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La Corte di Cassazione umilia il lavoro

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di Antonio Macera,  Direzione Nazionale  e Comitato Regionale Abruzzo PCI  

   

La Cassazione ha ritenuto legittimo il licenziamento di un lavoratore, buttato fuori senza altra ragione se non “l’aumento della redditività” dell’azienda della quale era dipendente. Licenziato per aumentare il profitto, questa, in sintesi, la tesi sostenuta dalla Suprema Corte, che ha corroborato la suggestiva sentenza appellandosi all’art. 41 della Costituzione, che prevede la libera iniziativa economica dei privati. In buona sostanza, per la Corte di Cassazione l’art. 41 prevale senza ombra di dubbio sull’art. 1 (L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro) e sull’art. 4 (La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto). La sentenza della Cassazione rappresenta un vero e proprio stravolgimento dei principi costituzionali, operando surrettiziamente un capovolgimento inaccettabile del peso dei principi medesimi. In altri termini la prima parte della Costituzione, quella dei principi fondamentali, diventa subordinata alla seconda parte, quella dei principi ordinamentali. A girare, ed anche vorticosamente, non sono solo i principi ma anche i padri costituenti nelle loro tombe. Il referendum è stato solo un passaggio. La battaglia per la difesa della Costituzione, come si vede, deve continuare.

                                               

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