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IL VERTICE DI BRUXELLES TRA IMMIGRAZIONE E LIBERISMO: IL SERVILISMO DEL GOVERNO ITALIANO

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di Fosco Giannini

 Il neofascista Salvini, assieme al quale alcuni allucinati  “rossobruni” dispersi su quell’immensa nave della follia che ormai è face book vorrebbero che i comunisti governassero, ha affermato che “al vertice dell’Unione europea di Bruxelles di giovedì 28 giugno l’Italia ha ottenuto il 70% di ciò che richiedeva”. Chissà come conta, Salvini: probabilmente con gli stessi lampi febbricitanti e mussoliniani con i quali conduce i comizi. Perché, a scandagliare concretamente il documento uscito da Bruxelles, il governo italiano torna a Roma non con il 70% in più di ciò che già aveva precedentemente, ma con il “portafoglio” politico ancor più svuotato di quello col quale era partito. A partire da ciò l’immagine squadrista di Salvini ( “a battere i pugni sul tavolo conviene sempre”) si rovescia in quella risibile del ragazzetto isterico che battendo i piedi per terra per ottenere ciò che vuole, viene poi portato via per le orecchie dal genitore, poiché questo è il trattamento che gli è stato riservato a Bruxelles.

Ma entriamo nel merito del documento del Vertice Ue, non tanto per contestare l’affermazione di Salvini, ma per misurargli la febbre:

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-primo: è del tutto evidente che i vincitori del Vertice siano stati i governi di Visegrad e ciò ratifica la schizofrenia politica di Salvini, poiché se questa vittoria può gratificare lo spirito di vicinanza ideologica neofascista e xenofoba di Salvini con i suoi partner polacchi, ungheresi, cechi e slovacchi, certo entra in netta contraddizione con le richieste stesse del governo italiano all’Ue, con il programma del governo Conte e, soprattutto, con gli interessi generali del nostro Paese. Perché? Perché le tanto, giustamente, vituperate regole di Dublino rimangono totalmente inalterate, la proposta italiana volta ad una redistribuzione obbligatoria dei profughi verso tutti i Paesi dell’Ue viene brutalmente cassata e ogni possibilità di cooperazione nel senso della redistribuzione equa dei profughi viene affidata alla “buona volontà” degli Stati Ue. Figuriamoci come i governi di Visegrad, che non hanno mai rispettato le quote obbligatorie e che alzano ogni giorno muri più alti sui loro confini, dimostreranno questa autonoma buona volontà  volta all’ ospitalità! Così come la Francia e gran parte dei governi dell’Ue. La vittoria dello spirito di Visegrad  è ancora più netta ed inquietante in virtù del nuovo profilo politico e ideologico che dell’Ue esce sul documento di Bruxelles: quello di un’Ue come fortezza neo imperialista chiusa in sé, egemonizzata dal grande capitale transnazionale che utilizza le forze populiste e di destra per i propri interessi e progetti a lungo termine, volta ad aumentare il giro di vite sullo sfruttamento della forza lavoro interna, ad aumentare la propria pressione colonialista all’esterno, a chiudere i confini di terra e di mare, a condannare a morte, con un sopracciglio alzato, i disperati in fuga e cancellare così le profonde culture illuministe, umaniste, socialiste che hanno segnato di sé la stessa storia d’Europa, come già fecero i fascismi ed il nazismo;

