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Una recente intervista al Segretario Nazionale del PCI

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di Ufficio Stampa. Riprendiamo dal sito www.fuoripagina.it un’intervista del Compagno Vindice Lecis al Segretario Nazionale del PCI, Mauro Alboresi 

“Non si può immaginare di votare il def, il documento di economia e finanza e anche la legge di stabilità che impegnano questo e i futuri governi e immaginare di essere alternativi o competitori del Pd. Non è corretto. Bisogna decidere da che parte stare”.

(Mauro Alboresi è da un anno e mezzo il segretario del rinato Partito comunista italiano, impresa da far tremare i polsi visto lo stato della sinistra – o di quella che si proclama tale magari ancora profumando di Pd. Questo Pci ha quasi quindicimila iscritti, sedi in quasi tutte le città, un po’ di amministratori locali, stringe alleanze con movimenti fortemente critici con l’Europa della finanza, annovera tra le sue fila anche sindacalisti di base e della Cgil. Ma dei comunisti si parla poco sull’informazione generale).

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I bersaniani mollano il governo sul Def ma salvano Gentiloni. Un minuetto?

“Ne prendiamo atto, il Def come la legge di stabilità è un passaggio cruciale che indica chiaramente da che parte stare. Mdp ha chiesto modifiche nel merito, si tratta di vedere se saranno accolte, ma non sembra. Tuttavia non faranno mancare il voto che salverà Gentiloni e le eterne politiche sbagliate”.

Cosa si muove a sinistra del Pd?

“Si vive una situazione complessa e non definitiva, agitata da processi di scomposizione e ricomposizione. Mdp e Campo progressista, ad esempio, sono a un punto di svolta: o decidono di proseguire su un certo percorso o si va alla rottura. Più in generale è anche in atto il processo di costruzione di un nuovo partito che si basa su Mdp e Possibile e che tenta di coinvolgere Sinistra Italiana, fortemente attratta da questa ipotesi”.

Quale è allora il giudizio dei comunisti su queste ipotesi?

“Ne prendiamo atto. Anche se queste forze, in sintesi, si pongono sempre e comunque il rapporto col Pd, con o senza Renzi. Quindi vogliono una riedizione, più o meno innovativa, del centro sinistra. Vedremo che cosa faranno”.

La vostra è una critica senza appello al centrosinistra?

“Il nostro giudizio è netto e si basa sui dati reali. Servirebbe, come base fondante della sinistra, un programma di rottura, di alternativa chiara. Non si può riproporre una formula superata dai fatti e dalle scelte gravi operate in Italia in questi anni. Noi vogliamo costruire un’alleanza che si ponga come alternativa a quella del Pd e del centro sinistra. Mi sembra assurdo chiedere al Pd di stringere intese per portare avanti politiche diverse”.

C’è anche la sinistra del Brancaccio molto critica col renzismo…

“Ma la sua carica iniziale si è esaurita. Proposta come contenitore e soggetto unitario a sinistra allo stato attuale non ha fatto passi avanti e anche alcuni soggetti che avevano aderito sono ora già più cauti se non addirittura fuori”.

Come mai tra voi e Rifondazione non ci sono chiare intese politiche? Eppure ciò che vi unisce dovrebbe essere molto più di ciò che vi divide.

“Stiamo cercando di relazionarci con tutti. Ma a tutti chiediamo una chiara linea di alternativa al Pd e al centrosinistra. Siamo disponibili a definire un processo unitario e alla possibilità di definire programmi comuni. Ma alcune scelte di Rifondazione, come l’appoggio a Fava in Sicilia che vuole rifare un centro sinistra, ci lasciano perplessi. Mi auguro che certe contraddizioni vengano sciolte. Noi ribadiamo l’esigenza di confrontarci”.

Cosa farete alle elezioni? Andrete da soli?

“Allo stato attuale abbiamo due leggi elettorali diverse per Camera e Senato e che sono incostituzionali. Il tentativo di rifare una nuova legge si prospetta, inoltre, fortemente negativo e molto lontano da quel sistema proporzionale senza sbarramento che garantisce invece la vera rappresentatività del popolo italiano. Vedremo come presentarci dunque alle prossime elezioni politiche: o d’intesa con altre forze ma anche da soli col simbolo comunista”.

La sinistra italiana conferma in Italia la sua crisi profonda. Da che cosa nasce?

“Viviamo una profonda crisi politica e culturale. Ma non tutti hanno le stesse identiche responsabilità, sia chiaro. La crisi vera nasce da quando c’è stata l’assunzione della logica della compatibilità e del pensiero unico capitalistico e liberistico. Bisogna rompere invece quella logica, rilanciando valori e principi, un’idea di società diversa radicalmente dall’attuale. Che definisca programmi di governo capaci di affrontare questa crisi e volgerla dalla parte dei lavoratori, dei disoccupati, dei ceti disagiati. Questa è la nostra sfida, non altro. Certo non è facile, ma la sinistra deve scardinare la logica del pensiero unico che la porta persino ad allearsi con i garanti di questa Europa”.

Tuttavia la sinistra italiana sembra che voglia ripartire con un bagaglio culturale e ideale neo liberale: poca l’attenzione al lavoro, al conflitto, all’eguaglianza, ai diritti sociali e tantissima attenzione, da apparire contrapposti, invece a quelli individuali. Una sorta di sinistra anticomunista in senso moderno?

“La gran parte dei processi di ricomposizione della sinistra oggi, parte sempre dalla convinzione che si sia chiusa una fase storica e certi ideali siano spenti o falliti. Un atteggiamento che considero sbagliato e chiuso e che risente dell’egemonia del pensiero dominante. Io dico che c’è bisogno, e molto, dei comunisti e della loro unità anzitutto, necessaria per fare della sinistra qualcosa di davvero alternativo”.

In poche parole, cosa risponde quando le chiedono del perché scegliervi?

“Abbiamo presentato un programma che strategicamente vuole più stato e meno mercato, maggiore uguaglianza, più democrazia, attuazione della Costituzione repubblicana. In sintesi il rilancio del ruolo pubblico nell’economia per rimettere al centro lo sviluppo qualificato dell’Italia; riscrivere il diritto del lavoro abolendo il jobs act e ripristinando ed estendendo l’articolo 18; ribadire la centralità del lavoro tutelato da un contratto nazionale; adeguamento di salari e pensioni; diffusione del welfare e nuovo sistema previdenziale con l’abolizione della riforma Fornero; ripristinare il fondo nazionale per le non autosufficienti; la difesa della sanità pubblica senza ticket; nuovo piano casa; l’eliminazione della cosiddetta buona scuola. Potrei continuare ma questa è una parte del progetto dei comunisti per l’Italia”.

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  • La Rosa Giuseppe

    Da soli o con altre forze ma col simbolo comunista,… se qualcuno mette quel simbolo su una scheda elettorale se ne vedranno delle belle… provare per credere!!!