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La III^ Guerra mondiale è già cominciata! Trump nemico delle Nazioni, dei Popoli e del Proletariato.

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di Nicola Paolino, PCI Salerno

I 59 missili americani lanciati contro la Siria, Stato sovrano di una civiltà millenaria, lacerato da una guerra civile prolungata e l’aperta minaccia di rappresaglia preventiva alla Corea del Nord, altro Stato sovrano, non sono azioni di polizia internazionale, ma la continuazione della III Guerra Mondiale, mai dichiarata, che questa volta non è principalmente fredda o guerreggiata. Lo stesso Francesco, capo della numerosissima Comunità Cristiana, lo sta ripetendo, continuamente. Donald Trump ha conquistato la Presidenza degli Stati Uniti d’America, con una roboante e scorrettissima campagna elettorale, per fare “grande l’America”, “la pace attraverso la guerra” e per annunciare al mondo intero che “prima – viene – l’America”. Quello che non ha detto, perché non poteva dirlo, è che il suo piano è quello di sottomettere tutti i popoli al dominio statunitense. Con “le buone” o con la forza! Nei fatti, sta rispolverando la vecchia tesi di Condoleezza Rice, fanatica sostenitrice dell’aggressione dell’Iraq, che criticava i precedenti Presidenti Americani “per non aver risolto tempestivamente, con la forza, la contesa globale con l’Unione Sovietica di Breznev. L’aggressione della Siria, neanche tanto simbolica, senza l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, è parte integrante di una strategia aggressiva e subdola, tatticamente spregiudicata e strategicamente volitiva, che mira ad accrescere la sua forza interna e sullo scacchiere globale. La stessa minaccia verso la Corea del Nord è parte di questa strategia. L’intervento in Siria è una minaccia alla Russia, mentre il minacciato intervento, molto più duro, verso la Corea del Nord è una gravissima pressione/provocazione alla Cina. In entrambi i casi, le risposte della Russia e della Cina sono state pressoché inesistenti. Trump e lo Stato Maggiore stanno, subdolamente, sondando la capacità di risposta e di reazione, sia di questi Stati Sovrani sia di quelli Europei, i quali sono contenti che l’aggressività americana si scarichi su queste due Nazioni. Soprattutto quella sulla Russia. Si sentono fieramente rappresentati ma hanno ancora il tempo per pentirsene.

La III Guerra Mondiale è cominciata proprio con l’aggressione dell’Iraq. Lì, nuovamente, è tornato a prendere corpo il mirifico sogno del “secolo americano”, inteso e da intendere come impero globale. L’attendismo dimostrato, fino ad oggi, da tutti i Governi, palesa una riprovevole, quanto ingannevole, sottovalutazione di Trump e del trumpismo, che hanno criticato solo per l’unilateralismo economico ed un presunto isolazionismo nazionale! Contrariamente, unilateralismo economico e presunto isolazionismo nascondono un devastante espansionismo esclusivista. L’atteggiamento dei governanti di oggi somiglia proprio ai governanti che sottovalutarono la pericolosità del disegno di Hitler, anche quando era passato alle vie di fatto. La proliferazione di basi, che gli Stati Uniti hanno disseminato nei Paesi ex sovietici e negli altri Paesi ex socialisti, non hanno solo un carattere “militare difensivo”. La Storia ha dimostrato, ripetutamente, che “alla bandiera segue il commercio” (l’Imperialismo, di J.A. Hobson 1902) e gli “investimenti di capitali eccedenti all’estero” (di I.V.Lenin., L’Imperialismo, fase suprema del capitalismo, 1916, saggio popolare). Queste basi e quelle installate in tutto il mondo, dal secondo dopoguerra ad oggi, sono il risultato dell’espansionismo “congenito” del capitalismo imperialista, a stelle e strisce americane, che si basa su una su una presunta superiorità bianca, rinfocolata ad arte da Trump, nella sua campagna elettorale.

