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Incendi: ambiente e territorio sotto attacco

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Le fiamme sulle pendici del Vesuvio visibili di notte da Napoli, 13 luglio 2017. ANSA/CIRO FUSCO

di Edoardo Castellucci, Segreteria Nazionale PCI – Responsabile Ambiente e Territorio

Le fiamme sulle pendici del Vesuvio visibili di notte da Napoli, 13 luglio 2017.
ANSA/CIRO FUSCO

L’Italia brucia, l’ambiente e il territorio sono sotto attacco. Le responsabilità e le colpe di questi incendi, scoppiati soprattutto al Centro-sud, dal Lazio alla Sicilia, che hanno interessato aree protette come il Parco Nazionale del Vesuvio, non sono solo dei piromani e del caldo torrido, ma seguono un disegno criminale favorito da scellerate e complici scelte politiche ed istituzionali. Queste hanno un nome ed un cognome: le Regioni e il Ministero per l’Ambiente, che non hanno predisposto per tempo i Piani antincendio boschivo. La Campania non l’ha ancora approvato; il Governo Renzi e il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione Marianna Madia hanno responsabilità gravi: quest’ultima, con la riforma che porta il suo nome, ha voluto la soppressione del Corpo Forestale dello Stato i cui effettivi sono stati assorbiti dall’Arma dei Carabinieri e le competenze accollate ai Vigili del Fuoco. Una riforma che ha di fatto peggiorato la lotta agli incendi boschivi, dequalificando figure operative, smantellando i presidi sul territorio, bloccando a terra i velivoli antincendio a causa di complicazioni burocratiche e soprattutto a causa della mancata formulazione e approvazione dei decreti attuativi.

Una riforma che era stata presentata come una “rivoluzione” è diventata un ‘flop annunciato’. Con un’affrettata soppressione di risorse, essa ha prodotto un cambiamento della politica antincendio: dalla prevenzione alla repressione. Gli ex forestali infatti dovranno interessarsi delle indagini e non degli incendi: come recita una disposizione di servizio del Comando Generale dei Carabinieri, a firma del Generale Ricciardi, che impone agli ex Forestali, assorbiti dall’Arma, di non intervenire se non per reprimere “piccoli fuochi”, di chiamare i Vigili del Fuoco e lasciare il campo delle operazioni.

A tutto ciò si aggiungono: il mancato aggiornamento e completamento, da parte dei comuni, del “catasto delle aree percorse dal fuoco” che la legge 353 del 2000 rende obbligatorio e che funge da deterrente per le attività illegali, in quanto vincola le aree percorse dal fuoco e ne vieta la modifica della destinazione d’uso; l’attacco ai Parchi Nazionali, che si vuole perpetrare con la Legge di riforma della 394/1991 (Legge quadro delle Aree protette) firmata dal senatore Caleo del PD, con cui li si vuole trasformare in Parchi con funzione localistica, con governance corporativa e renderli “luoghi ludici e turistici dai quali spremere profitti come si tenta goffamente di fare coi beni culturali” (come scrive giustamente Vittorio Emiliani).

Ma quello che emerge è che si continua, nonostante i disastri e le tragedie che si sono abbattute sul nostro Paese, a “gestire l’emergenza”. Ancora una volta, come già avvenuto con alluvioni e terremoti, mancano la prevenzione ed il controllo del territorio, che erano la base dell’azione dell’ex Corpo Forestale dello Stato.

Soprattutto, continuano il pressapochismo, l’inadeguatezza, l’incapacità e l’incompetenza del Governo e dei suoi Ministri, che invece dovrebbero adeguatamente garantire la salvaguardia dell’ambiente e del territorio. Si vedano ad esempio le dichiarazioni del Ministro Galletti, il quale per contrastare gli incendi divampati sul Vesuvio, dopo 7 giorni, ha inviato l’esercito “per fare prevenzione e controllo”. Ma la prevenzione ed il controllo si dovrebbero fare in inverno e in primavera, prima che l’incendio divampi, con lavori di manutenzione di sentieri spartifuoco, la pulizia del sottobosco etc. Questo presuppone però che vi siano mezzi e capacità economiche e di coordinamento. Capacità economiche che, alla salvaguardia dell’ambiente e del territorio, prediligono il salvataggio delle banche, la realizzazione di grandi opere inutili, dannose e costose (come TAV e Ponte sullo Stretto), l’acquisto degli F35.

Il PCI a fronte di queste criticità e delle Proposte per il cambiamento sociale e politico dell’Italia presentate il 25 giugno 2017 lavorerà per:

  • il Ripristino del Corpo Forestale di Stato, come unico soggetto per la tutela del patrimonio naturale e paesaggistico, e per la prevenzione e repressione dei reati in materia ambientale e agroalimentare;
  • una Politica di reperimento di risorse umane ed economiche volte alla salvaguardia ambientale e territoriale, lavorando all’abolizione del jobs act e di ogni forma di precariato, ripristinando l’articolo 18, bloccando la realizzazione delle “grandi opere” come TAV e Ponte sullo Stretto e sospendendo l’acquisto degli F35 per sostituirli con aerei ed elicotteri antincendio;
  • l’Aggiornamento e il completamento del ‘catasto delle aree percorse dal fuoco’ previsto dalla legge 353 del 2000, per favorire azioni di monitoraggio e di rimboschimento delle aree percorse dal fuoco al fine di evitare il rischio di eventi franosi che potrebbero crearsi nelle aree denudate della vegetazione che, come sappiamo, protegge suolo e substrato;
  • cambiamento della Legge di Riforma della 394/91, che deve essere l’occasione per rilanciare e rinnovare il sistema delle aree protette per la tutela della biodiversità e per lo sviluppo sostenibile.

 

 

 

 

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