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Il PCI all’assemblea contro l’autonomia differenziata

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CLICCA QUI PER SCARICARE IL DOCUMENTO CONCLUSIVO DELL’ASSEMBLEA NAZIONALE CONTRO L’AUTONOMIA REGIONALE DIFFERENZIATA

di Walter Tucci, Direzione nazionale PCI e Responsabile Costituzione, Democrazia e Istituzioni

Ringrazio a nome del Partito Comunista Italiano i promotori di questa importante iniziativa, che si svolge in un liceo storico a me caro, essendo quello in cui studia mia figlia e dove propongo di ripetere un’analoga Assemblea, alla ripresa dell’attività scolastica, per coinvolgere i giovani, in gran parte inconsapevoli di una battaglia così determinante per il futuro della Scuola italiana e per l’unità del Paese.
Dopo aver vinto, infatti, la battaglia del 4 dicembre 2016, siamo ora chiamati, tutti quelli che siamo qui oggi e quelli che ci hanno sostenuto, a difendere la nostra democrazia costituzionale da un attacco ancora più pericoloso, perché stavolta è contro la prima parte della Costituzione, contro i suoi principi, contro i suoi valori fondanti; è cioè un attacco contro l’unità dello Stato, la coesione del Paese, la solidarietà e l’uguaglianza tra i cittadini e i loro diritti fondamentali.
Com’è evidente, per la Lega (ora quasi plenipotenziaria al Governo del Paese) è la madre di tutte le battaglie, ed è il coronamento tanto agognato del loro progetto separatista, una vera e propria secessione dei ricchi e del nord ancora opulento, contro il quale non esiste ad ora un’adeguata opposizione parlamentare, tranne alcune isolate voci.
Del resto la stura a questo progetto è stata data, nel tempo, da una serie di dissennate modifiche costituzionali volute proprio da governi di centro sinistra, a partire dalla modifica del titolo V° e dal tentativo renziano, fortunatamente sconfitto, per finire con l’art. 116 e gli accordi tra il Governo Gentiloni e le tre Regioni, siglato nel 2018
a pochi giorni dalle elezioni.
Spetta dunque di nuovo a noi, che oggi siamo qui così numerosi, in rappresentanza di diverse forze democratiche, Associazioni, Movimenti, Giuristi, Coordinamenti ed esperienze sociali, forze politiche e sindacali, difendere ancora una volta l’assetto costituzionale dello Stato, uno ed indivisibile, ed il ruolo stesso di un Parlamento già da tempo svuotato delle sue prerogative, al quale viene negato di entrare nel merito di una questione così importante per la stessa vita del Paese.
Se passa questo provvedimento, si creano Servizi pubblici differenti per zone e per reddito, si raddoppia la burocrazia, si sottrae l’economia locale privata e pubblica alla funzione regolatrice e programmatoria nazionale, per affidare ai singoli territori materie essenziali allo sviluppo equilibrato del Paese come la Scuola, la Salute, l’ambiente, i trasporti, le infrastrutture, la Ricerca scientifica e tecnologica, i contratti di lavoro (altro che gabbie salariali!) e, perfino, i rapporti con la U.E.

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Le tre Regioni (a cui già altre stanno seguendo) che chiedono più poteri e risorse, producono da sole oltre il 40% del PIL nazionale e chiedono di gestire direttamente il c.d. residuo fiscale (la differenza, cioè, tra le entrate fiscali e tributarie e le risorse che escono per le spese), che ammonterebbe a circa 30 miliardi!
Ma perché si vuole rompere il principio costituzionale che impone la perequazione delle risorse tra i territori e la pari dignità dei diritti dei cittadini, a prescindere da dove risiedono?
Il vero obiettivo a cui mirano – e che va denunciato con chiarezza, per svegliare le coscienze dei veri democratici e allargare il fronte della nostra battaglia – è quello di ottenere una maggiore indipendenza da un sistema economico, politico e sociale, le cui regole fondamentali sono di ostacolo ad una profonda integrazione con il sistema produttivo economico e sociale nord europeo, che, viceversa, non contempla forme di equità e redistribuzione di risorse; non contempla il carattere nazionale ed unitario dell’istruzione; non contempla alcun limite all’ampliamento delle privatizzazioni dei beni e dei servizi.
Per ostacolare tale disegno penso che debba essere ripreso e rilanciato l’appello che Domenico Gallo ha inviato al Presidente della Repubblica e ritengo che debba essere anche trasmesso alla Corte Costituzionale e a tutti i parlamentari, come diceva Villone.
Dobbiamo, inoltre, chiedere la costituzione di una Commissione parlamentare che, verifichi le disparità già in atto nell’attuale distribuzione delle risorse (ad es. tra Regioni a Statuto speciale e non) e dell’applicazione dei livelli essenziali di prestazioni (LEP), come più volte chiesto dalla Corte Costituzionale.
Propongo, infine, per operare con maggiore efficacia nei prossimi mesi, sperando che non facciano un blitz estivo, la costituzione di un coordinamento permanente unitario organizzato, o, come è stato detto, un Comitato di scopo, articolato su tutto il territorio nazionale ed al centro, nel quale noi del PCI ci saremo e daremo il nostro contributo.

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