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LA COSTITUZIONE E’ DI TUTTI

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Il Comitato Regionale Abruzzo del PCI

 no-referendum 

La Costituzione è di tutti, anche di coloro che volevano violarla, che volevano che cambiasse natura per farla diventare uno strumento della maggioranza. La Costituzione appartiene anche a loro perché è un sistema di principi e valori posti a garanzia delle minoranze. Il Governo Renzi non ha capito questo significato profondo della Carta fondamentale. Investire se stessi, catapultarsi nel processo di revisione costituzionale di questa portata con le modalità invasive, divisive ed ossessive che ha utilizzato l’esecutivo, al di là dei contenuti contraddittori e sbagliati, ha rappresentato l’errore più clamoroso di Renzi: il Governo deve stare fuori dal dibattito sulla Costituzione. La materia costituzionale è del Parlamento e, per ciò stesso, del Popolo, E’ scritto, per chi sa leggerla, nella stessa Carta fondamentale, a partire dall’art. 1. Fra le mille letture che possono essere date a questo risultato, una prevale su tutte: salvando la Costituzione nata dalla Resistenza antifascista, il Popolo sovrano ha rotto il perverso, malefico incantesimo che voleva estinte le culture politiche, quelle che hanno scritto la Carta. La Costituzione vive e con essa vivono le culture che l’hanno resa possibile. E’ stata sconfitta la politica liquida, quella che era (è) senza visione, senza prospettiva, perché coltivata al di fuori dell’alveo delle culture politiche costituzionali. Sconfitta la politica ispirata e condizionata dagli umori del momento. Che ha rinunciato alla sua funzione più alta di costruire il futuro del Paese, per rincorrere l’orizzonte immediato ed effimero dei sondaggi. Vi ha rinunciato perché aveva sancito l’estinzione delle culture politiche (appunto). Così non è, grazie al Popolo sovrano.

Alle considerazioni appena svolte, va aggiunta l’analisi del voto referendario svolta dall’Istituto Cattaneo. Un’analisi che aiuta a capire come il NO o, perlomeno, una grande parte del corpo elettorale che ha scelto di respingere la riforma, nasconda un pezzo rilevante della base sociale della sinistra. L’Istituto Cattaneo, infatti, rileva che il NO prevale tra i giovani e tra i poveri. Tra coloro che, detto altrimenti, considerano il governo e l’intera classe dirigente del Paese (la Casta) che si è espressa per il SI, del tutto indifferenti, se non ostili, alla domanda di futuro, di lavoro, di studio, di riconoscimento del merito, che milioni di ragazze e ragazzi stanno urlando; e tra coloro che sono i più colpiti dalla crisi economica e finanziaria e che vedono i poteri forti aggregati (finanza, banche, Marchionne) stretti in un abbraccio esiziale con il Governo Renzi, che risponde, appunto, con più precarizzazione e meno diritti. In questo scenario, nel quale Governo, caste e populismi sguazzano meravigliosamente, la sinistra è drammaticamente assente.

In questo scenario, la sinistra è obbligata a ritrovare se stessa. Il Popolo sovrano, difendendo la Costituzione antifascista, quella del principio di uguaglianza, del diritto al lavoro come fondante la Repubblica, del diritto allo studio, del diritto alla salute garantiti a tutti, senza distinzione di censo, ha affermato che la sinistra deve esserci. Che i suoi valori sono vivi, attuali. La rinascita del PCI, il suo tornare ad essere un soggetto politico organizzato, risponde a questa ineludibile esigenza: riappropriarsi orgogliosamente di quei valori e tradurli in progetto politico.

   Teramo, 7 dicembre 2016

 

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