-secondo: conseguentemente alla ratifica di una Ue quale chiusa fortezza neoimperialista, dal documento di Bruxelles prende corpo e si politicizza l’orrore ideologico, foriero di derive oscure, del migrante economico come male assoluto, contro il quale non vanno innalzati solo muri e scavate trincee, ma contro il quale va disseminato un senso comune di massa cattivo e reazionario e organizzati nuovi centri di custodia come tappe preliminari all’espulsione. E certo è che la figura del migrante economico come nemico sociale principale, avente i segni di una sorta di alieno venuto dal nulla e sceso tra noi senza motivazioni, è tra tutte le figure costruite dal pensiero reazionario vigente la più cinica e contraddittoria, poiché, in verità, il migrante economico altro non è che la prima vittima ( il primo “prodotto”, potremmo dire ) delle feroci politiche neocolonialiste che oggi i Paesi imperialisti conducono nel mondo e specificatamente in quei Paesi del nord e centro Africa da cui, per le guerre, la fame e la miseria di massa esportate dall’Occidente, questi esseri umani fuggono. Nell’opera del compagno Domenico Losurdo possiamo trovare i motivi veri, quelli del neocolonialismo, che spingono verso di noi i migranti economici;

-terzo: il documento di Bruxelles, alla faccia di quei “rossobruni” innamoratisi del governo Lega-M5S poiché “governo anti–Ue”, ha ratificato una nuova e pesantissima linea iperliberista, sostanziatasi nelle “raccomandazioni” (eufemismo gentile sempre tradotto in “ordini”) all’Italia che contemplano una manovra correttiva per dieci miliardi di euro nei conti pubblici del 2019. Tutti i 28 governi hanno firmato: che fine hanno fatto i pugni sbattuti sul tavolo da parte di Salvini e Di Maio? Essi tornano in verità da Bruxelles come i nuovi lacchè della Banca Centrale Europea e di Berlino. Tra l’altro, nel documento di Bruxelles, nelle sue raccomandazioni all’Italia, (votate dal governo italiano) spicca un passaggio: “Ridurre il peso delle pensioni di vecchiaia nella spesa pubblica al fine di creare margini per l’altra spesa sociale”. Sappiamo come andrà a finire: ci sarà un nuovo attacco alle pensioni e la parte finale della “raccomandazione” ( “al fine di creare margini per l’altra spesa sociale”) si dimostrerà ciò che già è: una balla luccicante per far digerire meglio il documento e la richiesta di tagli alle pensioni. Non male, per un “ flatus voci” come Salvini, che sulla roboante  contrarietà alla Legge Fornero ha mietuto i voti popolari!

Ma sul piano delle “raccomandazioni economiche” di grande rilievo è quello attinente al sistema bancario italiano: per Bruxelles l’Italia deve “mantenere il ritmo della riduzione dell’elevato stock di crediti deteriorati e sostenere ulteriori misure di ristrutturazione e risanamento dei bilanci delle banche, anche per gli istituti di piccole e medie dimensioni”. Questo è l’ordine per l’Italia che, a dire di Salvini e Di Maio, avrebbe conquistato con i pugni una nuova autorevolezza, ma non è l’ordine per le banche francesi e tedesche, che potranno, loro si, continuare a manovrare con le migliaia di miliardi di “prodotti derivati illiquidi” i quali, solo perché francesi e tedeschi, non costituirebbero un problema, mentre è chiaro ad ogni economista che anche i prodotti derivati liquidi di Parigi e Berlino hanno in sé tutti gli elementi di esplosivo disordine economico che hanno quelli degli altri Paesi;

-quarto: il governo populista italiano, partito con la faccia truce per Bruxelles con l’obiettivo di dirottare verso gli altri Paesi dell’Ue i migranti del Mediterraneo, dichiarando “urbi et orbi” che in caso ciò non fosse avvenuto avrebbe utilizzato quel veto col quale un Paese potrebbe bloccare il documento finale, non solo, di fronte all’evidente sconfitta il veto evocato lo ha celermente, perdendo dignità, ritirato, ma ha dovuto incassare anche la beffa di accettare, oltre i profughi provenienti dalla Libia, anche quelli che la Francia e la Germania rispediranno in Italia, i cosiddetti “secondari”, giungendo al paradosso che la “voce grossa” di Salvini, il suo cinismo omicida diretto verso i migranti senza più porti nel Mediterraneo, hanno solo ottenuto di aumentare il numero di profughi verso l’Italia, iniettando tuttavia nelle vene del nostro Paese e del suo senso comune di massa dosi massicce di veleno razzista, reazionario e autoritario, molto utili, soprattutto in prospettiva, per il grande capitale italiano e le forze conservatrici;

