Partito Comunista Italiano

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Una riflessione di Vindice Lecis sulla caduta dei “kantiani” dell’Azov

PCI – Dipartimento Comunicazione

Condividiamo la lucida riflessione del giornalista e scrittore Vindice Lecis sulla resa del Battaglione neonazista Azov a Mariupol.

“I topi nazisti del famigerato battaglione Azov, accusati da Amnesty International (2014), Onu (2016) e Ocse di crimini di guerra sin dal 2014 nel Donbass, si sono arresi a Mariupol. Hanno resistito per molti mesi nell’acciaieria soltanto grazie ai civili costretti a far loro da scudi umani. La narrazione occidentale li descrive come “nazionalisti”, “lettori di Kant”, eroi romantici cantati da Gramellini e da Mentana.

Chi siano questi “combattenti”, in realtà criminali di guerra nonostante la mimetizzazione operata dai filo Nato, è invece chiara.Il battaglione Azov, fondato da Andriy Biletsky,noto come “Bely Vozd”, il sovrano bianco, o anche il “Fuhrer bianco”, in quanto sostenitore della “purezza razziale della razza ucraina”, è stato sovvenzionato da due oligarchi come Igor Kolomoisky, magnate dell’energia e governatore della regione di Dnipropetrovska e Serhiy Taruta, governatore della regione di Donetsk. Le formazioni militari erano composte da estremisti di destra che si ispiravano al regime nazista. Il battaglione ha, infatti, come suo simbolo il “Wolfsangel”,  inizialmente adottato anche dal regime nazista prima di essere sostituito con la svastica.Grazie all’Azov e ad altre formazioni è stato attuato il colpo di stato a Kiev e la strage di Odessa.

Ora sono parte dell’esercito regolare. Le armi dell’Occidente sono dunque anche per loro.

Simboli a parte è noto il loro odio per ebrei, gay, comunisti, sinistre e il razzismo verso chi non è di “razza ucraina”. Sono, come Zelensky, seguaci di Bandera il collaborazionista filo nazista al quale hanno eretto statue come “padre della patria”.

Una buona notizia la loro fine.”

Vindice Lecis

4 commenti su “Una riflessione di Vindice Lecis sulla caduta dei “kantiani” dell’Azov

  1. Finalmente parole chiare e lucide. Mancavano.
    Infatti all’intorbidamento dei pensieri e delle coscienze all’interno del nostro popolo contribuiscono molto i linguaggi spesso ascoltati in TV o negli altri mezzi di comunicazione, percepiti dai più come organi di informazione e non di propaganda.
    Qui in Italia, ma probabilmente anche altrove, stiamo assistendo da tempo al tentativo di rivalutare il fascismo e di instaurare le forme peggiori di capitalismo e di imperialismo. Il tutto è connesso con un processo di distruzione culturale verso tutto quanto ha a che fare con la parola comunista. Questo cammino politico ora si sta facendo concreto come non mai in connessione con le vicende politiche e militari dell’Ucraina. Questa uscita allo scoperto non è improvvisa, ma ha alle spalle un percorso culturale di cui ora voglio affrontare un passaggio.
    Parlerò dei concetti di coraggio e di eroismo, due concetti che in passato sono emersi quasi tutti gli anni in Italia in occasione della battaglia di El Elamein e che dal prossimo anno verranno ravvivati nella nuova festa dell’alpino, scegliendo come data il 26 gennaio, anniversario della battaglia della Nikolajewka (1943), che ha visto noi italiani nel ruolo di invasori.
    La patria italiana (o tedesca) non centra nulla nella battaglia di El Alamein in Africa del 1942 e ritengo che non abbia mai avuto nessun senso commemorala, parlando di valore militare e del sacrificio eroico dei militari italiani. Si tratta di un falso patriottismo e di retorica patriottarda. Senza la vittoria alleata a El Alamein tutta la guerra contro il nazifascismo, contro Hitler e Mussolini, sarebbe stata molto più dura ed anche lo sbarco in Sicilia ne è stato una diretta conseguenza. Quei nostri soldati erano stati mandati in Africa dal fascismo a combattere una guerra sbagliata, di aggressione, che doveva essere persa e quindi sono andati incontro a una morte inutile. Il responsabile di tutto aveva un solo nome: nazifascismo. Riferendosi alle vicende della seconda guerra mondiale i neofascisti e quelli di destra a loro vicini, hanno sempre cercato di risalire la china aggrappandosi all’esaltazione dell’eroismo militare per apparire nazionali e patriottici e per recuperare una visione militarista della vita, cercando anche di dare ad intendere ai meno consapevoli di essere mossi da un senso di affetto umano, di simpatia per il popolo italiano, in loro assenti. O di realizzazione.
    Tipico dei fascisti, ma anche di altri di destra, è confondere volutamente il concetto di coraggio con quello di eroismo ed alcuni non di destra finiscono onestamente confusi e si fanno trascinare. Il coraggio, per essere identificato con l’eroismo, per essere qualificato tale, deve racchiudere in sé dei valori etici, come è il caso degli antifascisti, dei partigiani, dei nostri soldati a Cefalonia o in altre circostanze e in tempi a noi più vicini dei guerriglieri vietnamiti, “i vietminh” e “i vietcong” o i patrioti algerini cha hanno lottato contro il colonialismo francese o gli africani neri in Sud Africa, che trovano espressione nella persona di Mandela.
    Venendo alle vicende ucraine che ora stanno coinvolgendo tutta l’Europa e noi stessi, trovo coraggiosi i miliziani del Donbass che nel corso di otto anni hanno combattuto per la loro terra, per le loro famiglie e per il loro popolo, contro il risorgente nazismo partito con il colpo di Stato dell’EuroMaidan a Kiev nel 2014 e che ha fatto la sua presentazione ufficiale dopo nemmeno tre mesi con la strage (raccapricciante) del 2 maggio a Odessa nella casa dei sindacati. Ho ben vivo il ricordo del quasi silenzio o delle poche parole adoperate su quella strage in quasi tutti i mezzi di comunicazione di allora, che per non pochi sostanzialmente diventava una silenziosa accettazione o complicità fattiva.
    In caso contrario il coraggio diventa una cosa priva di significato e con tale disgiunzione può assumere anche connotati negativi e in casi estremi a perdere anche tale denominazione per essere indicato in altro modo, come giustamente ha fatto a suo tempo lo scrittore Mario Rigoni Stern in occasione dell’uccisione di alcuni mercenari italiani in Iraq. Chi persegue un desiderio lucido di potenza, di dominio, e conquista da conseguire sugli altri o chi combatte per denaro non è presentabile come eroe. La nota scrittrice e sociologa Susan Sontag, deceduta a New York nel dicembre 2004, ha giustamente definito il coraggio “una virtù moralmente neutra”.
    Gli stessi che si esibiscono comprensivi con un mezzo sorriso quando pensano al battaglione Azov e ad altri, o quando guardano all’acciaieria di Mariupol, dovrebbero, con questa logica, celebrare come coraggiosi i rapinatori, i mafiosi irriducibili, gli speculatori decisi a non fermarsi davanti a niente, gli attentatori dell’11 settembre negli USA o i talebani che hanno combattuto in Afghanistan uccidendo anche non pochi italiani, cosa che io ovviamente non faccio. Nel celebrare il coraggio disgiunto da ogni valore c’è qualche cosa di equivoco e spesso di tragico.
    Diego Bigi – Parma

