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Il PCI contro questa Unione Europea, in difesa della democrazia e per la trasformazione sociale.

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di Ufficio Stampa

A circa tre mesi dal voto l’Italia è senza un governo ed alle prese con una crisi istituzionale senza precedenti nella storia repubblicana. Il tentativo di dare vita ad un governo Movimento Cinque  Stelle /Lega è fallito, il presidente incaricato Giuseppe Conte ha rinunciato al mandato.

Le ragioni di ciò stanno anche  nella scelta (molto discutibile e  che evoca il rischio che altri progetti politici con un consenso di massa e in altre occasioni  possano essere respinti dalla più alta carica istituzionale)  del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella di non accogliere la proposta di Paolo Savona, quale possibile ministro dell’economia e delle finanze e nella indisponibilità di Conte e delle forze politiche che lo sostenevano ad una alternativa, già delineata attraverso la proposta di affidare quel ministero al numero due della Lega, Giorgetti.

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La scelta di Mattarella, che ha a più riprese sottolineato di volersi avvalere delle prerogative che al riguardo gli assegna la Costituzione, è dichiaratamente derivata  dalle posizioni di Savona circa l’Unione Europea e  l’Euro e dalle  reazioni ad esse, non certo innocenti,  da parte dei mercati, della borsa e dallo spread. Mattarella, del quale sino ad un paio di giorni fa anche  il M5S sottolineava l’ineccepibile gestione della crisi, è oggi messo sotto accusa, e tale forza politica, unitamente a Fratelli d’Italia, ne chiede la messa in stato d’accusa, dichiarando addirittura che ciò serve anche a scongiurare possibili reazioni popolari.

La situazione determinatasi è grave, aperta a molteplici sbocchi. Oggi il Presidente Mattarella ha convocato al Quirinale Carlo Cottarelli, già esponente del Fondo Monetario Internazionale, commissario alla spending review nei governi Letta e Renzi, ed in ultimo tra i riferimenti dichiarati del M5S, al fine di verificare la possibilità di dare vita ad un governo, giocoforza di transizione, in grado di garantire l’Italia di fronte alle rilevanti scadenze che l’attendono e, come da più parti sottolineato, in grado di portarla a breve di nuovo al voto attraverso una diversa legge elettorale.

Difficile dire oggi se tale tentativo di governo avrà successo, se troverà in Parlamento il necessario consenso; qualora ciò non accadesse quel governo traghetterebbe l’Italia al voto entro l’autunno, o al più nel Gennaio 2019, dopo l’approvazione della legge di stabilità.

A fronte di quanto accaduto, molte sono le considerazioni possibili. Se ciò che può e deve essere detto è che Mattarella,  non accettando  la proposta di Paolo Savona quale ministro ha esercitato un proprio diritto, con altrettanta chiarezza occorre affermare che del destino degli italiani debbono decidere gli stessi e non i mercati. Le motivazioni addotte da Mattarella a sostegno della propria scelta mettono in luce i processi di  restringimento dell’autonomia degli stati  e degli spazi di democrazia che derivano  dai Trattati che governano  l’Unione Europea, e ciò è per i comunisti lesivo della stessa essenza democratica e costituzionale. Come drammaticamente dimostrato a suo tempo da quanto accaduto alla Grecia, nessuna possibilità di messa in discussione degli equilibri dati in Europa appare  possibile, anche se solo in forma teorica, come di fatto evidenzia quanto accaduto in questi giorni anche in Italia e la questione, come sottolineato da più di un osservatore, caratterizzerà sempre più il dibattito politico di lungo periodo, non solo la  prossima scadenza elettorale. Per molti si assisterà alla contrapposizione tra europeisti e sovranisti. La nostra posizione  al riguardo è chiara, inequivocabile. Noi siamo contro questa Unione europea perché siamo a favore di un’altra Europa, per una Europa sociale, dei popoli, noi non siamo sovranisti nell’accezione nazionalistica propria della destra, ma sicuramente siamo  indisponibili ad  ulteriori, quanto nefaste,  cessioni di sovranità, al restringimento degli spazi di autonomia e di democrazia in nome di una Unione europea il cui carattere è essenzialmente finanziario, assai poco economico, per nulla sociale. La situazione che si è determinata in questi giorni è assai problematica, e noi intendiamo affrontarla nella consapevolezza che occorre uscire dallo schema in base al quale si misurano due sole opzioni, ambedue ascrivibili alla destra: quella  liberista e quella  nazionalista. Mentre un’altra  Europa è possibile – quella della democrazia, dei diritti  dei popoli, non chiusa in sé ma aperta all’intera rete delle relazioni mondiali –  oltre che necessaria.

Anche per questo è urgente costruire – sul piano nazionale e su quello continentale – un blocco di forze alternativo, un polo della sinistra di classe che ridia voce e prospettiva ai lavoratori.

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