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Crisi economica, egemonia borghese e antagonismo sociale

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di Nicola Paolino, PCI Salerno

La competizione, avviata tra le maggiori potenze per una nuova spartizione dei mercati di sbocco finanziari, commerciali e dei servizi, è alla base della crisi mondiale scoppiata il 9 agosto del 2007 negli Stati Uniti e dilagata in tutti i continenti. Questa crisi, che è stata causata nell’immediato da enormi bolle speculative e dall’eccesso di produzione di merci e di beni immateriali, che i redditi dei popoli non potevano smaltire, è diventata gigantesca soprattutto perché i dirigenti delle banche – regolamentate e non – comprese quelle dislocate nei “paradisi fiscali” (luoghi di grande speculazione e di evasione fiscale dei grandi capitalisti) hanno prestato (spesso discrezionalmente) cifre al di sopra del capitale proprio (eccesso dell’uso della leva finanziaria), delle obbligazioni e dei depositi delle clientele, quasi sempre ingannate e truffate. Anche con l’uso di azioni spazzatura, nuovi enormi strumenti finanziari senza alcuna copertura reale, utilizzando il famigerato algoritmo!

1 – Crisi economica

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La sfrenata euforia della globalizzazione imperialista, decisa e attuata dalle maggiori potenze economiche e militari, all’inizio degli anni ’80, è stata facilitata dal netto prevalere delle politiche neoliberiste, iniziate dagli Stati Uniti sotto la Presidenza Reagan e dall’Inghilterra sotto la Thatcher. I fatti hanno dimostrato che ogni potenza imperialista è in lotta con le altre per portare acqua al proprio mulino! Orientamento che fu fatto proprio dalle altre nazioni imperialiste, a partire dalla Socialdemocrazia tedesca anch’essa al governo. Le altre nazioni medie e piccole, nella quasi totalità, furono costrette ad attuare le stesse ricette neoliberiste dal Fondo Monetario Internazionale, dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse) dalla Banca Mondiale, e dall’Organizzazione mondiale del commercio. Le scelte fondamentali però furono aggiornate dal neonato G7 e anche con la costituzione del G20. Così che, con il prevalere della teoria economica neoliberista (elaborata dalla famigerata scuola di Chicago negli Stati Uniti), di netta origine borghese, il mercato diventa il regolatore di ultima istanza di tutte le scelte economiche e finanziarie a totale vantaggio del profitto capitalistico e anche di ogni tipo di rendita parassitaria, in danno dei salari (annualmente solo in Italia ben oltre 100 miliardi di euro del fondo annuale dei salari passano al monte profitti).

2 – L’egemonia borghese

Tutte le conseguenze della crisi furono scaricate e sono tuttora scaricate su ogni aspetto della vita dei proletari e dei popoli di tutto il mondo. E fu la vittoria dell’egemonia di tutte le classi capitalistiche già dominanti in quasi tutte le nazioni. Vittoria che fu fatta apparire come naturale, inevitabile e definitiva, con la falsa promessa che non ci sarebbero più state crisi capitalistiche di sovrapproduzione. Di colpo, il keynesismo, che pure era servito, sia pure parzialmente, a salvare i maggiori paesi imperialisti dalle disastrose conseguenze della crisi economica del 1929, fu accantonato (anche quella crisi scoppiò negli Stati Uniti).

3a – L’antagonismo sociale.

La critica comunista dell’economia politica borghese elaborata scientificamente da Carlo Marx mediante la concezione materialistica della storia, che lui aveva sistematizzata, era già stata sottoposta a rovinose infiltrazioni revisioniste. Anche il revisionismo storico ha fatto la sua parte distruttiva e denigratrice contro le sfruttate e gli sfruttati. Quel grande patrimonio teorico, politico ed organizzativo, che era stato in precedenza ereditato, difeso e sviluppato da altri grandi comunisti, fu abbandonato nella sostanza e nello spirito rivoluzionario! Quella critica su sostituita dalle politiche economiche che erano ad esclusivo vantaggio delle classi borghesi. I Partiti Comunisti, che erano nati da quegli alti fondamenti scientifici alla testa della classe operaia mondiale, erano riusciti, attraverso lotte ripetute e prolungate, a strappare conquiste e avanzamenti in tutti i campi della vita. La classe operaia di gran parte del mondo si era impossessata dell’Internazionalismo Socialista che prevedeva una unità militante. Molti di quei Partiti, proprio adattando creativamente alle condizioni concrete di sviluppo generale del proprio Paese le teorie di Marx, riuscirono mediante grandi rivoluzioni popolari a portare la classe operaia e i contadini alla guida di tante nazioni.

