25.000 dollari l’anno…l’America sbandiera un tasso di disoccupazione bassissimo, di cui va molto fiera. Ci riesce unicamente mantenendo questo genere di lavori sotto qualificati e sotto pagati. E forse neppure ci riesce. IL tasso di disoccupazione reale, infatti, è molto superiore al tasso ufficiale. Molti, tra chi è in cerca di lavoro, preferiscono farsi cancellare dalle liste piuttosto che dover accettare lavori grazie ai quali, in ogni caso, non possono vivere”.

Il racconto di Floquet ci ricorda qualcosa, a noi vicino: il jobs act ( per la sua attinenza alla disgrazia americana è detto in inglese?) del governo Renzi.

La miseria di massa americana produce orrori sociali: il tasso di abbandono scolastico nelle scuole di insegnamento inferiore supera il 50%, per il costo proibitivo degli studi; i veterani delle guerre mendicano per le strade e si suicidano al ritmo di venti al giorno, come nel corso di tutto il 2013. La violenza segna di sé ogni sfaccettatura della vita americana e l’America post razziale di Obama è un puro mito: proprio nella fase della presidenza del primo presidente nero d’America nove volte su dieci è stato un poliziotto bianco a sparare contro un nero disarmato.

Di fronte a tanta miseria sociale impressionante è la concentrazione della ricchezza: i più ricchi sono lo 0,1%. 160 mila famiglie americane detengono da sole circa un quarto della ricchezza mondiale.

“ Questi super ricchi – scrive Folquet – sono il prodotto derivato caricaturale di un sistema che valorizza il successo materiale sopra ogni cosa. L’America – ed è il fondamento stesso della sua cultura – ama il successo e la sua conseguenza tangibile: il denaro. In questa società individualista e materialista fare fortune, o semplicemente raggiungere un buon livello di vita, è considerato il vertice del successo, una garanzia di qualità che suscita rispetto. E poco importa il modo in cui il denaro è stato guadagnato”.

L’America, “la più grande democrazia dell’Occidente” è in verità una dittatura tangibile quanto non dichiarata: la polizia regna ovunque sovrana attraverso la violenza e la disseminazione della paura; nello stesso corpo della polizia vige l’ordine razziale: i poliziotti neri rappresentano il 4,5% dell’intero corpo, gli asiatici il 4%, gli ispanici il 7%. Tutto il resto è repressione bianca; i servizi segreti controllano la vita di ogni cittadino; le carceri sono strapiene; la “tolleranza zero”, l’invenzione del sindaco di New York, Rudy Giuliano, diviene la nuova ideologia dell’ordine americano e si estende in tutti gli USA. “ Questa svolta esageratamente repressiva – ci dice Folquet – …farà dell’America la più grande prigione al mondo. In America, un adulto su cento si trova in carcere. Un prigioniero su quattro, nel mondo, è americano. Chi fa meglio di così? Nessuno. Né la Cina, né la Corea del Nord e neppure l’Iran…”.

La violenza che permea di sé ogni piega della vita americana trova la propria sorgente nella spinta imperialista alla guerra e al riarmo. “ L’America dedica – scrive Floquet – metà del proprio badget all’esercito. Per il 2016, più di 600 miliardi di dollari, con un aumento del 4,5% rispetto al 2015. E’ anche più dei badget accumulati dei dieci paesi che vengono dopo: Russia, Cina, Francia,Gran Bretagna ecc…Con un simile livello di spesa l’esercito non è una tra le tante componenti della nazione, ma schiaccia tutte le altre. Questo è il budget militare di un paese in guerra. Il nuovo aereo da combattimento F-35, ad esempio, è fin d’ora il programma più caro dell’intera storia militare. Nel 2016 pesa per 11 miliardi di dollari. Con tutto questo denaro pubblico, l’industria degli armamenti produce armi, ma non solo. Essa mantiene anche migliaia di lobbisti e finanzia le campagne elettorali…”.

E a proposito degli F-35, ora sappiamo ancora meglio perché i vari governi italiani , compreso quello di Renzi, sono stati costretti, dagli USA e dalla NATO, a comprarlo a peso d’oro: per pagare le spese folli degli USA.

