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Campania: il PCI sulla nomina di De Luca a commissario ad acta alla sanità

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di Segreteria Regionale PCI Campania

 

Il Consiglio dei ministri ha deliberato la nomina del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca quale Commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro dai disavanzi nel settore sanitario della Campania: “il governatore” sarà quindi regista di sé stesso, controllore e controllato. Per la verità, la nomina è arrivata dopo un lungo scontro all’interno delle forze che reggono de sorti del governo Gentiloni, perché una parte della maggioranza non sembrava convinta delle virtù taumaturgiche dell’ex sindaco di Salerno. Ma, come si suol dire, il dado è tratto.

Alla luce della realtà che abbiamo di fronte dopo i primi due anni di mandato presidenziale, siamo assai poco fiduciosi nelle capacità di De Luca di affrontare e risolvere la drammatica situazione del sistema sanitario campano. Sino ad ora, infatti, non sembra che il lavoro del Presidente, nello specifico settore ed anche in altri di competenza regionale, nonostante i ripetuti e reboanti annunci, abbia prodotto miglioramenti significativi in questa Regione tanto martoriata. Avremmo, quindi, di gran lunga auspicato una soluzione politica ai problemi della sanità campana attraverso l’uscita dal commissariamento e la restituzione ai cittadini della piena sovranità sulla sua gestione.

Come è a tutti noto la sanità in Campania è ormai al collasso: dieci anni di commissariamenti e piani di rientro, caratterizzati esclusivamente da criteri ragionieristici, hanno avuto il solo risultato di smantellare il servizio sanitario pubblico regionale producendo il taglio di numerosi posti letto, la chiusura di reparti e l’eliminazione dei piccoli Ospedali posti nelle isole e nelle aree montane con gravi difficoltà di collegamento, il blocco del turn-over  e la conseguente impossibilità di garantire la continuità del servizio mentre sono aumentati i posti letto in regime di convenzione con i privati.

L’attuale Piano ospedaliero non fa altro che confermare, attraverso le innumerevoli criticità evidenziate e attraverso i terribili dati statistici (terrificanti i dati relativi alla mortalità generale, alla mortalità per tumori e per l’aspettativa di vita) ciò che da anni i Comunisti campani denunciano: la cancellazione del diritto alla salute da parte delle logiche liberiste e la totale devoluzione al privato di  servizi pubblici fondamentali quali il settore della riabilitazione (anche psichiatrica) e della lungodegenza.

Occorre una netta inversione di tendenza, ma questa avrebbe richiesto una coraggiosa e determinata volontà politica, del tutto assente nell’attuale maggioranza governativa.

Napoli,12 luglio 2017

 

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