LE VENE APERTE DELL’AMERICA LATINA: un convegno per confrontarsi sulle sfide di ieri e oggi del continente americano.

di Dipartimento Esteri PCI

Si è svolta sabato pomeriggio 10 dicembre presso la sala convegni di via Galilei 53 l’importante iniziativa organizzata dal Partito Comunista Italiano sul recente passato e l’attualità dell’America Latina.

Una sala pienissima ha accolto gli illustri relatori che, con competenza e chiarezza hanno esposto le varie tematiche relativa ai temi più scottanti riguardanti il continente sudamericano.

Dopo i saluti del segretario della Federazione di Roma, Roberto Vallocchia, la sala ha osservato un minuto di raccoglimento in memoria del Comandante Fidel Castro Ruz, a cui è seguito un commosso applauso.

Ha aperto e coordinato i lavori la compagna Giusi Greta Di Cristina, del Comitato Centrale e responsabile per l’America Latina del Dipartimento Esteri. Nel suo intervento la compagna ha offerto un’analisi delle dinamiche storiche e politiche che per tutto il Novecento hanno interessato i processi latinoamericani, rimarcando in particolar modo i rapporti di forza tra le destre e le sinistre nella Regione e l’influenza che su questi rapporti ha esercito il tentativo egemonico operato dagli Stati Uniti. Attraverso un breve resoconto dei fatti tra i più incidenti dello sviluppo della sovranità nazionale dell’America Latina, la compagna ha offerto qualche spunto sul come approcciare l’analisi degli eventi che riguardano il subcontinente latinoamericano e sul ruolo che le forze tutte anticapitaliste e antiliberiste, socialiste e comuniste nel mondo debbano concentrarsi sull’unità di pensiero e di azione, in un unico movimento internazionalista che riprenda i fatti di ieri e oggi, assumendoli e agendoli nell’ottica dell’unione tra i popoli che lottano.

Il primo intervento è stato quello di Alessandra Riccio, docente di Lingua e Letterature Ispanoamericane dell’istituto Universitario Orientale di Napoli, già condirettrice di “Latinoamerica e tutti i Sud del mondo”. Dopo aver ricordato Fidel Castro Ruz, Riccio ha presentato i vari aspetti storici e politici che hanno ruotato attorno alla esperienza bolivariana, soggetto della sua analisi. Dal ruolo centrale di Chávez e Castro nella creazione dell’ALBA, ai rapporti costruiti con gli altri Paesi dell’America Latina, basati sul rispetto delle proprie diversità, sull’aiuto reciproco, sulla lotta a qualsiasi forma di discriminazione e sul rifiuto dell’ingerenza degli Stati Uniti negli affari latinoamericani. Riprendere in mano il sogno dei grandi padri dell’America Latina, di Simón Bolívar e José Martí, costruire quell’integrazione regionale che rappresenta la sola possibilità per difendersi dagli attacchi ingerenti degli Stati Uniti.

A seguire negli interventi Geraldina Colotti, giornalista de Il Manifesto ed esperta di questioni latinoamericane. La compagna Colotti si è distinta, in questi anni, per la sua conoscenza dei processi bolivariani in Venezuela e anche in questa occasione ha spiegato, in maniera chiara e fuori da malintesi, gli accadimenti degli ultimi vent’anni che hanno tentato di frenare la rivoluzione del Socialismo del Siglo XXI. Il suo intervento, oltre a ricordare gli accadimenti venezuelani che hanno attraversato il Novecento, ha posto in luce il perché un’analisi dei processi bolivariani possano, in qualche modo, agevolare la comprensione di eventi italiani. Intanto, anche in Venezuela si è vissuta una “resistenza tradita”, che la politica di Chávez tenterà poi di recuperare, e che ha segnato inevitabilmente tutta la storia politica del Venezuela. E poi la modernità della politica popolare di Chávez, che strinse una particolare alleanza con gli ultimi della terra, con tutta quella parte di popolo che non aveva avuto, sino a quel momento, centralità nella vita e nelle decisioni politiche del Paese, rivedendo antichi linguaggi in strutture politiche contemporanee. Insomma: realizzare il comunismo. Colotti ha lungamente parlato della figura e della preparazione politica di Chávez, della sua lotta contro i tentativi di ingerenza statunitensi. La Repubblica Bolivariana ha inoltre avuto il merito di aver dotata la società di strutture che hanno nel profondo cambiato la vita del popolo e non ha rinunciato alla difesa della resistenza, fattore che ha reso la società immediatamente e veramente politica, a differenza di quanto accade da noi. La giornalista del Manifesto ha offerto anche una prospettiva di comparazione tra l’esperienza della lotta in America Latina e quella in Italia, proponendo uno spunto di riflessione sulla necessità di affrontare il passato per comprenderlo, per comprendere soprattutto in quale punto la sinistra e i comunisti in Italia hanno cominciato a non confrontarsi con tutta la storia italiana, anche quella della resistenza armata.

