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“SULL’AMERICA LATINA” dal dibattito che si è svolto alla festa del PCI a Milano sabato 8 luglio

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di PCI – Federazione di Milano

 

Milano, sabato 8 luglio: seconda giornata della Festa del PCI della Federazione milanese, presso il Parco della Cooperativa “Labriola”. Il dibattito di questa sera ha un titolo che rimanda ad un tema in questa fase caldissimo: “L’ America Latina oggi”.

Ma alle ore 21.00 lo spazio ristorante piazzato al centro del parco è ancora strapieno di compagni e compagne con le loro famiglie, simpatizzanti, cittadini milanesi che consumano gli ottimi piatti (in gran parte di pesce) che escono dalla cucina comunista. I dirigenti e i militanti del PCI di Milano corrono in ogni dove: dalla cucina al bar, sino ai tavoli, tutti pieni, per prendere le ordinazioni e servire. Dentro il gran caldo, si distinguono in questa corsa militante, tra gli altri e le altre, il compagno Vladimiro Merlin, segretario regionale del PCI Lombardia ( fotografato con una gigantesca cassa di birra sulle spalle); la compagna e scrittrice Nunzia Augeri, danzante tra i tavoli mentre serve spaghetti alla gallinella di mare e polipo con patate; il compagno Rolando Giai-Levra, direttore di “Gramsci Oggi”, che serve a tavola e fa la spola tra cucina ed area ristorazione per molti chilometri e con molta agilità, qualità conquistata sul campo proprio nei giorni della Festa, qualità che cancella l’immagine di un compagno un po’ fermo sulla propria stazza.

Lo spazio ristorante non sembra smorire: i clienti si susseguono, quelli nuovi prendono il posto di chi ha finito e sino alle 22.00 non c’è verso: si mangia!

Il dibattito sull’America Latina inizia dunque con oltre un’ora di ritardo. Ed è un bene, poichè la rovente coda termica del pomeriggio si rinfresca un po’ e, soprattutto, svuotatosi lo spazio ristorante, si riempie lo spazio dibattiti. Tanti compagni, tanta gente!

E’ il compagno Massimo Leoni, responsabile delle questioni internazionali del PCI di Milano, ad aprire la discussione. Leoni tratteggia il quadro complessivo dell’America Latina oggi, soffermandosi sulla centralità – per i processi rivoluzionari in tutta l’ America del Centro e del Sud – di Cuba e della sua tenuta rivoluzionaria. Il secondo argomento messo a fuoco da Leoni è il golpe in corso organizzato contro la rivoluzione venezuela, contro Maduro.

Quando prende la parola il compagno Fidel de Rivet, del Consolato di Cuba a Milano, si alza, spontaneamente, naturalmente, un applasuso fragoroso, solidale, internazionalista. L’intervento di Fidel de Rivet è chiaro, netto, appassionato: “ Noi registriamo in questa fase, “fase Trump, dei grandi passi indietro nelle relazioni tra USA e Cuba, passi indietro che sono parte del quadro negativo e violento che si è costituito di nuovo tra USA e America Latina, e penso ai disegni golpisti in Venezuela, in Brasile, in Argentina. Noi cubani nutriamo pochissime speranze sulla politica USA, pochissime speranze che questa politica possa prendere la strada del dialogo e della pace. Ma proprio per questo, anche per questo, rilanciamo con forza e determinazione la via rivoluzionaria cubana, il rafforzamento e lo sviluppo del socialismo antimperialsita e internazionalista di Cuba!”.

