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SOFIA: 100° DELLA RIVOLUZIONE. LEZIONI DELL’OTTOBRE. Intervento di Bagdache, Segretario del Partito Comunista Siriano

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Sabato 9 dicembre, Sofia (Bulgaria): pubblichiamo l’intervento del Segretario Generale del Partito Comunista Siriano, Ammar Bagdache, al Convegno organizzato dal PCI e dal PC di Bulgaria sul tema: “A 100 anni dalla Rivoluzione. Lezioni dell’Ottobre”.

Le righe in corsivo che precedono l’intervento del compagno Ammar Bagdache rappresentano l’illustrazione dello stesso intervento da parte della compagna Nadyalka A. Dzhambazova, che ha coordinato il dibattito e tradotto gli interventi ( N.d.R.) .

Care compagne e cari compagni,

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 la situazione difficile che ha vissuto e vive ancora la Siria ( che oggi, grazie all’intervento militare della Russia e la Resistenza del popolo siriano, del governo siriano e del Partito Comunista siriano può affermare di aver respinto l’imperialismo USA) ha fatto sì che l’intervento del compagno Ammar Bagdache si concentrasse essenzialmente sulla situazione siriana, sull’attacco imperialista in Siria, in tutto il Medio Oriente e nel Nord d’Africa e sulla lotta di resistenza antimperialista.

E del tutto evidente che tra le grandi lezioni provenienti dalla Rivoluzione d’Ottobre vi è sicuramente quella della lotta antimperialista e anticolonialista e il Paese del compagno Bagdache, la Siria, è stato e rimane uno dei più importanti obiettivi dell’attacco imperialista, specificatamente dell’imperialismo nord americano.

Gli Usa e la NATO, affiancati da molti altri Paesi imperialisti, hanno ferocemente attaccato – in quest’ultimo ventennio – i Paesi del Medio Oriente e del nord d’Africa e hanno distrutto l’Iraq e la Libia; hanno continuato a massacrare il popolo palestinese attraverso il loro braccio armato: Israele. Hanno minacciato più volte l’Iran e hanno distrutto tanta parte della Siria, senza tuttavia piegare il popolo siriano, il governo siriano e il Partito Comunista siriano, che hanno tenuto testa agli attacchi imperialisti difendendo l’indipendenza e l’autonomia del popolo e del governo della Siria. Milioni di persone, dai primi anni ’90 ad oggi, sono morte, in tutti i Paesi del Medio Oriente e del Nord d’Africa, sotto il fuoco delle bombe americane e della NATO. Ciò che l’imperialismo americano ha prodotto in quella regione del mondo è un vero e proprio Olocausto, che i mass-media occidentali non raccontano! Le bombe americane e del fronte imperialista sono state la causa di più di un milione di profughi, di senza casa, di poveri trasformatisi nell’esercito di disperati che cercano nella fuga e nell’immigrazione verso l’Europa una via di salvezza. anche se in Europa trovano quasi sempre l’ostilità e il razzismo.

Di tutto ciò parla, nel suo intervento, il compagno Ammar Bagdache e tutto ciò lega profondamente la questione siriana di oggi con due grandi lezioni provenienti dalla Rivoluzione d’Ottobre: la lotta antimperialista e la lotta contro la guerra.

(Nadyalka A. Dzhambazova)

INTERVENTO DI AMMAR BAGDACHE, SEGRETARIO GENERALE DEL PARTITO COMUNISTA SIRIANO

Cari compagni e care compagne,

è’ chiaro che la tendenza aggressiva espansionistica dell’imperialismo mondiale si è intensificata drammaticamente dopo il crollo dell’Unione Sovietica e la disintegrazione del sistema socialista, che era stato il freno principale a questa tendenza. Non è solo questo, ma i diritti strappati ai lavoratori dalla tirannia del capitale, nel corso del XX secolo, si sono affermati nel mondo grazie all’esistenza del modello socialista, un modello storico concreto che ha fornito supporto alla lotta dei lavoratori negli stessi centri capitalistici. E ancora, la Grande Rivoluzione dell’Ottobre socialista e poi la vittoria dell’Unione Sovietica nella Seconda Guerra Mondiale, hanno dato il contributo principale al collasso globale del sistema coloniale e alla crescita dei movimenti di liberazione nazionale in varie parti del mondo.

