Partito Comunista Italiano

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“Per la critica radicale all’Ue, alla Nato e all’Esercito europeo”

di Nicola Paolino, PCI Salerno

(intervento all’iniziativa promossa dalla Federazione salernitana del Pci il 10 febbraio 2017)

 

Prima di entrare nel merito di alcune questioni che sono all’ordine del giorno di questa che è la nostra prima iniziativa pubblica, su temi che tutti consideriamo essere tra le priorità del ricostituito Partito Comunista Italiano, ritengo necessario fare riferimento al quadro della nuova situazione internazionale delineata dal trumpismo. In estrema sintesi. Trump e il trumpismo non sono l’ordinaria politica statunitense né mondiale. Al contrario, si tratta della riedizione di una politica unilateralista annunciata in una feroce campagna elettorale e già messa in atto da parte della prima superpotenza imperialista. Essa è la risposta restauratrice e reazionaria all’ulteriore ridimensionamento americano nell’economia, nella finanza e nella politica, non sul piano della supremazia militare, causato dalla prima crisi della globalizzazione capitalistica, diretta espressione del cosiddetto “libero mercato”. Ma ancora per poco! Vedremo quindi un altro tipo di protezionismo che sarà applicato con l’utilizzo spregiudicato dei dazi doganali in entrata anche a società americane che hanno trasferito le loro imprese all’estero.

A quest’ultima, ferocissima, campagna elettorale ha fatto seguito l’elezione di un Governo formato dalle diverse frazioni del capitale monopolistico di quel Paese che dovrà realizzare il programma revanscista, nazionalista e sciovinista “Presidente Trump”. <Faremo grande l’America di nuovo> e <pace attraverso la forza> sono il collante con il quale alla stragrande maggioranza del popolo americano saranno imposte misure limitative e restrittive su tutte le questioni sociali e dei diritti civili. All’orizzonte di quel Paese si profila un massacro sociale senza precedenti! Sul piano internazionale tutte le relazioni saranno tra Stati Uniti ed ogni singolo Stato e improntate non al reciproco vantaggio, ma a vantaggio del più forte. La borghesia monopolista e lo stato maggiore dell’esercito hanno in un sol colpo fatto saltare la mediazione politica, la stessa utilità dei partiti, delle istituzioni e dei sindacati. Una sola classe al comando. Non solo quindi l’uomo forte. Una sola classe deciderà sul solco tracciato da Trump. La mediazione potrà essere fatta solo con gli intenti di mantenere unite le diverse fazioni monopolistiche, mettendo da parte ulteriormente le altre classi sociali. Il velo della distinzione tra il sociale e il politico e il politico e il sociale, grande mistificazione borghese, è stato squarciato. Karl Marx lo aveva già fatto in Miseria della filosofia.

Lo stesso Marx, fondatore del nuovo Comunismo, aveva previsto fasi dirette di <classe contro classe>. Le salariate e i salariati americani che saranno sottoposti a una prova durissima, forse la più dura della loro storia, da subito, sono chiamati a sperimentare la loro associazione per contrastare, combattere e, infine, sconfiggere il feroce ed inumano disegno rappresentato dal trumpismo. Per la vittoria finale sarà necessaria la mobilitazione permanente dell’intero popolo americano, tra l’altro già in atto dal dopo elezioni. Sarà quindi necessaria un’unica “muraglia popolare” per fermare in tempo il risvegliato orso bruno, dal color rosso normanno. Il programma trumpista metterà a dura prova tutti gli altri Stati ed i Popoli di tutto il mondo. Tutti i popoli, per <fare grande l’America di nuovo>, saranno sottoposti ad una pressione simile a quella orchestrata dalla Germania hitleriana. Il trumpismo sta già dimostrando con i fatti che è il contrario dell’autarchia o dello <splendido isolamento>. È sotto gli occhi di tutte e di tutti che il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America, tra gli altri Paesi, ha già mandato strali infuocati all’Europa e a Draghi, accusandolo apertamente di avere deliberatamente sottovalutato l’euro. Lui le cose non le manda a dire né le rimanda agli incontri internazionali, ma le urla direttamente, tracotantemente ingerendosi negli affari interni degli altri Paesi, nel tentativo di intimidirli. Questo è l’espansionismo imperialista di Trump che vuole cancellare qualsiasi forma di multilateralismo e coesistenza pacifica tra gli Stati, a prescindere dal tipo di sistema politico.

Ed ora vorrei procedere ad alcune brevissime notazioni che riguardano l’Italia e l’Europa. Nelle Tesi approvate a Bologna, a giugno dell’anno scorso, giustamente abbiamo ritenuto inconciliabili i Trattati dell’Unione Europea con la piena indipendenza e sovranità del nostro popolo, condizione necessaria per potere avviare una politica generale dell’Italia che veda al primo posto gli interessi del popolo e non quelli di una ristretta minoranza di sfruttatori e di rentier. Quei trattati rendono impossibile la presenza diretta dello Stato in economia, impedendo al nostro Mezzogiorno di potere uscire dal sottosviluppo sostanziale in cui si trova. La certezza pseudo riformista di certa “falsa sinistra”, che il mercato avrebbe risolto la <questione meridionale>, è stata ripetutamente smentita dai fatti. Impietosamente! Così la piena occupazione femminile e maschile rimarrà una petizione di principio e la nostra Rinascita un sogno. Prevedibilmente, le fortissime pressioni competitive trumpiste sugli altri Stati, saranno girate con maggiore forza sui lavoratori a cui saranno chiesti/imposti ulteriori sacrifici e per quando riguarda i rapporti di lavoro, la riduzione del salario nominale e la drastica riduzione dello Stato sociale, in nome della salvezza nazionale ma in verità per difendere soltanto i propri interessi di classe. Non va forse in questa direzione la sottolineatura sul debito pubblico fatta del Ministro dell’Economia? Il che, per non arrivare impreparati, ci obbliga ad affrontare urgentemente questo tema dal punto di vista dei lavoratori e popolare.

In conclusione, nel quadro generale che prefigura il trumpismo, dobbiamo essere fermamente convinti che il compito principale del Partito debba essere quello di salvaguardare la nostra autonomia teorica, politica ed organizzativa fin qui elaborata, nonostante la nostra iniziale debolezza relativa. Nulla sarà come prima! Spetta, soprattutto, al nostro Partito non per diritto ereditario ma per capacità di analisi, proposte programmatiche e politiche specifiche e generali per essere alla testa delle lotte immediate e future. Senza settarismi di ritorno o inconcludenti eclettismi. Senza facili entusiasmi, ma con acume, flessibilità tattica e lungimiranza. In mare aperto e non nel chiuso delle nostre stanze, forse inesistenti! I compiti sono giganteschi. Perciò, la ricerca dell’unità di tutti i comunisti va ripresa e rilanciata a tutti i livelli, con un lavoro tenace ma umile. La ricerca del confronto e l’unità possibile con la sinistra alternativa va sperimentata a tuti i livelli. Il rischio che corriamo, in questa fase, è di non andare da nessuna parte. Facciamo pieno affidamento nelle moderne masse popolari. Consideriamo l’incontro dei diversi Partiti Comunisti che si terrà a Roma il 25 febbraio una tappa necessaria, utile e giusta, che possa costituire un momento significativo di confronto reciproco, di approfondimenti ulteriori e di unità, per il presente e il futuro. I proletariati, i popoli e le Nazioni ne hanno urgente bisogno.

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