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Sui fatti di Cona e di Verona

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di PCI e FGCI Veneto

Lunedì due gennaio, nel centro di prima accoglienza di Cona (Venezia), muore Sandrine Bakayoko, una ragazza di 25 anni per un malore, probabilmente sottovalutato. Gli ospiti del centro si ribellano denunciando un ritardo dei soccorsi, smentito invece dal 118. Il centro conta 1400 presenze, con un presidio numericamente insufficiente di operatori.

Il tre gennaio a Verona migranti residenti nell’ostello Santa Chiara, manifestano bloccando per alcune ore una strada adiacente lamentando le condizioni, secondo loro inadeguate che si trovano a vivere all’interno di questa struttura.

Questi i fatti.

Per alcuni media locali e nazionali, oggi la nostra regione si trova, letteralmente assediata dai profughi, come se lo svolgersi della nostra quotidianità venisse impedito da torme di facinorosi pronti a bloccare strade e che rifiutano gli aiuti che generosamente gli vengono forniti, sputando sostanzialmente nel piatto in cui mangiano.

Questa è un’interpretazione assolutamente falsa, generata ad arte in mesi di lavoro sotterraneo, che vuole solo creare un clima negativo attorno ai migranti e spingere gli abitanti delle nostre città a non ascoltare le loro versioni dei fatti. Lungi da noi pensare che le migrazioni epocali che segnano il nostro tempo, siano un fenomeno semplice e indolore da gestire. Siamo assolutamente consapevoli del fatto che culture e abitudini molto diverse non si integrano per magia in pochi giorni. Vogliamo però sempre partire dai motivi che spingono queste persone ad affrontare viaggi pericolosi e costosi, a sradicarsi completamente dalle loro terre e dai loro cari, per venire in Europa. In alcuni casi si tratta di guerre, guerre spesso scatenate con l’apporto diretto o indiretto dei paesi occidentali, in altri casi si tratta di condizioni economicamente insostenibili. Anche in questo secondo caso, le responsabilità della nostra parte di mondo sono enormi e non possiamo fare finta di nulla. La storia del colonialismo e la spoliazione delle ricchezze di Africa e Medio Oriente, che è continuata anche successivamente a questa fase, è patrimonio storico a disposizione di chi vuole conoscerla.

Questo flusso verso la parte ricca del pianeta, nelle condizioni attuali è pressoché inevitabile e avviene, in forme solo tecnicamente diverse, anche in America e in Asia. Sta a noi il compito inderogabile di gestire l’esistente e di lottare per disinnescare a monte le cause di quanto accade. Sono fenomeni già visti anche nell’ottocento e nel novecento, in quei casi però ad emigrare era la nostra gente, anche dalle regioni del Nord Italia che oggi si ritengono al di sopra di tali dinamiche.

Va evitata ad ogni costo la guerra tra i poveri che i padroni alimentano, sapendo che la concorrenza e l’odio tra lavoratori (attivi e potenziali) gli permettono di sfruttare maggiormente la forza lavoro disponibile. Va fatto ogni sforzo da parte di chi risiede qui da generazioni per capire ed interpretare correttamente quanto accade, senza abbandonarsi a facili sentimenti di superiorità. Va combattuta ogni forma di razzismo e di xenofobia, spesso utilizzati a scopi elettorali da pseudo movimenti, dietro ai quali si nasconde la solita estrema destra di sempre.

Il PCI esprime la propria solidarietà a chi è costretto dagli eventi ad abbandonare le proprie terre e afferma che l’Europa intera e non solo i paesi che in questo caso rappresentano una frontiera (Grecia e Italia in primis), deve garantire condizioni dignitose a chi lo fa.

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