Dopo il crollo del sistema socialista, ha avuto inizio l’attacco globale dell’imperialismo (cioè il capitalismo monopolista, secondo la definizione leninista) su vari fronti. Come succedeva e succede ora, si procede alla violazione della sovranità nazionale di Stati indipendenti e all’attacco alla libertà dei popoli, e gli esempi sono chiari sia nella regione del Mediterraneo orientale sia in Africa sia in America Latina, ma anche nella stessa Europa, dove interi popoli sono caduti vittime di questa politica imperialista di aggressione, e la tragedia della Jugoslava ne è un esempio eclatante.

Nei centri capitalistici è in corso un attacco costante ai diritti dei lavoratori, al fine di cancellare tutte le loro conquiste a beneficio di Sua Maestà il capitale. E qui, i lavoratori bulgari come tutti i lavoratori europei, negli ultimi tre decenni, vivono gli effetti di queste feroci tendenze, che rendono la loro vita più difficile giorno dopo giorno, e le aspirazioni dei propri figli senza alcun orizzonte.

Dopo la acuta crisi ciclica del capitalismo nel periodo 2008/ 2010, sono aumentate le tensioni globali, e questa crisi non è inferiore in termini di dimensioni e profondità alla grave crisi che il mondo capitalista ha visto agli inizi degli anni trenta del secolo scorso, che ha portato il fascismo, l’accrescimento dell’aggressività, lo scoppio di guerre regionali e, infine, lo scoppio della seconda guerra mondiale. Molti di questi fenomeni che osserviamo oggi, nonostante alcune differenze nella forma rispetto ai precedenti, sono simili nella sostanza, nel contesto delle contraddizioni fondamentali dell’imperialismo, come definito dal marxismo-leninismo.

Tra le più gravi di queste contraddizioni, nell’attuale contesto storico, vi è quello dell’intensificazione delle contraddizioni tra i centri imperialisti. E ‘in corso una feroce battaglia tra i centri imperialisti, una battaglia che assume tutte le forme economico-politiche, fino agli scontri militari. Scontri tra forze imperialiste diretti alla divisione di zone d’influenza economica e al cambiamento di egemonia geopolitico generale.

In questo contesto posiamo collocare l’acuirsi dello scontro tra i classici centri imperialisti: Stati Uniti, Europa occidentale e Giappone, da una parte e contro quelli che, attualmente, vengono chiamati Paesi emergenti e vedono in prima linea la Cina e la Russia. Questi scontri sono, in sostanza, un conflitto tra i diversi gruppi di capitale monopolistico. Ma questo non significa che i popoli non hanno nulla a che fare con questo conflitto, che da un lato porta disastri e vittime fra le popolazioni, ma, d’altra parte, chiede al movimento rivoluzionario mondiale di sfruttare queste contraddizioni, come è stato fatto durante la prima guerra mondiale, che ha portato alla Rivoluzione d’Ottobre, una Rivoluzione come risposta al selvaggio conflitto imperialista dell’epoca. E anche la seconda guerra mondiale, oltre l’orrore stesso della guerra, ha portato alla formazione dei paesi socialisti, un campo estesosi in diversi continenti che ha provocato il crollo del sistema coloniale globale. Il proletariato, nei paesi dei centri imperialisti, e soprattutto in Europa, ha ottenuto allora importanti conquiste sociali.

Cari compagni e care compagne,

il secondo decennio del ventunesimo secolo ha visto, e vede tuttora, una feroce offensiva espansionistica imperialista, un attacco aggressivo globale su molte aree meridionali e orientali del Mar Mediterraneo e dei paesi del bacino adiacenti.

 E qui occorre ricordare come  i movimenti di liberazione, in questa regione del mondo, hanno raggiunto importanti successi nella lotta contro l’imperialismo e i suoi agenti, e il più importante di questi è la liberazione del Libano meridionale dall’abominio dell’occupazione israeliana nel 2000; la sconfitta dell’aggressione israeliana sionista contro il Libano nell’estate del 2006,  aggressione che ha avuto il supporto totale da parte dell’imperialismo mondiale, e in particolare l’imperialismo statunitense.