Vi è stato poi l’intervento di Marco Consolo, responsabile esteri per l’America Latina per il partito della Rifondazione Comunista. Il compagno Consolo si è occupato di esaminare due casi emblematici di vittoria controrivoluzionaria, quello dell’Honduras e quello dell’Argentina. L’Honduras ha visto deporre il suo legittimo presidente Manuel Zelaya che è stato sostituito dal golpista di origini italiane Roberto Micheletti, immediato riconosciuto presidente legittimo del Paese dagli Stati Uniti e tutt’oggi presidente in carica. L’Argentina, invece, ha visto la vittoria di un portavoce del liberismo, Mauricio Macri, che fin dall’inizio ha tentato una operazione di cancellazione dei contenuti dell’integrazione bolivariana e una ripresa delle politiche liberiste che erano state abbandonate a favore di quelle sociali da Nestor Kirchner prima e Cristina Fernández poi.

A finire gli interventi sul Venezuela, il Primo segretario dell’Ambasciata della Repubblica Bolivariana in Italia, Alfredo Viloria. Nel suo emozionante intervento, il compagno Viloria ha spiegato quelle che sono state le politiche di aggressione politiche ed economiche degli Stati Uniti e degli stati alleati nei confronti dell’America Latina in generale e del Venezuela in particolare. Il Venezuela è stato infatti definito la minaccia più pericolosa per la sicurezza degli Stati Uniti, accusa che chiaramente e a ragione la Repubblica rimanda al mittente, dati i continui e ripetuti attacchi che il Venezuela subisce dall’insediamento di Chávez e che continuano – anzi si intensificano – con la presidenza Maduro. Viloria ha ringraziato il Partito Comunista Italiano per l’invito ed in particolare Giusi Greta Di Cristina e Fosco Giannini del dipartimento esteri per l’impegno e la vicinanza. E ha terminato il suo intervento con un caloroso minuto di applauso in memoria di Fidel.

E dopo l’emozionante momento sul Venezuela, l’emozionante momento su Cuba. Ha preso infatti parte all’iniziativa Mauricio Martínez Duque, Primo Segretario Affari politici dell’Ambasciata di Cuba in Italia. Il compagno Martínez ha desiderato approfondire la questione del bloqueo, che non solo non è terminato ma si è addirittura inasprito negli ultimi due anni. A differenza di quanto i media internazionali affermino, gli Stati Uniti perseguono l’embargo unilaterale nei confronti di Cuba ed anche con quelle aziende internazionali che vorrebbero liberamente commerciare con l’Isola. Le banche internazionali sono arrivate a bloccare normali transizioni solo perché il destinatario era Cuba. Il Primo Segretario ci ha tenuto a sottolineare che contrariamente all’auspicio dei filo Usa che vorrebbero un cambio di rotta rispetto alla precedente politica cubana, l’Isola approverà cambiamenti che seguano l’orizzonte della Rivoluzione, nel nome dei grandi Padri di Nuestra América.

Ancora su Cuba si è espresso Marco Papacci, vice presidente dell’Associazione Italia-Cuba, ed in particolare sul ruolo che un’associazione come questa può ricoprire nella costruzione della cooperazione internazionale. Fin dai primi attacchi politico-economici contro Cuba durante gli anni Sessanta, l’associazione Italia-Cuba crea una fitta rete di aiuti e progetti che andranno a sopperire la mancanza di alimenti e beni di prima necessità causata dall’inizio del bloqueo. Negli ultimi anni l’azione dell’associazione è stata quella di cooperazione con non solo con Cuba ma anche con quei Paesi non allineati del subcontinente americano, attraverso la creazione di progetti appositi. Per quanto concerne gli eventi più recenti, il compagno Papacci ha affermato che l’associazione Italia-Cuba farà partire in questi giorni una campagna contro quelle testate giornalistiche che hanno portato avanti una disonesta e spregevole propaganda contro Fidel.