I.V. Stalin, nella Relazione letta, a nome del Comitato Centrale, al XXIII Congresso del Partito Comunista (Bolscevico) dell’U.R.S.S., tenutosi il 10 marzo 1939, sostiene che: “Per i Paesi capitalistici in questo periodo è stato un periodo di gravissime perturbazioni tanto nel campo economico quanto nel campo politico. Nel campo economico, questi anni sono stati anni di depressione e poi, dalla seconda metà del 1937, anni di una nuova crisi economica, anni di un nuovo declino dell’industria negli Stati Uniti d’America, in Inghilterra, in Francia, anni quindi di nuove complicazioni economiche. Nel campo politico, sono stati anni di seri conflitti e perturbazioni politiche. Son già due anni che la nuova guerra imperialista è scatenata su un territorio immenso che va da Shanghai a Gibilterra, e coinvolge oltre 500 milioni di uomini. La carta (geografica) dell’Europa, dell’Africa e dell’Asia viene rimaneggiata con mezzi violenti. L’intero sistema del cosiddetto regime pacifico del I dopoguerra è sconvolto dalle radici. Per l’Unione Sovietica, invece, questi anni sono stati anni di sviluppo e di prosperità, di un’ulteriore ascesa economica e culturale, di un ulteriore incremento della sua potenza politica e militare, di lotta per il mantenimento della pace del mondo intero.” Stalin, poi, passa ad analizzare “…il quadro d’insieme”…che è alla base sulla quale è iniziata la nuova guerra mondiale, ”Esaminiamo i dati – legge Stalin – relativi ai cambiamenti sopravvenuti nella situazione internazionale. La nuova crisi economica nei Paesi capitalistici. Inasprimento della lotta per i mercati di sbocco, per le fonti di materie prime, per una ripartizione del mondo” (Stalin, Opere scelte, pagina 943, edizioni movimento studentesco, 1973).

Questa lunga citazione, oltre ad essere un ottimo esempio di analisi concreta di una situazione mondiale concreta, fatta dal Comitato Centrale guidato da Stalin, con un metodo materialistico, storico e dialettico maturo, è utile anche per fare un approssimativo paragone con la realtà di oggi. Senza sottovalutare che quella analisi, non a posteriori, va controcorrente con la storiografia ufficiale borghese, che ha sostenuto e sostiene che la II Guerra Mondiale sia iniziata nel 1939. Anche nell’epoca che stiamo vivendo, conflitti armati e non armati sono in atto da tempo in tutti i continenti e vengono spesso definiti “dimenticati”. E’ con la Presidenza del più giovane George Bush che cominciano i conflitti economici, politici e militari più ampi e più feroci, che ben presto hanno coinvolto numerose Nazioni Africane e del Medio Oriente, dell’Europa Orientale (Cecenia, Ucraina e Crimea), che ora sta toccando anche l’Unione Europea, con i movimenti populisti, cosiddetti e la separazione dell’Inghilterra. Il Sud Est Asiatico è scosso da fortissime tensioni causate da numerose irrisolte tensioni etniche e territoriali, ma anche economiche e politiche. La cosiddetta globalizzazione capitalistica, prima con la crisi del 2007 e poi con i suoi sviluppi anche più recenti, ha scosso dalle fondamenta l’intero sistema mondiale, che ha già ridisegnato un’altra fisionomia della divisione del lavoro fra i cinque continenti, in cui è presente una acuta lotta politica e numerose guerriglie locali. Il terrorismo del cosiddetto Stato islamico, così detto, che ha matrici socio-economiche (Rosario Aitala, Il falso mito dello scontro di civiltà, Limes, 2/2017, p.193), è un sottoprodotto revanscista all’immotivata aggressione americana dell’Iraq. Trump e il suo cinico apparato di sicurezza e propagandistico stanno approfittando dell’insicurezza del disordine e del caos che preoccupa gran parte dei Popoli.

