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Il PCI al XXI° meeting internazionale dei partiti comunisti e operai

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Dal 18 al 20 Ottobre, ad Izmir- Turchia, si è svolto il XXI° incontro internazionale dei partiti comunisti e operai. Un’importante occasione di confronto, organizzata congiuntamente dal Partito Comunista Turco (TKP) e dal Partito Comunista Greco (KKE), che ha coinvolto 75 partiti in rappresentanza di 62 paesi dei cinque continenti. Una presenza significativa, che rappresenta circa la metà delle realtà comuniste e del lavoro esistenti. All’incontro internazionale, ha preso parte anche il Partito Comunista Italiano, nelle persone del suo segretario Mauro Alboresi e di Luca Vanzini, del dipartimento esteri della FGCI. Il dibattito che ne è scaturito, a partire dalla sottolineatura operata da quasi tutti gli intervenuti circa la rilevanza della concomitanza dell’incontro in questione con il 100° anniversario della nascita della Terza Internazionale, l’importanza di quest’ultima nella storia comunista, ha messo in luce un’importante condivisone di analisi tra i partecipanti circa il contesto internazionale entro il quale si è chiamati ad operare, ciò che lo caratterizza. Particolare rilievo è stato posto alla crisi strutturale nella quale versa il sistema capitalista, alle politiche imperialiste sempre più marcate in essere, all’attacco generalizzato agli spazi di democrazia, alle condizioni di lavoro e di vita delle masse popolari dei diversi paesi, ai conflitti presenti in tanta parte del mondo ed ai rischi crescenti per la pace. I molti interventi succedutisi hanno altresì sottolineato l’esigenza di un maggiore e sempre più adeguato coordinamento tra le diverse realtà interessate, al fine di una azione congiunta a livello nazionale e sovranazionale, di ridare corpo, in aderenza ai tempi, a nuove forme di solidarietà internazionale, ad un nuovo internazionalismo. Il Partito Comunista Italiano, che in tale contesto, nel limite imposto degli 8 minuti, ha svolto l’intervento che si allega, ha avuto molteplici incontri di carattere bilaterale con diversi tra i soggetti politici presenti, consolidando relazioni già in essere, promuovendone altre, in coerenza con la propria convinzione circa la necessità di percorrere la strada della massima unità possibile tra i partiti comunisti e del lavoro. I soggetti interessati da tale relazione bilaterale hanno espresso la comune convinzione circa la necessità di dare seguito a ciò anche attraverso la definizione di specifiche iniziative coinvolgenti le diverse realtà su specifici temi di comune e più generale interesse.

Testo intervento a Izmir

Care compagne e cari compagni, a nome mio e del Partito Comunista Italiano che rappresento, desidero innanzitutto ringraziare gli organizzatori di questo xxi incontro internazionale dei partiti comunisti ed operai per l’impegno da loro profuso ai fini della sua indubbia riuscita.

Questo incontro, importante in se, lo è ancora di più in quanto coincide con il centesimo anniversario della fondazione dell’internazionale comunista, soggetto politico tra i principali protagonisti della storia mondiale tra le due grandi guerre del secolo scorso.

Un’organizzazione che ha caratterizzato tanta parte della nostra comune storia, che ha promosso e guidato l’azione dei partiti comunisti in una fase oltremodo difficile, rivolgendosi non solo ai proletari dei paesi capitalistici sviluppati, ma anche alle popolazioni soggiogate dalla dominazione coloniale e semi coloniale, aprendo nuovi orizzonti.

Un’esperienza che ha dimostrato quanto il cammino degli sfruttati e degli oppressi verso la liberazione è lungo, difficile, tutt’altro che lineare.

Molto è accaduto da allora, dalla decisione dello scioglimento della Terza Internazionale, e quanto caratterizza l’oggi rappresenta la sfida per l’insieme dei partiti comunisti e del lavoro.

Nelle scorse settimane, come noto, in concomitanza con l’ottantesimo anniversario dello scoppio della seconda guerra mondiale, il Parlamento Europeo ha approvato a larga maggioranza, per l’Italia, non casualmente, hanno votato a favore centrodestra e centrosinistra, la risoluzione relativa “all’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa”, che attraverso falsificazioni ed omissioni equipara comunismo e nazismo, e che “lisciando il pelo” ai governi più reazionari d’Europa spinge alla messa al bando dei simboli comunisti, alla loro esclusione dalle competizioni elettorali, a marginalizzare, ad impedire la manifestazione di un’idea.