È toccato poi ad Alessandro Leoni, della Direzione Nazionale del PCI e del dipartimento esteri, che ha sottolineato l’importanza per noi italiani di occuparci dei fatti dell’America Latina. L’osservazione diretta di quel che si è sviluppato nella Regione sudamericana è utile non solo per una certa vicinanza culturale e storica con l’Italia, ma anche e soprattutto perché lo studio di quelle che sono stati e sono i movimenti rivoluzionari che in America Latina si sono sviluppati possono farci meglio comprendere le possibilità che ha di svilupparsi, anche da noi, una sinistra che si occupi davvero degli sfruttati. Quel che infatti è avvenuto in Europa e in Italia non è assolutamente frutto del caso, ma è il risultato della lotta di classe, vinta dal blocco capitalistico, rappresentato dalle classi politiche degli ultimi decenni. Se la sinistra vuol riprendersi i suoi spazi e le sue lotte deve affrontare il capitalismo con una strategia molto seria, altrimenti rischierà di vendere illusioni e disincanto. Paesi come l’Argentina e il Brasile che hanno conosciuto esperimenti di governi progressisti probabilmente hanno vissuto esperienze come quelle recenti perché non si sono attrezzati per la controffensiva capitalistica. La questione del potere, infine, è una questione che deve riguardare tutti i comunisti.

A chiudere gli interventi, il compagno rappresentante del Frente Farabundo Martí para la Liberación Internacional di El Salvador, Dieter Drussel. Il compagno Drussel ha ben descritto cosa il popolo sta dovendo affrontare in difesa della continua controffensiva che parte, come sempre in El Salvador, dal partito di destra ARENA. Dai tentativi di golpe fisici a quello parlamentare che, di fatto, sta bloccando le riforme sociali nel Paese. Nel suo lungo intervento, ha ripercorso gli ultimi decenni della storia politica di El Salvador, la vittoria del Frente e l’ascesa alla presidenza del suo leader, Sánchez Cerén. A partire da essa sono ripresi gli attacchi al legittimo governo e al popolo, che è comunque impegnato a perseguire nella lotta per il rispetto della democrazia, delle libertà individuali e della difesa nei confronti del neoliberismo. Il compagno ha voluto ricordare Fidel e la gratitudine del popolo salvadoregno per l’assistenza – soprattutto sanitario – che Cuba ha garantito e ha ringraziato il Partito Comunista Italiano per la vicinanza al Paese. Ricordiamo, a tal proposito, la campagna in appoggio al governo del F.M.L.N. in El Salvador e l’appello al quale ancora si può aderire e che trovate sul nostro sito, sezione esteri.

A chiudere l’iniziativa, il compagno Fosco Giannini, della Segreteria nazionale del PCI e responsabile del dipartimento esteri. Giannini affronta, brevemente, tre soli punti. Il primo riguarda l’importanza della militanza delle compagne e dei compagni, e per far questo si serve di un aneddoto che ricorda Lenin, nei primi anni del Novecento nell’esilio di Parigi, quando pensò di strutturare “una scuola quadri” per i rivoluzionari russi ( e non solo russi). Una struttura che rendesse possibile ai compagni lo studio ma anche il riposo, lo svago e la fraternizzazione . Ma Lenin, aggiunge Giannini, dice agli compagni che, per mandare avanti la “scuola quadri”, non servono solo i relatori e gli studenti: occorrono anche i compagni e le compagne che, con sacrificio, svolgano il ruolo dei cuochi e delle cuoche, che organizzino la scuola e le sue strutture, pur partecipando alla scuola e studiando anch’essi. Ed è qui, a partire da questo passaggio su Lenin, che Giannini rivolge un ringraziamento enorme a tutte le compagne e i compagni di Roma che hanno strenuamente lavorato, non dimenticando nessun dettaglio organizzativo, per riuscita della splendida iniziativa sull’America Latina. Giannini ricorda poi di aver visto in televisione, “nei giorni scorsi”, forse l’ultima intervista a Fidel, condotta da un giornalista cubano. Alla fine dell’intervista – ricorda Giannini – Fidel, col viso scavato, magrissimo, pallido, estenuato, alza il pugno e con forza sorprendente intima a noi tutti : “ Patria o muerte!” Parole, dice il responsabile esteri del PCI, modernissime, contemporanee, future, mai come ora attuali. Poiché di fronte a questo lungo trentennio di mondializzazione imperialista – segnato da un capitale mondiale che ha abbattuto le frontiere, è penetrato come forza dominante nei Paesi e tra i popoli, ha esautorato i poteri nazionali, i parlamenti, i governi, svuotando di senso e di potere gli Stati nazionali – la parola d’ordine di Fidel, “ patria o muerte”, è la parola rivoluzionaria, quella che riconsegna il potere assunto dall’imperialismo straniero ai popoli e agli Stati che vogliono liberarsi.