3b – Lenin, brillantemente, era riuscito a dimostrare praticamente e teoricamente che dei veri e propri distaccamenti borghesi a partire dalla prima guerra imperialista (1915), si erano infiltrati nei partiti operai al fine di deviarne definitivamente il corso socialista. I dirigenti di quei distaccamenti, per riuscire a portare a compimento il loro disegno di rigetto dell’autonomia politica e della natura dei partiti operai, abusavano spregiudicatamente e cinicamente del prestigio che avevano conquistato nei decenni precedenti. Il mancato sviluppo del grande patrimonio mondiale del socialismo scientifico facilitò, in via di fatto, lo smantellamento di tutte le conquiste realizzate precedentemente dai popoli. Le tesi revisioniste, apparentemente sofisticate e invincibili, sono diventate col tempo drammaticamente maggioritarie, disarmando teoricamente, politicamente e organizzativamente il vecchio proletariato industriale e cancellato il fine della trasformazione in senso socialista della società. Di conseguenza, lo stesso blocco storico alternativo al capitale si è disperso. Questo processo era già stato consumato in precedenza da larga parte dei partiti socialdemocratici (compresi quei dirigenti che in Italia si erano assunti la grave responsabilità di sciogliere il Partito Comunista Italiano).

3c – L’antagonismo tra la classe operaia e la borghesia, tipico del sistema capitalistico, dimostrato acutamente da Marx ne Il Capitale, che si modifica incessantemente, a seconda della trasformazione dei modi di produzione, è stato cancellato completamente dalla politica. L’antagonismo del proletariato è stato sostituito con la collaborazione di classe e l’orizzonte capitalistico è diventato così l’unico orizzonte possibile. I revisionisti e i riformisti, pur essendo oramai una ristretta cerchia minoritaria, in ogni sua variante, pensano di conquistare il consenso dei salariati in via definitiva, mentre non sono altro che dei veri e propri seguaci dell’economia volgare che finiscono con lo spianare la via alla reazione della parte più sciovinista e guerrafondaia della borghesia nell’epoca dell’imperialismo. Inevitabilmente, tutte le false sinistre che hanno buttato nel fosso le bandiere rosse stanno conoscendo un declino generale. La loro quasi scomparsa ne è la conseguenza più evidente!

3d – Il punto di vista della classe operaia è stato completamente cancellato dall’interno delle sue file proprio da quei dirigenti che hanno abbandonato, nel passato e nel presente, la via tortuosa ma radiosa dell’emancipazione dell’Umanità che il Socialismo e il Comunismo hanno rappresentato e rappresenteranno finché esisteranno lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, ogni forma di ingiustizia e di oppressione e le guerre di aggressione dei predoni e briganti imperialisti. In particolare, di quello statunitense a stelle e strisce. Drammaticamente, la classe operaia che trova oggettivamente nei rapporti di produzione storicamente determinati il compito di cancellare dalla storia l’ultima dittatura di una minoranza, quella del capitale, sulla maggioranza, è venuta a trovarsi senza la sua guida proprio difronte alla feroce crisi tuttora in atto. Le 130 delegazioni dei Partiti Comunisti provenienti da tutto il mondo, che hanno sfilato, coraggiosamente controcorrente, a Mosca in occasione della Rivoluzione dell’ottobre russo di 100 anni fa non sono una semplice manifestazione nostalgica, ma una concreta dimostrazione della volontà già in atto di riprendere il cammino verso il futuro della completa emancipazione! A quella significativa e importante manifestazione era presente anche la delegazione del rinato Partito Comunista Italiano. Di nuovo “fischia il vento, infuria la bufera, scarpe rotte e pur bisogna andare a conquistare (una nuova) rossa primavera”. E, nella storia dei popoli di tutto il mondo, torna attualissimo per le comuniste e i comunisti e non solo, l’insegnamento di Antonio Gramsci: ”Pessimismo dell’intelligenza e ottimismo della volontà”.

Salerno, lì 15 dicembre 2017

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