Più avanti è venuta la vittoria del popolo iracheno contro l’occupante americano e i suoi alleati, e questa è stata la prima seria sconfitta militare subita dall’imperialismo americano dopo la sua sconfitta nella guerra del Vietnam. Poi sono venute le rivolte popolari in Tunisia e in Egitto, che hanno cacciato via i simboli dei collaborazionisti in questi due paesi.

Quello che la nostra regione sta vivendo è la controffensiva imperialista.

L’imperialismo statunitense ed europeo ha abbattuto, attraverso una palese aggressione, il regime in Libia, colpevole, dal punto di vista dell’imperialismo, di aver cercato di costruire e consolidare molteplici relazioni con le nazioni emergenti in competizione con i centri imperialisti tradizionali. La Libia era il paese che aveva la migliore qualità di vita per la popolazione tra i paesi africani ed ora vive nella spirale di un conflitto senza fine, tra diversi gruppi armati apparentemente rivali, ma uniti dalla fedeltà direttamente ai centri dell’imperialismo, o indirettamente, attraverso la loro subordinazione alle organizzazioni terroristiche dell’oscurantismo militante nella regione.

I centri imperialisti hanno lavorato attivamente anche per cambiare il corso delle rivolte di massa in Tunisia e in Egitto, attraverso il progetto diretto a consegnare il potere alle forze oscurantiste (la Fratellanza Musulmana in tutte le sue forme, sulla base del rispetto del modello turco).

Poi, dopo il fallimento di questo progetto, l’imperialismo ha scelto di appoggiare e portare al potere le forze filo-imperialiste dalla forma liberale. Prosegue poi la pressione imperialista sull’Iran, nonostante un momento di distensione dopo l’accordo sul nucleare. Ma questa svolta la distensione è stata di breve durata, e stiamo assistendo all’escalation del tono aggressivo da parte dell’imperialismo USA e dei suoi agenti nei confronti di questo Stato indipendente; Israele e il sionismo giocano il ruolo del Maestro Invisibile di questo coro aggressivo.

C’è la palese aggressione contro lo Yemen, con il pretesto di combattere la presunta espansione iraniana, ed è da sottolineare come la tragedia dallo Yemen rappresenti anche un dissanguamento continuo dell’Arabia Saudita, Paese aggressore che spende moltissimi soldi ma non riesce a piegare il popolo yemenita per l’eroica e coraggiosa lotta che questo popolo conduce per rispingere gli aggressori.

Cari compagni e care compagne, chiaro che la mia patria, la Siria, è particolarmente odiata dall’imperialismo americano, dal sionismo mondiale, dai regimi reazionari e dai loro servi nella regione. Si tratta di un odio proveniente da motivi profondi. La Siria è il principale ostacolo al progetto imperialista, chiamato il «Grande nuovo Medio Oriente», che a nostro parere, il parere dei comunisti siriani, è il progetto del «Gran Sion». Questo progetto si propone di creare un nuovo centro imperiale mondiale nella regione del Mediterraneo Orientale e sotto il comando israeliano-sionista, sotto l’egida dell’imperialismo USA. La Siria ha rifiutato in modo categorico e definitivo questo progetto di sottomissione.

La Siria ha riaffermato il suo approccio patriottico antimperialista. La Siria, storicamente, ha sostenuto e sostiene la giusta lotta del popolo palestinese per i suoi diritti fondamentali e, in primis, il diritto al ritorno alla sua Patria e il diritto all’autodeterminazione attraverso la creazione di uno Stato nazionale palestinese a piena sovranità.

La Siria ha inoltre sostenuto, in tutte le forme, la lotta del popolo libanese per liberare i suoi territori occupati, ed ha sostenuto con forza la gloriosa resistenza libanese, durante l’aggressione sionista imperialista nel 2006. La Siria ha sostenuto costantemente la resistenza del popolo iracheno contro l’occupazione americana.

Sì, la Siria rappresenta una fortezza per il movimento di liberazione nazionale araba e per i movimenti di liberazione mondiale: per tutto ciò gli imperialisti, i sionisti e tutte le forze reazionarie e oscurantiste della regione hanno proiettato il loro odio viscerale contro la Siria, al fine di rovesciare questa fortezza. I nemici hanno utilizzato nella loro aggressione contro la Siria tutti i metodi socio-economici e politici, violenti e militari.

