Home Italia Discutiamo del Programma di Potere al Popolo: i problemi della Giustizia

Discutiamo del Programma di Potere al Popolo: i problemi della Giustizia

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di Cristina Cirillo, Comitato Centrale PCI

Nel dibattito sul programma della lista Potere al Popolo, per quanto riguarda i problemi della Giustizia, il fulcro della discussione è stato il punto che ha per oggetto – e ne riporto fedelmente il testo – “l’abolizione del 41/bis, riconosciuto quale forma di tortura dall’ONU e da altre istituzioni internazionali, adottando al suo posto misure di controllo, per i reati di stampo mafioso, allo stesso tempo efficaci ed umane, che non permettano la continuità di rapporto con l’esterno”.
Si pone inoltre analoga attenzione anche al tema, altrettanto critico, dell’abolizione dell’ergastolo.

Per comprendere il senso di queste proposte di PaP, si deve partire dalla nostra Costituzione, il cui Art. 27 recita: “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra.” Ossia: il carcere deve avere finalità RIEDUCATIVE e non punitive, né tantomeno vendicative. E se è comprensibile che la ferocia dei delitti di stampo mafioso generino nel cittadino reazioni di sdegno, lo Stato non può rispondere in modo sproporzionato, ma deve esercitare la giurisdizione con equilibrio ed imparzialità. Tale principio vale ovviamente sia per l’applicazione del 41/bis che per l’ergastolo.

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ART. 41/bis (*)

Il tema delicatissimo ha suscitato reazioni nell’opinione comune ed anche in molti compagni, facendo temere che con l’abolizione possano essere implicate riduzioni di pena per i condannati per mafia. I chiarimenti dati dalle Compagne e dai Compagni relatori, hanno fatto luce sullo stato delle cose.

L’Articolo 41/bis è stato promulgato nel 1992, dopo le stragi di Capaci e Via D’Amelio ed ha attribuito al Ministro delle Giustizia, il diritto di sospendere i diritti dei reclusi. L’Articolo ha un carattere preventivo (si applica anche ai detenuti ancora in attesa di giudizio..) e mira ad ostacolare le possibilità di comunicazione dei reclusi con la propria o con altre organizzazioni criminali, quindi non influisce minimamente sulla condanna comminata. Comporta, invece, l’applicazione di restrizioni dei diritti dei reclusi stessi, riducendo loro il numero di ore d’aria, il numero dei contatti con i familiari e con gli avvocati (che peraltro d’obbligo avvengono attraverso pareti altissime in vetro, in presenza di guardie e con registrazioni audio dei colloqui), impedendo il possesso e lo scambio di oggetti tra detenuti (libri, cibo..), vietando loro di cucinare cibi, etc. E’ pertanto contrario al criterio di “umanità”, previsto dalla Costituzione (peraltro, sia l’ONU che la UE hanno condannato l’Italia per l’applicazione di questo Articolo – una volta tanto che la UE si è espressa in maniera positiva!)

Infine, da tenere in conto il fatto che l’Articolo nasca per contrastare la criminalità organizzata ed i reati considerati “di terrorismo” (a buon intenditor…). 

ERGASTOLO
Anche nel caso dell’ergastolo, si evidenzierebbe un contrasto tra la perpetuità della pena comminata (FINE PENA MAI) e lo spirito della Carta Costituzionale (Art. 27 – “finalità rieducativa” della detenzione). Ma tale contrasto è stato risolto prevedendo che, dopo 26 anni di reclusione, possa subentrare per il detenuto (per buona condotta o altro..) il trattamento di “libertà condizionale”: peccato che tale trattamento sia praticamente rarissimo, in quanto per renderlo effettivo, dal detenuto è necessario che si ottenga il “ravvedimento”, cosa complessa da comprovare.
La totale mancanza di prospettive di vita per gli ergastolani, equivale alla condanna ad una lenta morte, ancora una volta contraria al dettato Costituzionale.

Quindi.. LA PROPOSTA DI “Potere al Popolo” in merito, è:

  • Abolizione dei trattamenti di 41/bis ed ergastolo, in quanto CONTRARI AI PRINCIPI DI UMANITA’ ed alla Carta Costituzionale italiana;
  • lotta alle mafie attraverso misure di controllo efficaci ed umane (la lotta si effettua sullo Stato di Diritto, altrimenti non serve a nulla..);
  • un sistema giudiziario ispirato a principi di GIUSTIZIA e non di VENDETTA;
  • la produzione di politiche a favore delle persone (il lavoro, la casa, l’educazione, la salute, l’ambiente..) che, migliorando la qualità della vita dei cittadini – ed in particolare di quelli delle classi disagiate – preverranno e ridurranno i rischi di reato.

(*) riferito alla Legge 26 luglio 1975, n. 354 – Ordinamento penitenziario

 

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