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SIRIA, NO ALL’INVIO DELL’ESERCITO ITALIANO!

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di Fosco Giannini, Responsabile Dipartimento Esteri PCI

Il PCI, nel generale silenzio, lancia forte, l’allarme: gli USA stanno da tempo chiedendo, e tuttora chiedono, al governo italiano di inviare soldati in Siria. Nello scorso aprile fu il senatore USA Lindsey Graham, fedelissimo di Trump e in missione a Roma – dove probabilmente incontrò anche il Presidente Mattarella – a rendere pubblica la questione, mettendo a conoscenza della stampa italiana la richiesta nordamericana.
Dall’annuncio del senatore Graham si sono poi succedute le richieste ufficiali di Washington al governo Conte e direttamente al ministro della Difesa Elisabetta Trenta. Che, come il governo, prende tempo e non risponde. Come accaduto anche pochi giorni fa presso la Commissione Difesa al Senato della Repubblica, dove, di fronte alle domande sull’eventuale invio dei soldati italiani in Siria postele durante un’audizione, il ministro Trenta ha scelto di non rispondere, abbandonando i lavori della Commissione.
Ricordiamo che nello scorso dicembre Trump aveva annunciato il ritiro delle truppe americane dalla Siria e che solo dietro la forte spinta di Israele, che vuole la presenza militare USA in funzione anti Assad, anti Iran e anti Russia, gli USA cedettero rimanendo in Siria. Ma con l’intenzione di far sostituire i soldati americani dalle truppe alleate. Da qui la richiesta pressante di Trump anche al governo italiano di inviare il proprio esercito.
Il disegno degli USA, con la scusa ormai consunta ma ancora utilizzata, di “aiutare le forze curde siriane e le forze democratiche siriane” è quello di rafforzare, sul terreno siriano, la presenza militare degli alleati per contrapporsi ancora, anche attraverso la costruzione di “enclave” filo occidentali e anti governative, alla vittoria di Assad e alla presenza russa. Proprio come chiede Israele.
Gravissimo sarebbe, anche in quest’ottica, l’invio delle truppe italiane in Siria. E il fatto che, dopo mesi, ancora il governo italiano prende tempo, non rispondendo a Trump e lasciando aperta la possibilità dell’invio, apre uno spiraglio oscuro e drammatico. Specie in questa fase in cui la tensione internazionale, sotto la spinta di Trump, pericolosamente si riaccende e dagli USA parte la secca direttiva di accentuare di nuovo la linea aggressiva della NATO, una linea da espandere sul piano planetario e che chiede la forte unità – e la subordinazione – dei Paesi alleati.
Il durissimo piano di attacco economico da tempo messo in campo dagli USA contro l’economia cinese ( che si aggiunge agli “embarghi” che l’Ue mette in campo, uno dopo l’altro, contro la Russia) ha già prodotto il rinserrarsi del rapporto economico, politico e militare tra Cina e Russia. Ed è in fatti di questi giorni l’importante incontro, a Mosca, tra Putin e Xi Jinping. Un incontro al quale, non certo casualmente, ha fatto seguito la pericolosa provocazione militare USA nel Mar delle Filippine, lo scorso venerdì 7 giugno, quando l’incrociatore lanciamissili statunitense “Chancellorsville” si è spinto sino a 15/30 metri dal cacciatorpediniere russo “Vinogradov”, scatenando una tensione altissima. E ciò dopo che lo scorso giovedì 6 giugno il ricognitore “P8 Poseidon”, alzatosi dalla base italiana di Sigonella, si è incrociato in cielo con un caccia russo.
E’ all’interno di tale contesto che l’eventuale invio dei soldati italiani in Siria, a rafforzare il fronte atlantista e anti Assad, rappresenterebbe una scelta scellerata ed una ulteriore genuflessione all’imperialismo americano.
Il PCI, consapevole che il “sovranismo” del governo Conte è una pura diceria, chiede alle forze comuniste, di sinistra, democratiche e pacifiste italiane, oltreché alle parti più avanzate, ancora vaste e meno “governiste” del M5S, di innalzare l’allerta e di denunciare sin da ora il pericolo che verrebbe da un pieno coinvolgimento italiano nella guerra, tuttora in corso, in Siria tra le forze militari occidentali d’occupazione e l’esercito e il popolo siriano, che da anni lottano per difendere la legittimità del governo Assad e la libertà e l’indipendenza della Siria.

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