Il revanscismo di ritorno è stato determinato dalla sfrenata applicazione delle politiche neoliberiste in tutto il Mondo, che ha incaricato il mercato capitalistico quale artefice unico della vita di ogni persona, di ogni classe, di ogni popolo, di ogni Stato e di ogni Nazione. A tutto vantaggio di pochi ricchi, diventati ricchissimi. Ma facendo lievitare al rialzo alcuni salariati di diverse Nazioni verso l’alto o verso il basso, a seconda delle rispettive convenienze, proprio perché le regole del mercato “consigliavano”, costringevano ad una concorrenza sfrenata produzioni e mercati di sbocco, di merci e servizi. E’ in questo quadro che è cresciuto il “Finanzcapitalismo” (L. Gallino, 2011), dislocato nei paradisi fiscali, sganciato dalla produzione reale e da qualsiasi controllo e a bassissima tassazione, ma in grado di confezionare nuovi strumenti finanziari dal valore di milioni di dollari o di euro, il cui ruolo era ed è rimasto puramente speculativo. La massa di questi strumenti è gigantesca ed è diventata circa i due terzi della finanza tradizionale. Anche il revanscismo di Trump nasce come avversione ad una globalizzazione sregolata. Ma la sua politica è per una nuova gigantesca deregolamentazione che è a tutto vantaggio della enorme massa finanziaria americana. L’obiettivo dichiarato è ristabilire il primato assoluto della sua azione, di qui la corsa ad ogni tipo di armamento, compreso quello atomico di cui è già oligopolista principale. In ultima analisi, all’ordine del giorno di questa nuova guerra mondiale non è una nuova ripartizione del mondo, ma la formazione di un unico grande impero mondiale! Anche per questo Trump ha cominciato a mettere in discussione tutti gli strumenti regolatori che gli Stati Uniti imposero a tutto il mondo, all’indomani della II Guerra Mondiale, Onu compresa. Lui, che è un impavido temerario reazionario, dall’alto della forza che ha ereditato, mira a riscrivere nuove regole che siano più confacenti ai nuovi rapporti di forza e che siano, nel contempo, funzionali alla realizzazione del suo Impero.

Attualmente, l’unica superpotenza esistente spende 500 miliardi di dollari, quindi la supremazia militare va mantenuta ed accresciuta. Non solo ostentata, ma anche utilizzata. I fatti stanno dimostrando che tanta temerarietà non trova un’opposizione reale! Solo qualche balbettio. In questo clima pavido lui è abituato a sguazzare, anche perché ora deve dimostrare, costantemente, che agisce tempestivamente e determinatamente (come ha fatto con la sua personale evasione fiscale). Questo è il clima in cui cresce la sua sicurezza, la sua baldanza e la sua arroganza. L’esperienza della Germania hitleriana insegna. Trump ha cominciato a giocare con il Mondo intero come il gatto fa con il topo. E’ tempo che le Nazioni, i Popoli, e gli sfruttati di tutto il mondo tornino ciascuno ed insieme a difendere la propria e le proprie dignità, la propria Nazione, la propria indipendenza e la propria lotta per l’emancipazione. Prima che sia impossibile fermare il processo pericolosamente avviato verso il disastro dell’Umanità. Per realizzare questo difficilissimo disegno Trump non manca di consiglieri ed esperti in tutti i campi. Dall’ordine con cui ha incontrato i principali capi di Governo, infatti, si vede la gerarchia che sta costruendo per avere alleati sicuri ed inclini all’obbedienza, per farli vassalli, valvassori e valvassini. La mobilitazione popolare e la fermezza sono d’obbligo ma, in questo clima minaccioso e torbido, la prudenza è obbligatoria. Il giovane Capo della Corea del nord farebbe bene a ricordare o ad imparare che di queste qualità suo nonno Xim II-sung, da grande Comunista, è stato un maestro lungamente sperimentato e vincente. Ma quella era un’altra epoca storica: i rapporti di forza nel Mondo allora erano molto diversi. Sicuramente non sfavorevoli come oggi.