Noi, che sappiamo bene il ruolo decisivo che ha avuto l’Unione Sovietica per la sconfitta del nazismo, che hanno avuto i comunisti nella lotta al nazifascismo, dobbiamo cogliere in tutta la sua portata questa ulteriore tappa del processo revisionista in essere, che è parte di un progetto di lungo periodo volto all’affermazione del pensiero unico, e reagire.

Siamo di fronte ad un ulteriore attacco delle classi dominanti nei confronti di un movimento, quello comunista, che è in ripresa in tanta parte del mondo, che ha messo e mette in discussione il potere della borghesia, che porta con se l’idea di un’alternativa di sistema nei confronti di un capitalismo che dopo il crollo dell’URSS, le cui ragioni ci sono note, si era presentato come trionfante, sino a preconizzare la fine della storia, e che oggi, invece, si dibatte in una profonda crisi strutturale, ed i cui margini di manovra si sono fortemente ridotti.

Siamo chiamati ad operare in un contesto internazionale sempre più complesso, problematico, aperto a molteplici sbocchi:

-gli equilibri geopolitici conosciuti sono per tanta parte saltati, e a seguito del processo di globalizzazione, affermatosi all’insegna della concentrazione del capitale finanziario, sono largamente in fase di ridefinizione;

-politiche neo colonialiste, neo imperialiste sono sempre più evidenti, marcate;

-l’unilateralismo degli USA, che con l’elezione di Trump ha subito un’ulteriore accelerazione, esprime una politica estera sempre più condizionata da quel complesso militare/industriale che oggi è largamente rappresentato nel governo, sempre più aggressiva (della quale è parte anche la questione dei dazi) sprezzante nei confronti del diritto internazionale, del diritto dei popoli all’autodeterminazione;

-il ruolo crescente assunto dalla NATO, braccio armato di una dimensione euro atlantica a guida statunitense, con il suo espandersi ad est e nell’area del pacifico, evidenzia una tendenza al confronto militare, alla guerra sempre più marcata;

-la crisi nella quale si dibatte l’Unione Europea, blocco imperialista in costruzione, il cui carattere essenzialmente finanziario, assai poco economico, per nulla sociale è rifiutato sempre più dai popoli che la compongono, evidenzia il riproporsi di logiche che hanno ispirato le pagine più buie della sua storia.

In relazione a questo quadro è necessario che i partiti comunisti e del lavoro si propongano una sempre più stretta relazione tra loro.

Contrariamente a quello che in tanti davano per scontato, la speranza, la prospettiva di una società socialista, del comunismo, non è tramontata, essa è viva, necessaria, motivata da quanto accade, dalle ragioni che ne sono alla base, e la ricerca di ciò, anche in forme inedite, che si misurano con il contesto di riferimento, con la realtà data, in molteplici paesi, lo dimostra.

Oggi, per ovvie ragioni, non è più tempo di un paese guida, di un partito guida, ma è sicuramente tempo di rilanciare in forme e modi adeguati l’internazionalismo.

Noi, come PCI, siamo fermamente convinti della necessità di perseguire la massima unità possibile tra i diversi partiti comunisti ed operai, l’unità nella diversità, anche definendo una piattaforma comune, obiettivi comuni attorno ai quali promuovere iniziative e mobilitazioni unitarie, nei singoli paesi e su scala sovranazionale.

Non si tratta di nascondere le differenze esistenti, ma avendo contezza di ciò di sottolineare il valore di un fronte unitario, che rispettoso dell’autonomia politica ed organizzativa delle sue componenti, costituisce oggi la risposta possibile e necessaria all’attacco al quale siamo sottoposti.

E’ la realtà a dirci che il valore fondante, l’esigenza dell’internazionalismo proletario e comunista non è venuta meno.

Sottolinearlo oggi, a cento anni dalla fondazione della Terza Internazionale, è molto più di un atto simbolico, è la manifestazione di una consapevolezza.

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