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Infrastrutture di trasporto: solo una opportunità economica, nessuna attenzione alle ragioni di ambiente e territorio e alla loro salvaguardia

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Edoardo Castellucci, Segreteria Nazionale PCI – Responsabile Ambiente e Territorio

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“Le autostrade A24 e A25, immerse in uno straordinario paesaggio, sono un rapido e comodo collegamento che unisce l’Autostrada del Sole A1 all’Autostrada Adriatica A14. L’A24 offre inoltre il collegamento più veloce e diretto con la città di Roma inoltrandosi, come nessun’altra autostrada, a pochi chilometri di distanza dal centro storico. Ma soprattutto entrambe offrono la possibilità di un viaggio alla scoperta di un territorio straordinario, quello tra la regione Lazio e l’Abruzzo, che interessa 6 parchi naturali e il massiccio del Gran Sasso.”

E’ scritto così sul sito internet www.stradadeiparchi.it

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Ora questo territorio straordinario  è in pericolo per l’idea di un “progetto di adeguamento dell’autostrada” da parte della stessa Società Strada dei Parchi S.p.A del gruppo Toto.

Un progetto di adeguamento che presenta una mancanza dei presupposti normativi ed amministrativi, secondo precisazione del Ministero per le infrastrutture, in quanto gli unici lavori possibili si riferiscono alla manutenzione e messa in sicurezza dell’attuale percorso, per un investimento di 1 (un) miliardo di euro a fronte dei 6,5 (sei,cinquecento) miliardi di euro previsti dal gruppo Toto.

La precisazione del Ministero e le dichiarazioni in merito rilasciate a gennaio dal viceministro alle Infrastrutture Riccardo Nencini (socialista): “È un progetto che va esaminato con l’attenzione dovuta, tenendo conto di un’opportunità che deriva anche da un grande investimento. Però come tutte le opere che arrivano sul territorio con una certa forza, hanno bisogno della convergenza del ministero con le amministrazioni locali, di una verifica del piano economico. Penso che la verifica rispetto alla proposta il ministero sia in condizione di farla, e non alle calende greche, come ama dire il presidente del Consiglio”, la dicono lunga su quanta “attenzione” ci sia su ambiente e territorio da parte del Governo Renzi. NESSUNA.

Si parla in termini economici e di opportunità, non si accenna minimamente al fatto che questo progetto, “del tutto inutile, assurdo e devastante” come lo definisce Legambiente, renderebbe il collegamento Roma – Pescara una congiunzione di linee rette che contrasta con i canoni di progettazione di una infrastruttura, che dovrebbe adattarsi al paesaggio, alle sue curve di livello, integrarsi ad esso e non far prevalere quella che Renato Bazzoni, in “Il paesaggio stradale”, definisce la teoria della “linea recta brevissima” che tanti danni ha causato ad ambiente, paesaggio e territorio.

Sulle ragioni dell’ambiente e del territorio e sulla loro salvaguardia ancora una volta, come ormai avviene da tempo, nemmeno una parola o un giudizio, se non quelli sensibili e attenti delle associazioni ambientaliste.

Dalle mappe e planimetrie, mai diffuse ufficialmente e venute fuori, in formato cartaceo, dopo due anni di lavoro sotterraneo e segreto (questa deve essere una caratteristica del PD e del Governo Renzi: mettere tutti davanti al fatto compiuto), si evince chiaramente che l’adeguamento autostradale del collegamento Roma – Pescara, con la scusa di accorciare il percorso (30 km in meno) e ridurre i tempi di percorrenza (10/15 minuti), è un progetto faraonico, pensato con la stessa rigidezza del disegno ottocentesco, inutile per i volumi di traffico delle autostrade abruzzesi, e soprattutto dannoso e devastante, per l’ambiente ed il territorio, con danni irreversibili sulle falde acquifere di montagne calcaree, serbatoi di acqua, come il Sirente (interessato da ben tre gallerie per un totale di 20 km), i Sibillini, la Montagna Grande; è un progetto che andrebbe a incidere sull’area delle sorgenti del Pescara, dove c’e’ il bacino imbrifero più grande d’Italia e forse d’Europa, che fornisce acqua potabile a oltre metà degli abruzzesi; è un progetto che attraverserebbe Parchi, Sic e Riserve regionali di importanza strategica per la natura in Abruzzo, che rovinerebbe per sempre paesaggi unici, vera ricchezza di questa regione; è un progetto che andrebbe a realizzare tunnel e gallerie a ridosso di principali faglie sismiche con i rischi inimmaginabili che potrebbero derivare dai movimenti sismici che interessano aree come la Conca del Fucino e la Marsica.