quinto: ad ulteriore dimostrazione dell’egoismo antisolidale  che oggi finisce per adornare l’Ue del profitto e dell’iperliberismo, il documento di Bruxelles affronta la questione delle navi e dei barconi  dei profughi nel Mediterraneo assumendo l’impegno di “rafforzare il sostegno alla Guardia costiera libica”, invitando “tutte le navi che operano nel Mediterraneo a rispettare le leggi applicabili e a non ostruire le operazioni della Guardia costiera libica”. Un linguaggio criptico attraverso il quale, tuttavia, si dismette ogni impegno umanistico verso quei profughi che lo stessa Ue e lo stesso Occidente hanno reso tali e che oggi vengono abbandonati alla Guardia costiera libica e, come già aveva fatto il ministro PD Minniti, ai lager libici e, su richiesta di Salvini, a quelli nuovi che dovrebbero essere aperti in Nigeria, nel Ciad e in altri Paesi del Nord e Centro Africa;

sesto: la Lega e il M5S, che si sono presentati come gli unici amici della Russia in Italia e per questo hanno fatto innamorare ( quantomeno troppo precipitosamente) i “rossobruni” italiani, dopo tanto vociare contro le sanzioni economiche inflitte dall’Ue alla Russia, al primo appuntamento concreto hanno agito da voltagabbana, firmando, assieme agli altri 27 Paesi dell’Ue, un documento dove si riconferma in modo totale la linea delle sanzioni contro Mosca. Ma qual è la natura politica vera di Salvini e di Di Maio? A ciò che appare, ormai sufficientemente, quella di forze che si sono fatte largo all’interno dello scaduto budino politico del PD e del centro sinistra ma che sono del tutto appartenenti e funzionali al fronte imperialista, capitalista e atlantista.

Siamo di fronte a qualcosa di sconcertante: nello stesso documento politico sottoscritto da tutti i 28 governi Ue si afferma che “gli ingressi illegali nell’Unione europea sono diminuiti, dal 2015 ad oggi, del 95% ”. Ma perché, allora, di fronte a un dato così clamoroso, che segna una profonda controtendenza sul piano dell’immigrazione clandestina, l’Ue, trascinata dai Paesi di Visegrad e dal governo italiano giallo-verde, enfatizza così tanto la questione dell’immigrazione?

Alla base di questa enfatizzazione reazionaria vi sono certamente due fatti politici di prima grandezza:

-primo: le dure spinte antisociali guidate da Bruxelles, da Berlino e dalla BCE, assieme al vero e proprio tradimento delle forze socialdemocratiche, hanno spianato la strada alle forze populiste, di destra e reazionarie europee, che ora sia la Merkel che Macron, per fronteggiare Horst Seehofer in Germania e il ritorno della Le Pen in Francia, debbono inseguire sul loro terreno, anche su quello, essenzialmente razzista, dell’immigrazione;

secondo: l’enfatizzazione della questione del’immigrazione svolge il ruolo storico e tradizionale di “distrazione di massa”, distrazione dalla desertificazione sociale compiuta nei decenni dall’Ue su scala continentale.