Giannini affronta poi, sinteticamente, il terzo punto: il grande insegnamento, ai comunisti e alle forze della sinistra di classe d’Europa e del mondo, che proviene dall’America Latina, dalle sue grandi, attuali rivoluzioni.

“E’ l’utopia che si fa carne viva, quella che proviene dalle “vene dell’America Latina” – dice Giannini – e che da forza e speranza anche a noi che ci battiamo in un altri mondi”. “ Diceva un poeta dell’America Latina – prosegue Giannini – che la strada si fa camminando, che è nella lotta, nella speranza, nella visione strategica, la rivoluzione, il suo processo.

Ed è per questo che voglio chiudere con queste parole meravigliose di Edoardo Galeano : L’utopia è come l’orizzonte: cammino due passi, e si allontana di due passi. Cammino dieci passi, e si allontana di dieci passi. L’orizzonte sembra irraggiungibile. E allora, a cosa serve l’utopia? A questo: serve per continuare a camminare.”.

Una meravigliosa, riuscitissima iniziativa, dunque, questa del PCI che non ha riservato solo alti momenti di riflessione ma, com’è tipico fra compagni e compagne, un clima di fraternità, risate ed emozioni. Basti pensare alla sorpresa riservataci dal Alfredo Viloria, dell’Ambasciata del Venezuela, che ha portato in regalo delle magliette personalizzate per alcuni compagne e compagni particolarmente vicini alle vicende latinoamericane. O ancora all’inatteso intervento dell’economista Nino Galloni che, nella sua chiara, lucida ed anche divertente esposizione, ha catturato l’attenzione del pubblico tra i racconti personali e la disamina di quella che è stata l’involuzione della politica e dell’economia italiane dagli anni Settanta in poi, asserendo che nel momento in cui per punire una classe dirigente di certo corrotta si è rinunciato alla sovranità monetaria dello Stato. Ha spiegato il perché dei processi d’inflazione, il rapporto contemporaneo del capitale-lavoro. Ha posto il rilievo sul fatto che negli anni la sinistra non si è più voluta occupare di moneta lasciando il discorso in mano ai capitalisti. Ma il capitalista, afferma Galloni, non è chi detiene il capitale bensì chi può indebitarsi tramite esso con le banche. Date le circostanze odierne, il capitalismo non è più attuale: il nuovo modello di sviluppo, infatti, non può più prescindere dal lavoro, che deve essere organizzato dal locale. Infine, anche l’internazionalismo deve ripartire dal locale, i popoli devono essere rispettati e la pace deve comportare la giustizia sociale e la collaborazione. La sinistra è finita quando ha abbandonato il “welfare universale” per concentrarsi sul “welfare residuale”, quello per i poveri, per gli ultimi, per quelli che non ce la fanno: questo andrà a creare un’enorme strato di classe media che non godrà di tale welfare e che, di conseguenza, verrà spinta verso una guerra fra poveri, dominata dalla destra. Ed è per tutto questo che l’internazionalismo deve camminare a braccetto con i concetti di patria, di nazione, di popoli, di popoli che collaborano e si rispettano fra loro ed è su questa base che l’economia deve essere recepita e assunta.

L’iniziativa del 10 dicembre ha aperti importanti scenari di riflessione e collaborazione fra le parti e sarà di certo solo la prima di tante altre iniziative che, a partire dall’internazionalismo proletario, riaprirà nell’asfittico panorama politico italiano ampi spazi di discussione e di ripresa della politica che agisce locale ma pensa globale.