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Le scelte del PCI a Piombino:Perché siamo usciti dal governo locale

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di PCI – Comitato Regionale della Toscana e Federazione di Livorno

E’ oggi necessario voltare pagina, tracciando un solco tra vecchie e nuove politiche. Noi,forza di alternativa per continuare con coerenza la battaglia accanto ai lavoratori.
Le motivazioni politiche che in questi mesi sono state poste a base della discussione avviatasi all’interno del Partito poi sviluppate attraverso un confronto che ha impegnato lungamente ed in via contestuale tutti i livelli di direzione politica (locale, federale, regionale); devono essere ricercate non solo nella necessità di affermare e dare coerente seguito al progetto e alla proposta generale del PCI; ma anche -e non di meno- nel progressivo degradarsi della condizione materiale di una situazione di difficoltà che da anni sta segnando il profilo economico e sociale di molte città e del Paese tutto.

Un dibattito franco e serio, infine sfociato nella decisione di uscire dall’attuale maggioranza a guida Pd che governa la città di Piombino. Al netto dello sforzo e contributo politico offerto dai comunisti piombinesi sul terreno della tenuta occupazionale e della salvezza della filiera industriale che il PCI rivendica per intero; la città (uno tra i poli siderurgici più sensibili e significativi dell’economia nazionale) ha sofferto e continua a soffrire i morsi di una crisi infinita che non risiede soltanto nelle contraddizioni di una vertenza in sé complessa, ma primariamente nell’assenza di un orizzonte e di un’adeguata politica industriale e di sviluppo traditi dai diversi Governi che si sono succeduti.

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L’impoverimento della città, è così in quota parte frutto delle scelte antipopolari compiute in questo ultimo quindicennio che hanno visto avvicendarsi con preoccupanti elementi di continuità i gabinetti Berlusconi, Monti, Renzi e quindi Gentiloni.

L’attacco alle pensioni (che continua!), l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, l’approvazione del Jobs Act e l’ingrossarsi dell’esercito dei precari e non garantiti, l’attacco ai diritti del lavoro ed alla contrattazione nazionale segnano in negativo i confini di un’azione politica che ha scaricato disagio, nuova povertà diffusa e solitudine sociale sulle punte avanzate dell’ossatura industriale del Paese.

Piombino è tra queste. Essa così, ha pagato e continua a pagare scelte gravi di destrutturazione industriale, di attacco al lavoro e ai diritti dei lavoratori.

Le responsabilità ieri delle destre, oggi del Partito Democratico, non possono essere assolte né rese relative o alleggerite da posizionamenti specifici (soprattutto in una città emblematica, per carattere e peso, come Piombino), da tempo travolti dal drammatico precipitare della crisi e di un quadro politico che in vista delle elezioni generali, vede il Pd riproporsi sul terreno di una deriva fortemente moderata ed antipopolare come diretto contendente di un’altra idea di sviluppo, di democrazia e di Paese quale quella che noi abbiamo e per cui ci battiamo. In questo contesto, non è possibile non registrare il venir meno della condizione utile al mantenimento di una presenza dei comunisti nel governo locale, pena -al netto di un impegno sui problemi che resta per noi massimo- il veder compromesso il loro carattere di forza alternativa all’attuale stato di cose.

Noi ci siamo e saremo ancora. Con rinnovata chiarezza e forza.

Chi in questi giorni ha scritto o scelto altra via, denunciando come “incomprensibile” la decisione assunta dal Partito Comunista Italiano, mira ad una strumentalizzazione interessata che respingiamo.

La nostra scelta, al contrario -lo sappiano i lavoratori e i cittadini di Piombino- è stata dettata esattamente dalla volontà di tracciare un solco tra vecchie e nuove politiche affinché la programmazione industriale ed economica nonché il futuro dei lavoratori, risultino ancora con più forza i cardini su cui costruire una politica alternativa. (01 dicembre 2017)

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