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4 Marzo: una sconfitta su cui riflettere per ripartire.

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Di Segreteria Nazionale PCI

La segreteria nazionale del PCI vuole innanzitutto ringraziare le compagne e i compagni che in tutti territori del Paese, generosamente, si sono spesi per la campagna elettorale, lavorando in modo unitario con gli altri soggetti politici e sociali della coalizione “Potere al Popolo”. Nonostante la nostra mobilitazione, tuttavia, il risultato elettorale non è certo positivo e deve aprire una fase di discussione profonda, che dovrà investire tutto il Partito, coinvolgendo tutte le sue strutture e i suoi iscritti e militanti, e dovrà portare verso la necessaria e peraltro già annunciata fase congressuale.

Dovremo molto riflettere sul senso profondo, sull’essenza sociale e politica del quadro generale che le elezioni del 4 marzo hanno determinato nel nostro Paese. Tuttavia una prima riflessione, che è possibile sviluppare sulla scorta dell’analisi generale che il nostro Partito ha già sviluppato, ci porta a questa iniziale considerazione: nel quadro della crisi capitalistica, che sta colpendo, impoverendo e precarizzando milioni di persone, le politiche antisociali e distruttive dell’Unione europea hanno visto come proprie compici le forze socialiste e socialdemocratiche dell’Ue e su questa base materiale assistiamo oggi alla loro sconfitta, consunzione politica e forse persino storica; il vuoto lasciato da queste forze “di sinistra” è stato colmato, in tanta parte dell’Ue, da partiti e movimenti di carattere populista, nazionalista, di destra e persino neofascista.

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In Italia al crollo del Pd e all’affermazione della Lega, che ha puntato tutto sulla retorica anti-immigrati, sulla xenofobia e le “guerre tra poveri”, si affianca il successo del Movimento 5 Stelle, che costituisce una formazione “interclassista” e “post-ideologica” ma eterogenea e contraddittoria, non assimilabile alle forze di destra. Si apre una dialettica nuova, con nuove contraddizioni, sulle quali occorrerà lavorare.

I comunisti credono, comunque, che tutte queste formazioni politiche, che oggi inneggiano alla vittoria, non potranno essere la risposta strategica, di lunga gittata, alle irrisolvibili contraddizioni insite nel progetto iperliberista dell’Ue. Tutte queste forze oggi vincenti, non avendo un carattere anticapitalista, non potranno essere conseguentemente alternative a questa Ue.

Si apre, a partire da ciò, una lunga fase di lotta e competizione sociale e politica tra chi critica l’Ue da destra o da posizioni interclassiste e una critica fondata su posizioni di classe. Una critica, quest’ultima, che coerentemente continua a far propria l’intransigente opposizione alla Nato, ai suoi insediamenti bellici, e alle politiche aggressive degli Stati Uniti, che non cessano di mettere a serio rischio la convivenza sull’intero pianeta.

È questo contesto che ribadisce, su basi materiali e non idealistiche, l’esigenza, anche in Italia, del partito comunista, delle sue lotte e del suo progetto strategico volto al socialismo.

Ricostruire il partito comunista: questo è il compito che ci siamo dati sin dalla fase costituente del PCI e che continua ad essere il nostro progetto politico, un progetto che chiede a tutti e tutte noi una totale volontà unitaria, una profonda e sincera riflessione sulla fase e sulle prospettive, a partire da una considerazione preliminare: il PCI rimane una forza unitaria, volta ad una necessaria accumulazione di forze sul versante comunista, antimperialista e anticapitalista, interessata alla costruzione di quel moderno fronte popolare di cui l’esperienza di “Potere al popolo”, pur con alcuni evidenti limiti, ha provato a rappresentare un primo tassello. Una forza che, tuttavia, non subordinerà mai a questa esigenza la necessaria autonomia e indipendenza del partito comunista.

Care compagne e cari compagni, una nuova fase ci attende, difficile ma appassionante: sin dal percorso congressuale che si aprirà dovremo vivere questa nuova fase con senso unitario, rispetto reciproco e ferrea volontà di proseguire il nostro cammino.

Grazie ancora a tutte e tutti voi.

La Segreteria Nazionale del PCI

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3 Commenti

  1. Dagli errori si impara.
    Ci aspettano cinque anni per raggiungere un obiettivo ben preciso: riportare un partito di sinistra in parlamento.
    Ci possiamo riuscire superando da soli la soglia di sbarramento, oppure unendoci alle altre forze comuniste e di sinistra sparse per l’Italia, ritrovando quell’unità che manca da troppo tempo.
    L’unica certezza è che non ci riusciremo mai facendo come gli altri: urlando, aggredendo, insultando e mettendo su raduni folkloristici.
    Ricordiamoci di chi siamo e mostriamo questa diversità, questa serietà a tutti i nostri concittadini.
    Nella gara a chi urla più forte il nostro sussurro può essere assordante.

  2. Cari compagni, spero che in sede congressuale sia rilanciata fortemente la prospettiva dell’unità di tutti i comunisti in un unico partito e sia aperto un dialogo vero e onesto con tutte le formazioni comuniste oggi esistenti, senza esclusioni pregiudiziali. In assenza di questa condizione, penso che le probabilità di una presenza significativa dei comunisti nel quadro politico siano prossime allo zero…

  3. L’ondata di qualunquismo che ha caratterizzato questa campagna elettorale deve preoccupare tutto il movimento democratico e antifascista. Non posiamo sottovalutare il pericolo di una svolta autoritaria nel nostro paese. Dobbiamo rafforzare la nostra politica unitaria nel mondo del lavoro per la difesa della democrazia e la riconquista dei diritti dei lavoratori nel posto di lavoro e per una prospettiva occupazionale seria e non precaria sia dal punto di vista occupazionale che retributivo nel rispetto della dignità dei lavoratori. Dobbiamo ricominciare per dare uno strumento politico valido al popolo di lotta e di coerenza nella lotta di tutti i giorni e a tutti i livelli.

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