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GERUSALEMME E’LA CAPITALE DELLA PALESTINA! Il PCI a fianco della Comunità palestinese nella manifestazione di fronte all’ambasciata USA

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di JURI CARLUCCI, Dipartimento esteri PCI

Roma, 9 dicembre. In un baleno si torna indietro di trent’anni, a quell’ 8 dicembre del 1987 in cui esplose la prima intifada a Gaza e poi in tutti i Territori palestinesi, una lotta senza quartiere, in strada, perlopiù a mani nude, contro i blindati di Israele, che lasciò dietro di sé oltre duemila morti. Ma, appunto, sono passati trent’anni giusti e quasi nulla sembra cambiato. Si torna a morire in Palestina lanciando sassi per difendere la propria Terra, la propria famiglia, il proprio amore. Le agenzie di stampa aggiornano di ora in ora il numero dei feriti e dei morti negli scontri e le dichiarazioni pubbliche di autorità e politici (mentre scriviamo ci sarebbero già state sette vittime palestinesi e oltre mille feriti secondo le fonti locali). La causa scatenante della rabbia palestinese e araba è l’ingiustificata presa di posizione del presidente degli Stati Uniti d’America di indicare Gerusalemme quale capitale dello Stato di Israele in base ad una legge americana, mai applicata, che fu redatta negli anni ’90 del secolo scorso.

La Comunità palestinese di Roma e Lazio ha voluto immediatamente reagire a questo ennesimo sopruso, vissuto come una pura violenza alla storia del Paese d’origine. Una manifestazione indetta in pochissimi giorni ha avuto luogo di fronte gli uffici della Ambasciata USA a Roma, in via Veneto, luogo storico di ritrovo della sinistra in mille sit-in per la pace e contro le guerre scatenate dalle amministrazioni a stelle e strisce negli ultimi sessant’anni. La risposta dei compagni e delle compagne ha superato le aspettative, con decine di associazioni, comunità, partiti, sindacati e collettivi presenti, quasi 300 partecipanti che hanno costretto la questura a chiudere parte delle arterie stradali che costeggiano palazzo Margherita.

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Le bandiere palestinesi, a decine, hanno sventolato incessanti, insieme a quelle siriane e algerine e dei partiti presenti, anche sotto il diluvio. I cori in arabo, dal megafono, hanno accompagnato, per due ore, lo svolgersi della manifestazione. Al microfono invece si sono alternati i comizi dei rappresentati dei movimenti, dei partiti e dei sindacati. L’attenzione dei commenti, ovviamente, agli annunci su Gerusalemme, che hanno scosso la comunità internazionale, che giusto la sera prima del sit-in si era riunita all’Onu per discutere come uscire dall’empasse. L’Ambasciatore italiano all’ONU, a nome del governo italiano, aveva battuto un colpo – ed era ora! – presentandosi, con i suoi omologhi di Francia, Germania, Regno Unito e Svezia (tutti europei), alla stampa internazionale per leggere una dichiarazione congiunta in disaccordo con la posizione del governo statunitense.

Il Partito Comunista Italiano ha partecipato alla manifestazione con una delegazione di compagni e compagne, raccogliendo la stima dei rappresentanti storici del movimento palestinese in Italia. Nel suo intervento il rappresentante del PCI ha sottolineato le enormi responsabilità della nuova amministrazione USA e di Trump, ad un anno esatto dalla sua elezione a presidente degli Stati Uniti, nel voler eludere il processo di pace israelo-palestinese scegliendo di incendiare il Medio Oriente e orientando la politica estera USA unicamente a favore di una delle parti negozianti, prendendosi gioco del diritto internazionale e delle Risoluzioni delle Nazioni Unite, che indicano uno status particolare per la città di Gerusalemme oltre che l’esistenza de jure dello Stato di Palestina. Concludendo l’intervento il rappresentante del PCI ha sottolineato l’importanza delle tantissime di manifestazioni a favore della causa palestinese, che hanno attraversato non solo le capitali europee, ma anche città nordamericane; mobilitazioni volte a rompere il silenzio caduto sul processo di pace e sulle nefandezze e le umiliazioni quotidiane di cui è vittima il popolo palestinese nei Territori e a Gaza. L’auspicio è che si torni presto al dialogo, ma senza recedere di un centimetro su Gerusalemme, che è la capitale dello Stato di Palestina.

I compagni palestinesi presenti alla manifestazione giudicano fereoce l’intervento di Trump, ormai isolato nel consesso internazionale e non più arbitro del negoziato fra israeliani e palestinesi. Hanno chiesto impegno, ringraziando tutti i presenti e le tante organizzazioni accorse, affinché non venga meno l’attenzione di ogni uomo e donna internazionalista che lavora per la pace tra i popoli, sperando che le tante iniziative in programma – raccolta firme, incontri tematici e campagne nazionali, come quella contro la partenza del Giro d’Italia proprio da Gerusalemme nel 2018, e altri momenti di protesta – siano sempre più partecipati, per rivendicare lo status quo di Gerusalemme, la fine dell’occupazione, e il riconoscimento di tutti i diritti dei palestinesi, ivi compreso quello di poter vivere nel proprio Stato ed entro i confini del 1967.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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