Partito Comunista Italiano

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UNA CRITICA MARXISTA AL REDDITO DI CITTADINANZA

Rirpendiamo da PCI Fed. Brescia: http://comunistibrescia.org/index.php/11-atti-e-dichiarazioni/253-una-critica-marxista-al-reddito-di-cittadinanza.

Riceviamo e pubblichiamo quale contributo alla discussione post-elettorale e pre-congressuale, dal compagno Giulio Palermo (economista dell’Università degli Studi di Brescia), un saggio sulla critica marxista al Reddito di Cittadinanza

“Da un punto di vista marxista, l’idea di migliorare le condizioni materiali della popolazione semplicemente distribuendo nuovi redditi nasce dalla confusione teorica tra sfere della produzione e della circolazione. Intervenendo solo nella circolazione il RdC agevola la vendita delle merci ma non modifica di una virgola lo sfruttamento del lavoratore nella produzione. Anzi, nel quadro del processo di riforma del mercato del lavoro, favorisce la generalizzazione del lavoro precario e il conseguente arretramento nelle condizioni lavorative e retributive.

Dal punto di vista della lotta di classe, il RdC ha un impatto doppiamente negativo: primo, perché aumenta le divisioni interne al proletariato e il differenziale retributivo tra lavoratori regolari e irregolari; secondo, perché sposta l’asse rivendicativo dalla lotta per la difesa degli interessi di classe dei lavoratori alla cooperazione interclasse in nome del bene comune. Infine, la parallela ritirata dello stato sul fronte della spesa pubblica apre nuovi spazi al mercato e favorisce lo sviluppo del processo di mercificazione della società.

I problemi del capitalismo non si risolvono distribuendo redditi ma combattendo il capitale e arginando i suoi effetti. I diritti del lavoratore, incluso il diritto a un salario dignitoso, si conquistano con la lotta sul posto di lavoro. E lì che si valorizza il capitale ed è lì che i lavoratori hanno i migliori strumenti per impedire che il capitale li ingoi del tutto. Ma fuori dei posti di lavoro, il capitale non termina certo la sua azione. E allora la lotta anticapitalista deve generalizzarsi e svilupparsi in ogni settore in cui il capitale prova ad espandersi.

Al malato non servono soldi ma un sistema sanitario che funzioni bene e gratis. La ricerca medica non può essere al servizio del profitto se deve garantire la salute e le medicine non possono essere una merce se devono arrivare a chi ne ha bisogno. Ai ragazzi bisogna fornire scuole che facciano pensare, non che insegnino a piegarsi al capitale. Bisogna dare loro strutture sportive in cui crescere sani, educare il loro corpo e divertirsi. Per ridurre le asimmetrie di genere, si deve socializzare il lavoro domestico, ancora troppo a carico delle
donne, non monetizzarlo. Per dare risposta concreta ai bisogni della popolazione si devono fornire beni e servizi, fuori dal circuito del mercato e fuori dalla logica del profitto. Si deve demercificare la società non sviluppare la mercificazione. Questa è la conclusione cui giunge il marxismo dopo aver criticato il capitale e i suoi meccanismi. Non c’è posto per nessun RdC in questo percorso.”

Scarica l’articolo completo al seguente link:

 https://drive.google.com/file/d/1UgFzEncyGTHCBgTffL0q_5sxEojqpJvj/view

2 commenti su “UNA CRITICA MARXISTA AL REDDITO DI CITTADINANZA

  1. Mi sembra che di “marxista” in questo scritto vi sia ben poco! Innanzitutto, viene completamente oscurato il concetto di dinamismo storico dei rapporti di produzione in relazione all’evoluzione dei mezzi tecnologici impiegati nell’attuazione della medesima! Man mano che il capitale si orienta a rendere sempre maggiormente automatizzati i processi produttivi, il numero dei disoccupati o dei lavoratori precari, sottopagati o a nero aumentano a vista d’occhio! Non solo, ma mutano anche gli stessi rapporti tra padronato e forza lavoro, sia in relazione al ricatto sociale dovuto ad una maggiore disponibilità di personale non occupato disponibile, sia per quanto riguarda l’essenza stessa di tale rapporto, strettamente connessa al valore che il capitalista attribuiva alla forza lavoro intesa come merce, che a fronte della sua sostituzione con capitale morto accumulato in strumenti di automazione tecnologica – infinitamente più controllabili e non più soggetti alle richieste che opponeva l’operaio, l’essere umano – viene meno fino ad un massimo virtuale di completa abolizione. È vero, il RdC favorisce la circolazione di merci del mercato capitalista… Ma noi viviamo in un sistema capitalista ed è puro idealismo ritenere che ciò che favorisce tale organizzazione sociale debba essere negato solo per questo! Con tale ragionamento si dovrebbe non lavorare, non acquistare beni, non servirsi di nulla solo perché proviene dal mondo capitalista… Ma è dal seno della società capitalista che prende vita il comunismo… mi sembra dicesse lo stesso Marx! La riappropriazione di capitali estorti dall’amministratore degli interessi del capitale (lo Stato borghese!) alla popolazione medesima, al fine di favorire le fasce proletarie, in cui oggi rientrano disoccupati, precari, studenti figli di proletari, ecc., non è che una minima rivendicazione dei diritti alla vita e ad una condizione più umana di esistenza nel processo volto alla sua totale emancipazione ed indipendenza dalle merci. Cito dall’articolo “L’uso della robotica e le sue contraddizioni”, articolo di Marco Paciotti che trae spunto dal materiale tratto dal seminario “Sull’attualità del pensiero economico di Marx”, tenuto presso l’Università Popolare A. Gramsci, nell’anno accademico 2016-2017 dal compagno Domenico Laise, docente dell’Università La Sapienza di Roma: «L’innovazione tecnologica porterebbe con sé potenzialità enormi se fosse utilizzata per alleviare la fatica del lavoratore, per ridurre la giornata lavorativa, arricchendo così in termini di tempo libero il lavoratore-produttore. E invece la macchina, impiegata come la parte fissa del capitale costante, finalizzata alla creazione di plusvalore, aumenta lo sfruttamento del lavoro, riduce occupazione e salario, ed aumenta la ricchezza della classe capitalista ai danni della classe dei produttori-lavoratori. La disoccupazione, ovvero la presenza di un nutrito esercito industriale di riserva, è condizione necessaria per la sopravvivenza del capitalismo, perché pone la classe lavoratrice in un latente stato di ricatto. “L’uso capitalistico del macchinario produce una popolazione operaia sovrabbondante, la quale è costretta a lasciarsi dettare legge dal capitale” [4]. In che modo si concretizzano tali meccanismi? La migliore spiegazione può essere trovata nei fondamenti teorico-pratici posti dal Capitale di Marx.» e ancora: «la teoria elaborata da Marx ci aiuta a capire che non è il robot a determinare la crescente disoccupazione, ma il suo uso capitalistico. Anzi, attraverso le contraddizioni insiste nell’uso capitalistico delle macchine, che saranno approfondite in seguito, il robot contribuisce alla dissoluzione del modo di produzione capitalistico. “Il capitale lavora così alla propria dissoluzione”, afferma Marx in un passo dei Grundrisse. La disoccupazione non è, quindi, causata dalla innovazione tecnologica in quanto tale, ma dal suo uso capitalistico.» E perciò diviene “produttiva” e strumento di ricatto verso un proletariato che ha connotazioni diverse da quelle dell’inizio dell’era industriale, ma che aumenta sempre più e a dismisura! Non sottrarre, pertanto, terreno allo strapotere capitalistico anche tramite la conquista di strumenti che riflettono diritti imprescindibili alla vita stessa delle componenti di tale classe sociale in formazione, risulta essere una teoria ed una prassi contraria allo sviluppo stesso di una forza antagonista così come alla formazione del partito comunista che ne dovrebbe costituire, invece, il baluardo! Prova ne sia l’ostinata opposizione che tutti i partiti politici allineati a difesa degli interessi del capitale perseguono metodicamente contro queste disposizioni, persino nel momento in cui il partito che ne aveva proposto l’attuazione è pervenuto a vittoria elettorale, facendo sì da rendere quel provvedimento nei fatti inapplicabile verso coloro che ne avevano impellente necessità e devolvendone i benefici a chi, aggirandone le limitazioni paradossali connesse alla situazione ISEE, furbescamente o con metodi illegali se ne è avvalso! E stiamo parlando di qualcosa che nel resto d’Europa il welfare-state borghese riconosce persino agli stranieri… mentre qui il partito che dovrebbe essere a tutela delle classi sfruttate e sottomesse al capitale (cioè il vostro partito!) ne nega la validità e il diritto richiamandosi addirittura alla teoria marxista, ma di fatto allineandosi a tutti gli altri partiti asserviti a Confindustria & Co.! Non vi sembra che tutto ciò strida in maniera netta con e fuorvii da un percorso realmente volto al conseguimento di una società senza classi di liberi produttori (comunismo)?
    Grazie per l’attenzione.

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