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Messina: esalazioni mortali

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di PCI  Messina, Segreteria provinciale

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Matteo Di Flavia, marittimo comunista di Milazzo, è il primo a dare la notizia al Partito. Il disastro nel Porto di Messina è avvenuto nel primo pomeriggio di una giornata insolitamente fredda per la città. Col senno di poi si spiegano gli ululati delle sirene e delle ambulanze. Ma nessuno poteva immaginare la portata del dramma che si stava vivendo al molo Norimberga.

Matteo, che è pure presidente della locale Stella Maris, non si dà pace: “Non è possibile morire così ai giorni nostri. Prima di aprire un qualunque cassone è obbligatorio che il chimico del Porto dia il via libera (free gas, in gergo) e, comunque, debbono essere usate le maschere antigas. Troppe anomalie inspiegabili”.

Un’altra anomalia, anche questa gravissima, la si apprende a tragedia avvenuta, ascoltando dai notiziari nazionali le parole del suocero del secondo ufficiale della nave “Sansovino” (D’Ambra, 27 anni, di Lipari). Racconta che il genero era determinato a lasciare quel lavoro, su quella nave, perché a bordo le sue mansioni non erano quelle dell’ufficiale ma dell’operaio. Questa dichiarazione ingenera, inevitabilmente, il sospetto che sulle navi della flotta privata avvengano dei demansionamenti per risparmiare sui costi di gestione, a scapito della sicurezza. Chi ha dato l’ordine al secondo ufficiale di compiere operazioni che non gli competevano e per le quali, forse, non era nemmeno addestrato? D’Ambra è stato, secondo le cronache, il primo a morire.

Dopo una rapida ricognizione telefonica, la segreteria del Partito decide di indire, per l’indomani, un sit-in dei comunisti al molo Norimberga, il luogo della tragedia. Il tam-tam mediatico chiama a raccolta i cittadini sensibili alla tematica. Alle 17 del giorno successivo, mercoledì, alla “Sansovino” ci sono i comunisti messinesi. Poco dopo arriva anche il Presidente della Regione Rosario Crocetta, con gran seguito di stampa.

Dopo che Crocetta e la segretaria della sezione, la compagna Luana, in segno di cordoglio hanno gettato in mare dei fiori rossi come il sangue, un militante del Pci dice a muso duro a Crocetta: “Non crediate che si possano gettare sui morti le responsabilità di quello che è successo. Non si tratta di un incidente ma di omicidio, non colposo, sul lavoro”. Questa è la posizione dei comunisti messinesi.

La segreteria provinciale, conseguentemente, decide di chiedere un incontro con il Comandante della Capitaneria di Porto, che con la Procura conduce l’inchiesta, e di organizzare un Collegio di difesa per le famiglie. Una delegazione del Partito viene immediatamente ricevuta dal Comandante Nazzareno Laganà a cui, nel rispetto delle indagini in corso, è stata ribadita l’assoluta volontà di vigilanza del PCI sugli esiti delle stesse indagini.

In queste ore è in formazione il Collegio degli avvocati e sarebbe molto utile, a questo proposito, che il Partito nazionale desse un contributo di idee e di nomi. Stare dentro il processo consentirebbe ai comunisti di smascherare e denunciare eventuali manovre incompatibili con i fatti. E infatti stiamo vedendo se è possibile che il Partito si costituisca parte civile nel processo in questione, ma dobbiamo attendere il parere degli avvocati e delle famiglie. Noi lo speriamo. Lo avvertiamo come un nostro dovere.

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