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Youth4Climate e Pre-COP26: occasione per dare risposte al fenomeno dei cambiamenti climatici

Edoardo Castellucci – Segreteria Nazionale PCI – Responsabile Ambiente e Territorio

Si respira aria di autunno caldo a Milano, in queste Cinque Giornate, non quelle del 1848 che portarono alla cacciata degli austriaci, dedicate ai cambiamenti climatici.

La città lombarda ospita due appuntamenti: la Youth4Climate e la Pre-COP26; il primo che si è svolto dal 28 al 30 settembre, ed ha visto la partecipazione di 400 esponenti dei movimenti giovanili di 197 Paesi che hanno firmato la Convenzione ONU sui cambiamenti climatici; il secondo, dal 1° al 2 ottobre, caratterizzato dalla Riunione dei Ministri di 40 Paesi, che si confronteranno sulle proposte concrete per la Decarbonizzazione.

Due appuntamenti che faranno da introduzione alla Conferenza COP26 di Glasgow, in Scozia, che si svolgerà dall’1 al 12 novembre 2021.

Le Conferenze sul Clima, sono sempre risultate inutili in quanto hanno disatteso ed ignorato le promesse fatte ed ogni volta hanno prevalso gli interessi di compagnie ed imprese che vedono nell’accordo contro l’emergenza climatica una minaccia per i loro profitti.

Questa volta dovrebbe essere diverso, perché nel frattempo è stata pubblicata la prima parte del Sesto Rapporto di Valutazione (AR6) dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) dell’ONU, che sarà completato nel 2022.

Il Rapporto è un grido di allarme per l’umanità, in quanto, come afferma António Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite, “Il riscaldamento globale sta interessando ogni regione della Terra […]” e “Le concentrazioni di gas serra sono a livelli record […]”, ed indica chiaramente che, nei prossimi decenni, è atteso un aumento della temperatura, che con un aumento fino a 1,5°C porterà stagioni calde più lunghe e stagioni fredde più brevi, mentre con un aumento fino a 2°C si raggiungerebbero soglie di tolleranza critiche per la salute e per l’agricoltura.

Anche se la scelta selettiva dei partecipanti, operata dalle istituzioni, lasciando fuori movimenti come Climate Open Platform e Fridays for Future, e Survival International, movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni, ha preferito organizzare un contro congresso “Our Land, Our Nature” (La nostra Terra, La nostra Natura) a Marsiglia; i giovani riuniti nel Mico di Milano non hanno risparmiato critiche alle istituzioni presenti e alla fine della due giorni hanno approvato un documento finale in cui chiedono: la chiusura della industrie basate sulle fonti fossili entro il 2030; un loro coinvolgimento nelle decisioni sulla lotta alla crisi climatica; una ripresa post pandemia che punti sul risparmio energetico investendo sulle fonti rinnovabili; la costruzione di un sistema educativo sul cambiamento climatico.

Il documento è stato presentato ai ministri che partecipano alla Pre-COP26 di Milano, che diventa importante per capire se c’è la volontà di dare risposte concrete  al fenomeno dei cambiamenti climatici, oppure è il solito bla, bla, bla denunciato da Greta Tumberg nel suo intervento.

Le parole del Ministro Cingolani: “Non c’è Greta che tenga”, non aiutano e la dicono lunga su quale considerazione si ha dei giovani che protestano e che fanno proposte per il clima, è il solito modo ipocrito di fare politica, dare ragione ai giovani che manifestano per il clima e dichiararsi ambientalisti quando ci sono le emergenze ambientali, per poi continuare ad aggredire l’ambiente col solito modo di produzione capitalistico, industriale e post industriale, che ha dettato le regole del sistema economico, provocando di fatto la crisi ecologica e di conseguenza climatica.

Un sistema che ha generato la contaminazione di PFAS nei terreni agricoli del Veneto, che progetta di nascondere la CO2 sotto i fondali del Mar Adriatico, che disattende il pronunciamento referendario del Popolo italiano che ha detto no al nucleare, e che approfitta delle crisi per creare nuove opportunità di profitto, attraverso politiche di finanziarizzazione, di green economy e anche di produzione delle rinnovabili, per riorganizzarsi senza mettersi in discussione.

In questo contesto la conferenza sul clima delle Nazioni Unite di Glasgow assume una importanza fondamentale per la lotta ai cambiamenti climatici ed essere l’occasione per superare il sistema economico imposto dal capitale e per invertire la rotta, impedendo il collasso del nostro pianeta.

Lo dobbiamo ai giovani e alle future generazioni, non possiamo continuare ad adattarci ai cambiamenti climatici, non è la Resilienza la nostra prospettiva di vita e non sono le soluzioni dettate dal capitale, ma è la distanza dalla politica asservita alla logica del profitto per una economia al servizio dell’uomo, della comunità, dell’ambiente, e non viceversa.

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