Infatti, per Bruxelles (e per Roma) è molto meglio che si espanda sul piano del senso comune continentale la paura dell’immigrato piuttosto che la paura della disoccupazione di massa, che giunge al 22 % in Grecia, al 17% in Spagna, al 12% in Italia e in Francia. Molto meglio dare in pasto ai media continentali la questione degli “unni” che stanno risalendo dal Mediterraneo piuttosto che disseminare la verità relativa alla disoccupazione giovanile: 51,5% in Grecia, circa il 50% in Italia, il 45% in Spagna, il 30% in Croazia . Molto meglio alzare il polverone sulle navi dalla Libia piuttosto che far conoscere a tutti i popoli dell’Ue che la precarizzazione media del lavoro è salita negli ultimi 15 anni del 33% e che il welfare complessivo dei Paesi dell’Ue, negli ultimi vent’anni, mediamente, è diminuito del 35%; che la miseria assoluta, nei Paesi Ue, è salita negli stessi ultimi vent’anni del 10% e quella relativa del 25%. Come è meglio oscurare il dato che ci dice come il 40% circa dell’economia controllata dagli Stati europei sino a trent’anni fa sia passata al capitale transnazionale europeo, con un enorme spostamento di potere economico e di profitto dal pubblico al privato; che una parte enorme (almeno un 40%, con punte ben più alte in Italia) del sistema bancario e assicurativo pubblico, sempre sul piano continentale, sia passato ai gruppi privati; che i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici dei Paesi dell’Ue siano stati attaccati duramente e che il valore reale dei salari, in euro, sia diminuito mediamente, in relazione al costo delle merci e dei servizi, del 45% circa su scala continentale. Con l’unica eccezione del marco, che regna sovrano a nome della Germania neoimperialista.

In Italia, è evidente come la questione dell’immigrazione eletta a questione centrale e generale, da parte di Salvini, vada a coprire un enorme vuoto ideologico e prospettico per un partito, come la Lega, che in pochissimo tempo è passato da “forza del nord”, con caratteri federativi e pulsioni secessioniste, a forza totalmente nazionalista e “lepenista”, un passaggio repentino e teoricamente non corroborato che potrebbe portare ad altrettanti repentini sconquassi interni, in casa leghista. E la possibile riedizione di un nuovo governo di centro-destra con Berlusconi potrebbe accelerare la confusione e la crisi, nella formazione verde. Questione che, assieme a quella della difficile tenuta interna del M5S, deve porre alle forze comuniste, di sinistra, avanzate, la questione della costruzione, in Italia, dell’alternativa strategica.

Che la politica della menzogna totale ai fini dell’ottenimento del disorientamento di massa sia la politica centrale dei poteri imperialisti e capitalistici è ormai un dato scientifico. E due dati macroscopici, oggi ancor più di ieri, lo dimostrano:

-il primo è proprio quello relativo alla questione dei flussi migratori e alla loro supposta “spinta autonoma”, quanto “devastante” per l’occidente capitalistico. Bene: su questo terreno si sviluppa il massimo sforzo volto alla rimozione delle cause di fondo che stanno alla base delle migrazioni. Poiché l’originalità è un mito della piccola borghesia mentre l’obiettivo pedagogico gramsciano è quello della divulgazione, su questo punto affidiamoci ad uno scritto recentissimo di Manlio Dinucci su “il Manifesto”, che vale assolutamente la pena inserire integro in quest’analisi e in cui, per ciò che riguarda la migrazione messicana verso gli USA e quella africana verso l’Europa lucidamente si afferma: “Riguardo ai flussi migratori verso gli Stati Uniti è emblematico il caso del Messico. La sua produzione agricola è crollata quando, con il Nafta (l’accordo nordamericano di «libero» commercio), Usa e Canada hanno inondato il mercato messicano con prodotti agricoli a basso prezzo grazie alle proprie sovvenzioni statali. Milioni di contadini sono rimasti senza lavoro, ingrossando il bacino di manodopera reclutata nelle maquiladoras: migliaia di stabilimenti industriali lungo la linea di confine in territorio messicano, posseduti o controllati per lo più da società statunitensi, nei quali i salari sono molto bassi e i diritti sindacali inesistenti. In un paese in cui circa la metà della popolazione vive in povertà, è aumentata la massa di coloro che cercano di entrare negli Stati uniti. Da qui il Muro lungo il confine col Messico, iniziato dal presidente democratico Bill Clinton quando nel 1994 è entrato in vigore il Nafta, proseguito dal repubblicano George W. Bush, rafforzato dal democratico Obama, lo stesso che il repubblicano Trump vorrebbe ora completare su tutti i 3000 km di confine. Riguardo ai flussi migratori verso l’Europa, è emblematico il caso dell’Africa. Essa è ricchissima di materie prime: oro, platino, diamanti, uranio, coltan, rame, petrolio, gas naturale, legname pregiato, cacao, caffè e molte altre. Queste risorse, sfruttate dal vecchio colonialismo europeo con metodi di tipo schiavistico, vengono oggi sfruttate dal neocolonialismo europeo facendo leva su élite africane al potere, manodopera locale a basso costo e controllo dei mercati interni e internazionali. Oltre cento compagnie quotate alla Borsa di Londra, britanniche e altre, sfruttano in 37 paesi dell’Africa subsahariana risorse minerarie del valore di oltre 1000 miliardi di dollari. La Francia controlla il sistema monetario di 14 ex colonie africane attraverso il Franco CFA (in origine acronimo di «Colonie Francesi d’Africa», riciclato in «Comunità Finanziaria Africana»): per mantenere la parità con l’euro, i 14 paesi africani devono versare al Tesoro francese metà delle loro riserve valutarie. Lo Stato libico, che voleva creare una moneta africana autonoma, è stato demolito con la guerra nel 2011. In Costa d’Avorio (area CFA), società francesi controllano il grosso della commercializzazione del cacao, di cui il paese è primo produttore mondiale: ai piccoli coltivatori resta appena il 5% del valore del prodotto finale, tanto che la maggior parte vive in povertà. Questi sono solo alcuni esempi dello sfruttamento neocoloniale del continente. L’Africa, presentata come dipendente dall’aiuto estero, fornisce all’estero un pagamento netto annuo di circa 58 miliardi di dollari. Le conseguenze sociali sono devastanti. Nell’Africa subsahariana, la cui popolazione supera il miliardo ed è composta per il 60% da bambini e giovani di età compresa tra 0 e 24 anni, circa i due terzi degli abitanti vivono in povertà e, tra questi, circa il 40% – cioè 400 milioni – in condizioni di povertà estrema. La «crisi dei migranti» è in realtà la crisi di un sistema economico e sociale insostenibile”.

Uscendo dal testo di Dinucci, occorre poi mettere a fuoco una questione di terribile centralità e appunto per questo completamente rimossa dai quei boati che sfioriscono in servilismo alla Salvini: la guerra imperialista nel nord Africa, nel centro Africa e nelle aree da dove oggi parte la disperazione dei profughi. E’ stupefacente che in nessuna analisi dei populisti questa questione sia ripresa. Eppure dall’Iraq, dalla Libia, dalla Siria, dallo Yemen bombardati e rasi al suolo sin dai primi anni ‘90, milioni e milioni di esseri umani sono fuggiti e fuggono, incalzati dalla fame, dalla miseria, dalle malattie, dall’assenza di un tetto, di un senso del vivere, tutti orrori prodotti dalle bombe degli USA e della NATO. Perché, Salvini, perché Di Maio nessuna parola su questo? Perché, forse, voi stessi siete, di già, gli USA e la NATO? Il silenzio assoluto col quale il governo italiano si è presentato a Bruxelles sulla questione del pesantissimo e nuovo onere economico nazionale che richiederà la costruzione dell’esercito europeo, un esercito che sarà alle dipendenze della NATO, la dice lunga sull’ “autonomia” del governo giallo-verde da Bruxelles e dall’imperialismo USA.

E’ evidente che questo quadro generale così politicamente, socialmente ma anche culturalmente drammatico pone alle forze comuniste, di sinistra e del cambiamento italiane ( invece che il delirio progettuale di governare con Salvini e Di Maio) il grande problema dell’unità per il rovesciamento di questo governo giallo-verde, il problema della liberazione, all’interno del M5S, delle aree più avanzate e di sinistra per la costruzione di un fronte antiatlantista e radicalmente e conseguentemente in lotta contro l’Ue. Per un’alternativa antiliberista e anticapitalista

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