E’ la solita politica delle infrastrutture ad ogni costo, la legge di chi vuol fare gli affari sulla salvaguardia dell’ambiente e del territorio, e sulla salute della gente, dei cittadini, la politica di chi vuole fare sistema, ecco, la parola d’ordine: FARE SISTEMA.

Il sistema economico che si impone contro gli interessi dell’ambiente, del territorio, della popolazione, dei cittadini che vivono le aree interessate dai progetti, compromettendone le relazioni e la salute.

E’ quello che è successo al paesaggio armonico e organico della Val di Susa, che da due millenni esprime una perfetta simbiosi tra la “strada” e la Valle. Un rapporto che ha legato l’ambiente con l’infrastruttura sin dai tempi preistorici. Un ambiente, modellato dalla strada, che ha rappresentato, per la Valle, il mezzo che ha  favorito i commerci e le relazioni umane, facendone il passaggio obbligato dei traffici internazionali, già compromesso dalla costruzione dell’autostrada, viene definitivamente stravolto dalla irresponsabile politica economica dell’Europa, accettata supinamente dai Governi nazionali che si sono succeduti (da Berlusconi a Renzi), dalla Regione Piemonte e dal Comune di Torino, e dalle regole del capitale che fa gli affari sulla pelle dei cittadini.

E’ quello che succederà con la realizzazione del Ponte sullo Stretto, una cattedrale nel deserto, che è già costata miliardi di Euro solo in analisi, studi e progettazione e che, a fronte dei movimenti sismici che interessano l’area del disastroso terremoto/maremoto del 1908 e della presenza di faglie attive come quella calabrese, è pericoloso da realizzare, e inoltre produrrebbe una modificazione del paesaggio costiero, cementificandolo per realizzare le opere di collegamento al Ponte che ad oggi non esistono, interferirebbe con le ZPS (Zone di Protezione Speciale) di “Costa Viola”, in Calabria e dei “Monti Peloritani, Dorsale Curcuraci, Antennammare e Area marina dello Stretto”, in Sicilia, e con 11 SIC – Siti di Interesse comunitario.

E’ quello che succederà con la realizzazione dell’autostrada a pedaggio Roma-Latina e la bretella Cisterna-Valmontone il cui sviluppo progettuale andrebbe ad interessare aree naturali come: il parco regionale di Decima-Malafede, incidendo direttamente sul sito d’importanza comunitaria (SIC) «Sughereta di Castel di Decima», inserito nella rete «Natura 2000» e protetto ai sensi della direttiva comunitaria 92/43/CEE; e i Monumenti Naturali di Torrecchia Vecchia e Lago di Giulianello; produrrebbe un forte impatto economico su aree ed attività agricole e produttive che rischiano di essere smembrate, espropriate e inquinate con gravissime conseguenze sul piano dell’occupazione.

A fronte di ciò, c’è la necessità, c’è l’obbligo, per i comunisti, di stare dalla parte degli oppressi, e gli oppressi in queste situazioni sono: i cittadini, i lavoratori, i pendolari, che vengono ignorati, sono le popolazioni a cui vengono imposte decisioni prese altrove, decisioni che vengono spacciate, in nome del progresso, per sviluppo sostenibile ma che sostenibile non è.