E’stato il nostro Partito, il PC Siriano, a dare l’allarme in anticipo sui pericoli che minacciavano la Siria. E’ infatti scritto nella nota politica dell’11° Congresso del Partito Comunista Siriano, riunitosi nel novembre del 2010 (vale a dire diversi mesi prima dello scoppio della crisi siriana):

«La Siria è un paese che nel mondo arabo si è caratterizzato per la fermezza nazionale e il rifiuto dei dettami del colonialismo. Di conseguenza le potenze coloniali, disperate per la resistenza nazionale siriana, hanno utilizzato tutti i mezzi disponibili al fine di far inginocchiare la Siria. Ci sono state: la forte pressione americana, le provocazioni israeliane e i ricatti dai governanti arabi alleati dell’America, oltreché’ le attività sospette dei reazionari all’interno della stessa Siria. E contro la Siria si sono condotte campagne su tutti i fronti: politico, economico e mediatico. È sempre più chiaro che questo attacco alla Siria ha avuto molte sfaccettature, dalle pressioni politiche e dalle minacce militari alle cospirazioni economiche, sino al sabotaggio e alla preparazione di complotti volti a un radicale cambiamento del volto nazionale della Siria. La caduta dell’attuale sistema di governo siriano è stato il primo obiettivo degli imperialisti. Un sistema di governo, quello siriano, basato su una larga coalizione nazionale, che ha un obiettivo fondamentale: la tutela e il consolidamento della sovranità nazionale. »

(Documenti del 11 ° Congresso del Partito comunista siriano pag. 75)

Questo è l’avvertimento che abbiamo lanciato in anticipo, e l’evoluzione degli eventi ha dimostrato che la nostra analisi, basata sul metodo marxista-leninista, era giusta. Partendo dal punto di vista di classe abbiamo lanciato un allarme sulle pericolose tendenze dell’economia liberale, dirette a creare un terreno sociale favorevole al lavoro dei nemici della Patria. I documenti dell’11 ° Congresso del nostro Partito dicono quanto segue:

“Noi abbiamo avvertito, e avvertiamo tutti gli onesti patrioti del nostro Paese, che accanto alle continue pressione politiche esterne, ci sono tentativi di ricatto economico, per imporre le ricette dei centri imperialisti e i loro strumenti, come il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e l’Organizzazione del Commercio Mondiale, che possiamo riassumere in due parole: l’economia liberale si propone di imporre la dittatura monopolista straniera sull’economia nazionale siriana; questo metodo porta al logoramento economico del Paese, che facilita il controllo politico sul Paese.”

E nello stesso documento abbiamo avvertito che “è illusorio credere al patriottismo dei parassiti soci dei monopoli imperialisti, che saccheggiano la loro Patria e il loro popolo”.

Ed abbiamo proposto l’alternativa socio-economica: di fronte all’attacco continuo e l’aumento delle pressioni sul nostro Paese, sono molto chiari gli obiettivi nazionali che il nostro popolo deve porsi, obiettivi in netta contraddizione con le richieste del nuovo liberismo, Ma per raggiungere gli obiettivi del nostro popolo occorre un’economia centralizzata, attraverso la quale lo Stato controlla le sue fondamentali articolazioni”.

E ancora abbiamo indicato che “la potenzialità per sconfiggere l’aggressione si trova in primo luogo nelle masse popolari, per questo accogliere le rivendicazioni economiche e sociale delle masse è una questione fondamentale per la nostra battaglia nazionale”.

Sì, cari compagni, questa è la nostra posizione; noi comunisti siriani, sul versante socio-economico, chiediamo la rottura totale con le tendenze economiche liberali e proponiamo, allo Stato attuale un’alternativa che si può applicare, cioè un capitalismo di Stato a carattere sociale, che rafforzi la fermezza e la resistenza del nostro Paese, di fronte al feroce attacco a cui è sottoposto.

Da oltre sei anni la Siria si trova alla testa dello scontro e sotto l’attacco dell’imperialismo e del sionismo, in uno scontro armato con gli agenti dell’imperialismo, rappresentati da bande armate. Le bande armate più pericolose sono quelle oscurantiste, terroristi camuffati da religiosi, che hanno ricevuto un sostegno non tanto velato dai paesi imperialisti, e il palese e scandaloso appoggio dei regimi sudditi dell’imperialismo nella regione.