Ed è proprio in quell’epoca che Mao Tse-tung, un altro grande Comunista, in qualità di Presidente del Partito Comunista Cinese e di Presidente della Commissione militare del Partito, nel 1955 insieme all’India e congiuntamente a numerose altre Nazioni e popoli, diedero vita al possente Movimento dei non allineati. Morto Stalin nel 1953, Mao Tse-tung aveva già avuto significativi contrasti con Krusciov che esplosero al XX Congresso del Pcus. Successe che Krusciov, chiuso il Congresso, cogliendo di sorpresa i delegati e le delegazioni dei Partiti Comunisti di tutto il mondo, lesse il suo perfido Rapporto segreto in cui attaccava l’esperienza storica della dittatura del proletariato e la stessa figura di Stalin. Ed ebbe inizio una rottura insanabile. Mao, sfidando le potenze del tempo, difese la proliferazione nucleare contro il monopolio di pochi. Però lo fece da Comunista, cioè in chiave difensiva, dichiarando unilateralmente che la Repubblica Popolare Cinese non avrebbe mai usato la bomba atomica per prima. Ebbe anche l’ardire tattico- prudenziale di chiedere ai detentori di assumere pubblicamente lo stesso impegno, in modo che la deterrenza nucleare, disinnescata, non fosse più un ricatto permanente rivolto alle altre Nazioni pacifiche o poco armate, ai popoli e ai proletariati.

Attualmente, Usa e Russia hanno il sostanziale duopolio degli arsenali nucleari composti da circa 15.000 bombe atomiche. Quelle americane sono disseminate in mezzo mondo ed anche sul territorio italiano. Stalin, da sempre ben consapevole del pericolo di nuove guerre imperialiste, seguendo le linee di Lenin, attraverso complesse lotte nel Partito, riuscì a far prevalere la priorità della costituzione di una potente industria pesante. E fu proprio grazie a quella scelta prioritaria che i popoli dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche riuscirono a sviluppare anche una notevole industria leggera. L’industria pesante fu, però, fondamentale per la costruzione di un possente e complesso arsenale militare con il quale l’Armata Rossa, sotto il comando del Partito Comunista (Bolscevico), ebbe un ruolo determinante nella sconfitta delle orde hitleriane. Ancora più determinante fu la volontà dei Popoli Sovietici di difendere la patria socialista aggredita ed in pericolo. Questo fu possibile grazie alla lungimirante ed avveduta tattica del Maresciallo Stalin che fece predisporre armi esclusivamente difensive (Grover Furr, “Krusciov mentì”, prefazione di Domenico Losurdo, edizione La città del Sole). Nessuna arma offensiva verso altri popoli fu prodotta o pianificata.

L’auspicio è che oggi i Popoli di tutto il Mondo, in prima persona, difendano il bene supremo che è la Pace, sollevandosi collettivamente come uno solo, per stroncare l’arroganza imperialista di Trump, che è uscito allo scoperto con la sua volontà di sopraffazione totale! La coesistenza pacifica rimane l’arma più potente per difendere la Pace tra le Nazioni, i popoli e gli sfruttati e i senza potere. I Governi, tutti i governi, attraverso mobilitazioni sempre più grandi, devono essere chiamati ad esprimersi contro l’aggressività americana in atto. Tutti i Governi devono impegnarsi a rinunciare ad aggredire Paesi più piccoli, aggressione finalizzata ad imporre il proprio potere espansionista. Questa guerra e tutte le guerre di aggressione vanno bandite. Le guerre non possono e non devono essere più lo strumento per la risoluzione delle controversie tra Stati. I Popoli, tutti i popoli, vogliono una convivenza pacifica con tutti gli altri popoli! Impediamo a ristrette minoranze di reazionari di distruggere l’Umanità, prima che sia troppo tardi. Ai venti di guerra che spirano in tutte le direzioni opponiamo barriere umane per fermarli adesso. Prima che questa guerra propaghi ovunque i bagliori distruttivi delle armi su popolazioni indifese e, prima che riescano a farla apparire come una necessità inevitabile, formiamo un gigantesco fronte mondiale, permanentemente mobilitato, per difendere la Pace dallo sciovinismo da superpotenza del trumpismo. Smascheriamo sistematicamente questo infame disegno di conquista totale. Lenin, uomo impegnato contro lo scoppio della I guerra mondiale, tra l’altro, ebbe a dire: “o la rivoluzione evita la guerra o la guerra provoca la rivoluzione”. Stalin, anche lui da uomo strenuamente impegnato nella difesa della Pace mondiale, fu capace di tenere unito il grandissimo Movimento Comunista Mondiale, entrando a far parte della vittoriosa coalizione antifascista mondiale. In continuità con loro, sempre creativamente, Mao Tse-tung disse: “le Nazioni vogliono la sovranità, i popoli l’indipendenza e i proletariati la rivoluzione”.