Per questo è fondamentale, per i comunisti, stare dalla parte dei movimenti (NO TAV, Comitato NO PONTE, Comitato NO Corridoio Roma-Latina/bretella Cisterna-Valmontone, Comitato NO Toto-Salviamo l’Abruzzo), perché siamo e restiamo convinti delle ragioni di chi lotta per la salvaguardia dell’ambiente e del proprio territorio, contro la realizzazione di progetti faraonici, inutili e dannosi, come la TAV, il Ponte sullo Stretto, etc., contro la miopia dei Governi nazionale e regionali, contro la militarizzazione e lo stato di Polizia, delle aree interessate ai progetti, da parte di chi i cittadini deve difenderli e non aggredirli.

E’ fondamentale creare alternative ad una visione distorta dello sviluppo sostenibile, che deve essere inteso come modello di crescita basato sulla conservazione e l’accrescimento delle principali risorse, perché riteniamo, che per lo sviluppo ed il rilancio del territorio, non sono necessari nuovi insediamenti e grandi opere di infrastrutturazione e cementificazione in genere, ma serve avere maggiore sicurezza e attenzione nella salvaguardia dell’ambiente e del territorio, piuttosto che opere faraoniche; sicurezza e attenzione, che vorremmo fossero alla base delle scelte programmatiche e progettuali di un’opera pubblica, perché chi governa deve guardare, prima di tutto, agli interessi dei cittadini e delle popolazioni che vivono il territorio, e delle imprese che vi lavorano, perché da un’opera pubblica bisogna trarre benefici, non disagi.

Disagi che le popolazioni della Val di Susa stanno vivendo sulla loro pelle, mentre avrebbero avuto bisogno di benefici, come evidenziato nel documento Etude de modernisation de la ligne a l’horizon 2020, realizzato dalle ferrovie francesi (Fs, Rfi e Snfc) che prevede l’utilizzo della linea attuale attraverso: il rafforzamento, con investimenti infrastrutturali e tecnologici, della rete esistente; l’adeguamento dei tunnel che interessano le tratte St. Jeanne de Maurienne-Modane e Modane-Bussoleno; interventi strutturali delle stazioni ristrutturando quella di Bussoleno; la messa in sicurezza del Fréjus e l’ottimizzazione degli impianti; il tutto con un investimento di 500/600 milioni di euro.

Disagi che non vogliamo si ripetano, per altri progetti, per altre popolazioni, ma si trasformino in benefici prendendo in considerazione proposte alternative quali:

  • l’ammodernamento della linea ferroviaria, a binario unico, Roma-Pescara rimasta fedele al tracciato del 1888 ottimizzandone i tempi di percorrenza e facendo diventare le stazioni ferroviarie “punti di aggregazione”, invece di chiuderle e/o sopprimerle, come quando nell’immediato dopoguerra arrivavano, da Roma e dal centro Italia, alla stazione di Celano, i “TRENI DELLA NEVE” che portavano, con autobus di collegamento, gli amanti dello sci alla località sciistica di Ovindoli;
  • l’ammodernamento e la messa in sicurezza delle strade statali dell’area calabro-sicula, garantendo nuove opportunità di occupazione e di lavoro, attraverso la valorizzazione delle risorse naturali, storico e artistiche del territorio, intervenendo sul dissesto idrogeologico con un piano mirato di salvaguardia ambientale e di messa in sicurezza e bonifica del territorio, di risanamento della costa e mitigazione del rischio erosione;
  • l’adeguamento e la messa in sicurezza della Pontina, il miglioramento delle linee ferroviarie Roma-Latina e Nettuno-Campoleone, la costruzione della metropolitana leggera Roma (Laurentina)–Pomezia–Ardea, il completamento della Latina-Frosinone-A1, utilizzando, “… le preziose risorse messe a disposizione dal CIPE per una soluzione diversa che assume una decisa concretezza (…) per un nuovo progetto di messa in sicurezza e miglioramento dell’attuale tracciato” (fonte: Incontro Ance Lazio – “Autostrada Roma-Latina. Pro e contro” Latina 11.09.2014).

 

 

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