La parola passa poi al compagno Edaurdo Barranco , vice-console venezuelano a Milano. “ Il golpe contro il Venezuela bolivarista e rivoluzionario è in atto – afferma subito Barranco – , proseguendo: “La guerriglia della destra reazionaria è scatenata: piazze occupate militarmente, camion trasformati in carri armati, centinia di molotov, soldati e forze dell’ordine dello stato venezuealano attaccati, picchiati, feriti, uccisi. E la nostra Guardia Nazionale è in grande difficoltà, anche perchè ha l’ordine di non sparare.   Il golpe si dipana come un serpente in ogni dove, in ogni minuto, sostenuto dalle destre reazionarie, dal vecchio e oscuro capitalsimo venezuelano e dalle forze esterne imperialiste. Le forze reazionarie sono riuscite a far si che dalle frontiere non giungano più in Venezuela i beni alimentari, le medicine, i pezzi di ricambio delle automobili e di ogni mezzo meccanico ed elettronico. In Venezuela non è mancato mai niente e solo in questa fase, e significativamente, c’è una penuria drammatica di beni di prima necessità. Tutto è messo in campo per sostenere il golpe contro Maduro: violenza sociale, caos, blocco alle frontiere dei beni, scioperi controrivoluzionari aventi come primo obiettivo la riduzione drastica dei beni, al fine di aumentare a dismisura il disagio sociale. E vi è poi una vera e propria guerra mediatica: lo stato venezuelano ha due TV, la destra e gli USA ne controllano otto! E’ chiaro l’obiettivo del golpe: rimettere in riga il Venezuela socialista e rivoluzionario; colpire tutto il processo antimperialista dell’ America Latina; riconsegnare le immense ricchezze venezuelane ( petrolio, oro, diamanti, cobalto, titanio, ferro) ai padroni precedenti, alle forze imperialiste. E i golpisti si muovono per cogliere un obiettivo primario e dichiarato dell’imperialismo USA: staccare il Venezuela dalla Russia e dalla Cina, dai paesi BRICS. Questo obiettivo è affermato chiaramente dai dirigenti politici USA e dalle destre venezuelane, che raccontano al popolo del Venezuela che oggi il Paese sarebbe venduto ai russi e ai cinesi e, dunque, “va liberato!”.

“Ma la vittoria imperialista non sarà facile – prosegue il compagno venezuelano – “Le forze rivoluzionarie del Venezuela tengono duro, la solidarietà internazionalista a Maduro è vasta e noi non abbandoniamo la lotta!”.

E’ poi la volta del compagno Marinoni, dell’Associazione Italia-Cuba di Milano, a portare un caldissimo saluto ai compagni del Venezuela e di Cuba, prima delle conclusioni del compagno Fosco Giannini, responsabile esteri del PCI.

Giannini sviluppa una ricognizione vasta della fase internazionale, mettendo a fuoco tre passaggi storici determinanti dell’ultimo trentennio: la caduta dell’URSS e i conseguenti tentativi di ratifica della “fine della storia” da parte del capitalsimo mondiale, che hanno come portato pratico lo scatenamento degli spiriti animali bellici dell’imperialismo su scala mondiale; la reazione rivoluzionaria e inaspettata – da parte dei poli imperialisti – dei popoli e delle forze rivoluzionarie mondiali ( im primis quelli, appunto, dell’America Latina) e, come terza fase, la reazione planetaria, aggressiva e militare, dell’imperialismo, degli USA e della NATO, contro il rialzarsi dei popoli.

E’ in questo contesto che Giannini colloca la questione dell’America Latina oggi: un grande golpe continentale contro tutti i popoli, gli Stati e le forze antimperialiste che hanno lottato e lottano per un’America Latina indipendente e volta alle sue forme socialiste.

“ Ed è di fronte a questi grandi processi segnati dalla rivoluzione in atto e dalla controrivoluzione – conclude Giannini – che occorre rileggere e “rivivere” Lenin. Il Lenin, ad esempio, del saggio “La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky”, nel quale saggio, scritto nel 1918 in difesa della Rivoluzione d’Ottobre, Lenin attacca quel Kautsky che si oppone, in nome della democrazia borghese, alla difesa dell’Ottobre con la forza. Anche in Venezuela è legittimo che la rivoluzione chavista si difenda dalla violenza della controrivoluzione. Il PCI è con Maduro e per la difesa della rivoluzione venezuelana, anche con la forza. Viva la rivoluzione venezuealana e viva Cuba!”.

L’abbraccio finale, in mezzo ai grandi applausi, tra Giannini e i compagni venezuelani e cubani, è passione internazionalista. E’ la linea del PCI.

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