Come estensione del riarmo imperialista assistiamo al riarmo individuale americano: ognuno può liberamente comprare pistole, fucili, persino mitragliatori. Il popolo americano è il più armato al mondo. Non vi è una casa americana priva di armi. E l’improvviso sterminio è sempre possibile, in ogni scuola, in ogni ufficio pubblico, in ogni ospedale,ovunque. Obama non è riuscito in nessun modo ad opporsi a tanta follia e alla “normale” criminalità sociale di massa. La spinta americana alla guerra parte dai suoi centri imperialisti e sembra segnare di sé il senso comune del suo intero popolo. “ Si sa – nota Floquet –, l’America è un paese malato di armi. Più di 300 milioni di esemplari in circolazione, 11 mila morti in media l’anno. Circa 900 mila feriti. Dal 1968 ad oggi, negli Usa, è stato ucciso con armi da fuoco più di un milione di persone…”.

La feroce speculazione capitalista è l’abito ideologico stesso degli USA, e i suoi danni li paga l’intera popolazione americana, a cominciare da quella povera e nera. Impressionanti sono i dati relativi al cibo che arriva nelle tavole ( specie quelle povere e nere, appunto) americane. Cibo che giunge da produzioni totalmente illecite e spurie, ma legali agli occhi del potere. “ E’ un incubo – ci avverte Floquet -. Più di 3 mila morti l’anno. 128 mila persone ospedalizzate. Un americano su sei ne è colpito. E. coli e salmonella continuano le loro stragi …Negli Stati Uniti non c’è nessuna sicurezza alimentare, nonostante che l’industria immerga i suoi polli nell’ammoniaca…Dei 3 mila morti la maggioranza sono poveri e neri…ma i 48 milioni di persone che per il cibo avariato si ammalano ogni anno appartengono a tutti gli strati sociali”.

Michel Floquet indica, nella sua analisi, le basi materiali, storiche, della feroce pulsione USA alla violenza: il massacro neo imperialista sugli indiani d’America, da parte dei colonizzatori ( progenitori dell’imperialismo americano) e la lunga schiavitù imposta ai neri, orrore storico volto ad un’ immensa accumulazione capitalistica.

“ Si stima che quando arrivano i coloni – scrive Folquet – nell’America del nord vivano tra i 7 e i 10 milioni di indiani…”. Lo sterminio inizia già nei primi anni del 1600. Poi, gli attacchi e i massacri continui, le deportazioni. Finché, nella seconda metà dell’800, siamo al genocidio: un popolo di milioni e milioni di persone viene ridotte a poche centinaia di migliaia, attraverso uno sterminio scientifico che segnerà di sé l’intera storia dell’America. E Folquet scrive, per ciò che riguarda il genocidio degli indiani: “ E’ significativo constatare che l’America del XIX secolo si pone meno problemi della Spagna del XVI”.

Le immense terre, l’oro, i 20 milioni di capi di bisonti, e cioè la ricchezza degli indiani, serve come originaria accumulazione per il nascente capitalismo americano, e rispetto a questa “esigenza” storica dei nuovi padroni il sangue può scorrere a fiumi, a oceani. Come scorrerà nella storia successiva, per mano dell’imperialismo yankee: in Corea,in tutta l’America Latina, in Africa, in Medio Oriente, in Jugoslavia, in Iraq, in Libia, in Siria, in Ucraina…

E lo schiavismo, la trasformazione di milioni di uomini e di donne nere, per secoli, come puri, disumanizzati, produttori di plus valore, rappresentano l’altra base dell’accumulazione capitalistica . Una “base” così importante, per i padroni bianchi, da legittimare e protrarre il razzismo, profondamente, anche oggi, in ogni stato americano, nonostante Obama.

Il libro di Folquet, “ Triste America”, dice molto, ma molto di più di ciò che qui abbiamo sinteticamente riferito, ed è un’opera importante, volta a sfatare il mito dominante degli USA quale patria della democrazia e della libertà, svelando viceversa la realtà di una storia sanguinaria che tutt’ora continua a minacciare il mondo.

Questo libro è uno strumento importante per la costruzione di una nuova coscienza, di carattere esso sì libero e antimperialista. Specie per i comunisti e le comuniste ( quanto è violenta la politica contro le donne, negli USA, a cominciare dalle ossessioni “religiose” contro l’aborto!) esso può rappresentare anche uno strumento di lotta, politico e culturale. Un libro che i comunisti dovrebbero leggere, far conoscere e presentare pubblicamente.

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