  2. Le tv italiane non tutte ma comprese alcune Regioni vedi videolina, che prendono i filmati della Rai e li mettono in evidenza a inizio trasmissione per non parlare della 7 tv. I conduttori sono proprio di parte. Io seguo di mattina e la sera. Hanno sempre un militare in borghese non viene mai ripreso nel dibattito. Diamoci da fare nel proprio paese dove abbiamo difficoltà a discutere. Buona serata a tutti ciauuuuu

  3. La cosa grave e’ che i crimini commessi da costoro da 8 anni a questa parte sono rimasti sotto silenzio o almeno in sordina, nessun mezzo di comunicazione di massa o nessun Caprarica, Gramellini o Riotta vi hanno dato risalto, mentre per Bucha veri o falsi che siano i crimini commessi, questa cricca di ipocriti falso buonista continua a strepitare e a insultare coloro che hanno qualche piccolo dubbio.Il sig. Riotta ex Lotta continua e denigratore del PCI,ha addirittura compilato le liste di proscrizione dei putiniani d’ Italia,composta da coloro che non hanno mica applaudito all’invasione di Putin o ne abbiano declamato le sue capacita’, ma si sono solo limitati a dissentire sul modo di uscire da questa guerra o a criticare l’aggressivita’ della NATO. Se per Putin noi intendiamo colui che perseguita chi dissente da lui , allora dobbiamo affermare che Riotta e i suoi amici, sono sulla buona strada di apprendimento di quei metodi. Altro campione dell’ipocrisia nazionale e del trasformismo opportunistico italico e’ il sig.Gennaro Migliore(tanto nomini!) ex dirigente di Rifondazione comunista ex cocco di Fausto Bertinotti,che pontifica in tv ,ora parlamentare di IV di Renzi , e che opportunamente tace sulle frequentazioni internazionali di Matteo Renzi, che e’ sul libro paga del principe saudita Salman , in qualita’ di conferenziere(ma de che?), il quale si e’ spinto perfino a far assassinare e fare poi a pezzi il giornalista saudita dissidente Kasshogi, nei locali della sua ambasciata ad Istanbul, oltre a fare impiccare decine e decine di oppositori e a fustigare le donne peccatrici! Tutta questa marmaglia fa finta di non conoscere tutti i crimini del battaglione Azov, e aggiungo io della NATO, che viene definita come alleanza difensiva da tutti questi pretoriani, quando questa alleanza negli ultimi trentanni e’ stata protagonista di tutte le principali aggressioni militari contro paesi che non rientravano nemmeno geograficamente nell’area di competenza atlantica. Vedi Libia, Iraq, Siria, etc, e quanto a crimini di guerra il primo che mi sovviene e’ il bombardamento chimico di Falluja il carcere di Abou Graib, i bombardamenti a tappeto in Serbia, l’assassinio brutale di Moammar Gheddafi, prima linciato e violentato con un bastone e poi ucciso, e tanti altri crimini super documentati. Dov’era questa cricca di farisei quando sono avvenuti questi scempi? E il battaglione Azov sciovinista e razzista non e’ altro che il caso piu’ eclatante dei crimini nascosti o minimizzati sotto gli sporchi tappetini delle case di questi signori, uno dei quali di recente si e’ vantato di aver stretto la mano della regina d’ Inghilterra, da bravo cafone parvenuto, al contrario del suo interlocutore che si era permesso di dissentire dalle sue argomentazioni.

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