Renzi e la distruzione dell’Università pubblica.

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Comunicato stampa Dichiarazione di Luca Cangemi, responsabile nazionale scuola e università e di Vito Francesco Polcaro della commissione università del Partito Comunista Italiano Cangemi e Polcaro (PCI): il governo Renzi continua la distruzione dell’Università. “Anche quest’anno, è uscito il Decreto Ministeriale che ripartisce le possibilità di assunzione dei docenti da parte delle università, sulla base dei famigerati “punti organico” introdotti dalla Legge Gelmini. Questo meccanismo perverso maschera solo l’intenzione, esplicita nei precedenti governi di destra, mascherata da fiumi di parole nel governo attuale, di restringere ulteriormente il corpo docente delle università italiane, ancora considerate un inutile fonte di spesa”- hanno dichiarato Luca Cangemi responsabile Scuola e Università e Vito Francesco Polcaro della commissione Università del PCI. “Infatti, questo meccanismo limita le possibilità degli atenei, anche di quelli ai quali i propri bilanci lo permetterebbero, non solo di garantire agli studenti una migliore offerta formativa ma persino di compensare il turn-over del corpo docente con nuove assunzioni. In più, le regole che determinano i punteggi che limitano il numero di nuove assunzioni (appunto i “punti organico”), sono assegnati in base a regole stravaganti, che premiano o puniscono i singoli atenei in base a considerazioni sul loro bilancio generale e non in base all’effettiva capacità scientifica e didattica dei diversi dipartimenti, sicché anche quelli estremamente validi possono trovarsi in condizione non solo di non ampliarsi, come sarebbe logico, ma neppure di potere sostituire i docenti che vanno in pensione, ormai sempre di più data l’età media avanzata della docenza universitaria italiana. Questo meccanismo ha generato una drastica riduzione del numero di docenti universitari (-22% negli ultimi sei anni), a fronte dei già bassissimi rapporti docenti/studenti e ricercatori/occupati in Italia (tra i più bassi di Europa) e dell’elevato numero di precari che lavorano nell’università, dove non solo non si assume più, soprattutto a seguito della messa a estinzione del ruolo dei ricercatori universitari e dei “punti organico”, ma si licenzia, espellendo dal sistema italiano di produzione e trasmissione del sapere decine di migliaia di lavoratori precari che ne hanno permesso fino ad ora la sopravvivenza e un livello che, a dispetto delle disgraziate “riforme” degli ultimi decenni, rimane ancora alto e che potrebbe essere il fattore decisivo per fare uscire il nostro Paese dall’attuale situazione di crisi”.-hanno concluso Cangemi e Polcaro.

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