Purtroppo, le guerre ci sono state e con tutta la distruttività allora possibile, immaginabile ed inimmaginabile! Sommando i morti delle due guerre mondiali si arriva all’incredibile cifra di circa 70 milioni. Tutte quelle morti, senza distinzioni di nazionalità, prevalentemente appartenenti al popolo lavoratore, sono da attribuire a quel pugno di predoni imperialisti che volevano ripartirsi o conquistare il mondo, per ridurre in schiavitù l’intera Umanità. La borghesia imperialista e tutte le borghesie  imperialiste hanno dimostrato, nella loro storia più recente, anche a chi era incredulo, che non svolgevano più una funzione progressista nella Storia, ma distruttiva. Il tentativo messo in atto dall’unica superpotenza esistente ha caratteri nuovi rispetto a quelli del passato. Perché, la superpotenza di oggi dispone di un potentissimo apparato bellico, quasi esclusivo, con cui minaccia da vicino chi non gli obbedisce o non vuole sottomettersi. La potenza della deterrenza nucleare blandita, di tanto in tanto, è un’arma micidiale usata per intimidire il mondo intero! Trump dispone anche di grandi apparati produttivi e materie prime, oltre che di numerosi servizi, ma dispone anche del più grande apparato finanziario, convenzionale o puramente “innovativo”, che gli dà un notevole vantaggio competitivo negli investimenti in nuove tecnologie, di cui è quasi oligopolista. E’ probabile che, nella mente degli attuali spregiudicati predoni, l’assoggettamento all’impero a stelle e strisce non sarà uguale per tutti. Ad alcuni sarà riservato un trattamento di “riguardo”. Complessivamente, sarà differenziato a seconda dei rapporti di forza che sperano di creare, nell’ostentamento/dispiegamento della forza reale. Differenziazioni sono già emerse nel corso dei primi incontri che Trump ha avuto con quelli che lui considera i più affidabili. Ma che in realtà potrebbero essere proprio i più imprevedibili o oscillanti. Il fatto che il Presidente degli USA, che è anche il Comandante in capo, non abbia aspettato la fine del Consiglio di Sicurezza dell’Onu rispetto alla Siria, non solo dimostra che non ha rispetto per gli Stati che ne fanno parte, ma anche che privilegia l’aspetto della guerra su quello del consenso. Invece, il fatto che abbia attaccato uno Stato Sovrano, senza sottoporre l’impegnativa decisione al Congresso Americano, la dice molto lunga sul concetto di democrazia che ha in mente e che ha cominciato a praticare. Militarismo e decisionismo antidemocratico che, in una situazione normale, sarebbero stati sottoposti a una fortissima critica e censura da parte di tutti i cosiddetti difensori della civiltà occidentale. C’è stato, invece, un coro di squallido consenso che è funzionale al progetto di Trump.

Salerno, lì 12 aprile 2017

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