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L’Occidente piange Liu Xiaobo

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di Giorigo Langella, Direzione Nazionale PCI

In queste ultime ore l’informazione dà enorme risalto alla morte di Liu Xiaobo, dissidente cinese morto di cancro al fegato al First Hospital of China Medical University di Shenyang, dove era ricoverato da qualche settimana.
Liu Xiaobo era stato insignito del nobel per la pace (premio dato un po’ a tutti soprattutto – o solo – per questioni politiche) ed era stato condannato a 11 anni di prigione per  “incitamento alla sovversione del potere dello stato”.

(A questo proposito, ricordo che, nel 2010, Domenico Losurdo, a proposito del premio nobel assegnato a Liu Xiaobo iniziava un suo articolo intitolato “Il «Nobel per la pace» a un campione del colonialismo e della guerra” scrivendo: “Nel 1988 Liu Xiaobo dichiarò in un’intervista che la Cina aveva bisogno di essere sottoposta a 300 anni di dominio coloniale per poter diventare un paese decente, di tipo ovviamente occidentale. Nel 2007 Liu Xiaobo ha ribadito questa sua tesi e ha invocato una privatizzazione radicale di tutta l’economia cinese. Riprendo queste notizie da un articolo di Barry Sautman e Yan Hairong pubblicato sul «South China Morning Post» (Hong Kong) del 12 ottobre.”)

Ora, fa sempre malinconia quando muore una persona.
Ma è bene ricordare che, se Liu Xiaobo viene considerato dall’informazione occidentale (direi “imperiale”) come paladino della libertà (le frasi sopra citate pongono qualche dubbio) ed esempio di carenza di diritti umani in Cina, nel cuore dell’impero, gli USA, molti sono i dissidenti incarcerati dopo processi farsa e accuse inconsistenti. Condannati per il fatto di appartenere a qualche popolo oppresso o per via del colore della loro pelle o per le idee che professano. Voglio ricvordare, allora (e sono solo due esempi), Leonard Peltier che è rinchiuso in carcere da oltre 40 anni (15134 giorni) e Mumia Abu-Jamal che lo è da ormai 35 anni. Entrambi sono malati. Ma la “giustizia” imperiale, sappiamo, non guarda in faccia nessuno che abbia la pelle di altro colore o che abbia idee diverse da quelle del governo. Non esiste nessuna attenuante né alcuna “pietas” per chi è “diverso”, un “dissidente”.
E di loro, l’informazione “imperiale”, dice e scrive pochissimo. Direi nulla.

Tanto sia Leonard che Mumia “se la sono cercata” dal momento che il primo è colpevole di essere nativo-americani e il secondo di essere un afro-americano. E ne sono orgogliosamente consapevoli.

 

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