C’è un fenomeno su cui dobbiamo soffermarci. Esso si somma alle operazioni terroristiche, agli scontri militari, al sabotaggio economico, alla distruzione delle infrastrutture; questo fenomeno è la migrazione dal Paese, un processo diretto e mirato specificamente per impoverire la Siria del fattore umano, al fine di minare la capacità di resistenza oggi, e indebolire il suo potenziale di sviluppo in futuro. Inoltre, i Paesi del vecchio continente traggono beneficio dall’ingresso di persone intellettualmente ricche, di manodopera siriana qualificata, Questi Paesi occidentali, specie la Germania e i Paesi scandinavi, vogliono i nostri immigrati di alto livello intellettuale e i nostri lavoratori specializzati: li vogliono perché essi sono una risposta alle future esigenze di questi Paesi.

Questo processo di logoramento condotto con parole d’ordine piene di ipocrisia è caratteristico della borghesia europea e rappresenta uno dei modi per colpire la Siria.

Sì, la Siria ha resistito a tutti gli attacchi dei nemici, e il pilastro fondamentale di questa resistenza è il popolo siriano, che ha una coscienza caratterizzata dal rifiuto di qualsiasi egemonia coloniale sulla propria patria. Oltre a ciò, ha contribuito alla fermezza della Siria il serio sostegno dei movimenti di liberazione delle forze anti-coloniali nella nostra regione, e cito specialmente il grande sostegno di Hezbollah e Iran.

E’ stato l’ingresso diretto della Russia nelle operazioni militari, dal 30 settembre 2015, a svolgere un ruolo chiave nel rovesciare i rapporti di forza, militarmente e politicamente, contro le forze imperialiste.

 Non v’è alcun dubbio che l’intervento militare russo non ha la stessa natura dell’internazionalismo sovietico, ma i motivi di questo intervento sono gli interessi economici e geopolitici della Russia, minacciati seriamente dai concorrenti occidentali.

L’offensiva imperialista occidentale mira a colpire la Russia e i suoi interessi strategici e vitali; allo stesso tempo il bersaglio in Siria è la sovranità nazionale, l’integrità territoriale e l’indipendenza. Pertanto, il sostegno russo, oggettivamente, ha contribuito alla giusta lotta del popolo siriano per difendere la propria Patria.

Dopo il fallimento di tutti i tentativi, da parte dei nemici, di abbattere la Siria (colpendo principalmente le posizioni antimperialiste e solidali con i movimenti di liberazione), gli attacchi si sono trasformati in operazioni sistematiche per indebolire la Siria militarmente, economicamente e umanamente. In cima a questa politica aggressiva è il tentativo di dividere la Siria, con qualsiasi mezzo e pretesto.

Il nostro partito ha messo in guardia su questo rischio, dall’inizio ed in anticipo, come si legge nel comunicato del Comitato Centrale del Partito comunista siriano emesso nel mese di novembre 2015:

«il Comitato Centrale mette in guardia contro i pericoli di un progetto colonialista diretto alla creazione di molteplici aree di influenza sul territorio siriano in preparazione della divisione». Il comunicato prosegue: «La lotta per l’unità del territorio siriano, e il respingimento della formazione di diverse aree di influenza coloniale sul territorio della Patria, sono due compiti fondamentali che stanno di fronte a tutte le forze nazionali nel paese.»

Il Partito comunista siriano ha ritenuto che, difronte alla feroce offensiva coloniale contro la nazione, il compito primario è quello di combattere contro gli occupanti e le bande terroristiche unite alla loro aggressione. E che tutte le forze nazionali nel nostro Paese devono lottare con fermezza per:

  1. la difesa dell’indipendenza nazionale
  2. la difesa della piena sovranità nazionale
  3. lottare instancabilmente per l’unità del territorio nazionale

Siamo certi che, facendo affidamento sul popolo, la Siria resisterà e si alzerà in piedi di fronte alle aggressioni.

E la nostra parola d’ordine è: la Siria non si inginocchierà!

Cari compagni e care compagne, cogliamo questa occasione per trasmettere ai nostri compagni comunisti bulgari e italiani, nostri compagni nella stessa trincea, un grazie per la ferma solidarietà con la giusta lotta del nostro popolo!

  Viva l’internazionalismo proletario!

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