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THOMAS SANKARA. IL DIRITTO DI NON EMIGRARE

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di Bruno Steri

In una fase storica in cui il tema immigrazione è sul proscenio della politica, non è male rievocare una vicenda africana assai istruttiva. Thomas Sankara è stato un leader carismatico per tutta l’Africa occidentale sub-sahariana. Cambiò il nome di Alto Volta in Burkina Faso (letteralmente: patria degli uomini integri), divenendone primo presidente e governando dal 1983 al 1987.

Aveva le idee molto chiare su quali fossero le cause strutturali della disuguaglianza e sui limiti di un approccio meramente compassionevole:

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<<La rivoluzione è anche vivere nell’opulenza, vivere nella felicità. Ma opulenza e felicità per tutti, non solo per qualcuno>>

<<Lo schiavo che non organizza la propria ribellione non merita compassione per la sua sorte>>

Di lui dicevano: non piace agli americani, parla di nazionalizzazioni; è troppo “sinistrorso”, insomma è un socialista. La sua principale colpa era quella di voler dimostrare che anche un Paese poverissimo lo si poteva trasformare e far evolvere, senza elemosinare l’aiuto di nessuno.

<<L’imperialismo è un sistema di sfruttamento che si verifica non solo nella forma brutale di chi viene a conquistare il territorio con le armi. L’imperialismo avviene spesso in modi più sottili. Un prestito, l’aiuto alimentare, il ricatto. Stiamo combattendo questo sistema che permette a un pugno di uomini di governare l’intera specie>>

<<L’aiuto di cui abbiamo bisogno è quello che ci aiuti a fare a meno degli aiuti>>

Temi delicatissimi e quanto mai pericolosi, perché nominano senza metafore la rapina attuata da un pugno di finanzieri ai danni di interi popoli. Il paradosso è eclatante. La Costa d’Avorio, ad esempio, è primo esportatore mondiale di cacao, ma per i suoi abitanti la cioccolata è un miraggio confezionato a prezzi per essi irraggiungibili. Allo stesso modo, il Burkina Faso è il secondo esportatore mondiale di cotone, ma i suoi abitanti non godono di un’industria manifatturiera del vestiario all’altezza di un tale primato. Con Sankara, ci si cominciò invece a vestire con abiti confezionati col proprio cotone da sarti burkinabè: ciò che equivaleva a un grande risparmio e a nuovo lavoro per i giovani.

<<I mercati africani sono per gli africani. Dobbiamo produrre, trasformare le nostre materie prime e consumare in Africa (…) E’ il solo modo che abbiamo per vivere liberi e con dignità>>

Non si trattava di autarchia, ma di rifiuto di soggiacere a un sistema di scambi internazionali profondamente ingiusto. Le ricette neoliberiste del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale avevano condotto alla liberalizzazione dei mercati agricoli e, con essa, alla perdita della propria autosufficienza economica e della propria sovranità alimentare. Per Sankara, l’Africa non ha bisogno di aiuti, ipocriti e pagati a caro prezzo (concessi in cambio di privatizzazioni di beni essenziali come l’acqua, di tagli all’istruzione e alla sanità ecc). Egli non poteva accettare lo strapotere della grande finanza e il cappio del debito che le sue politiche stringevano attorno al suo Paese. Giunse così a sfidare i potenti del globo e, in un memorabile discorso sul debito, a dire che il debito è ingiusto e non va pagato.  

<<Ci dicono di rimborsare il debito. Non è un problema morale. Rimborsare o non rimborsare non è un problema d’onore: perché se noi pagheremo probabilmente moriremo, se noi non pagheremo loro non moriranno, statene certi>>

Sta di fatto che cooperando e autoproducendo, il Burkina Faso risorse: un miracolo per quello che fino al giorno prima era stato uno dei Paesi più poveri del mondo. In quattro anni di governo di Thomas Sankara, nel Burkina Faso furono:

·         Vaccinati 2.500.000 bambini contro morbillofebbre giallarosolia e tifo. L’Unicef stesso si complimentò con il governo.

·         Creati Posti di salute primaria in tutti i villaggi del paese.

·         Aumentato il tasso di alfabetizzazione.

·         Realizzati 258 bacini d’acqua.

·         Scavati 1.000 pozzi e avviate 302 trivellazioni.

·         Stoccati 4 milioni di metri cubi contro 8,7 milioni di metri cubi di volume d’acqua.

·         Realizzate 334 scuole, 284 dispensari-maternità, 78 farmacie, 25 magazzini di alimentazione e 3.000 alloggi.

·         Creati l’Unione delle donne del Burkina (UFB), l’Unione nazionale degli anziani del Burkina (UNAB), l’Unione dei contadini del Burkina (UPB) e ovviamente i Comitati di difesa della rivoluzione (CDR), che seppur inizialmente registrarono alcuni casi di insurrezione divennero ben presto la colonna portante della vita sociale.

·         Avviati programmi di trasporto pubblico (autobus).

·         Combattuti il taglio abusivo degli alberi, gli incendi del sottobosco e la divagazione degli animali.

·         Costruiti campi sportivi in quasi tutti i 7.000 villaggi del Burkina Faso.

·         Soppressa la Capitazione (tassa pro capite) e abbassate le tasse scolastiche da 10.000 a 4.000 franchi per la scuola primaria e da 85.000 a 45.000 per quella secondaria.

·         Create unità e infrastrutture di trasformazione, stoccaggio e smaltimento di prodotti con una costruzione all’aeroporto per impostare un sistema di vasi comunicanti attraverso l’utilizzo di parte di residui agricoli per l’alimentazione.

(da Wikipedia)

Tutto ciò costituiva un vero e proprio “scandalo”, una “follia” che doveva finire. E così fu. Il 15 ottobre 1987 Stati Uniti e Francia organizzarono un colpo di Stato: all’età di 38 anni il giovane capitano Sankara fu tradito e assassinato dal proprio vice, Blaise Compaoré, scelto e a cose fatte riconosciuto dalla “comunità internazionale” quale nuovo Presidente. Quasi tutte le riforme sopra citate, estremamente innovative per un paese africano degli anni Ottanta, furono annullate. E’ la violenza del capitalismo bellezza! A praticarla è lo stesso Occidente capitalista, sanguinario e ipocrita, che versa lacrime di coccodrillo quando il Mediterraneo si riempie di cadaveri africani.

Ma attenzione, per usare le stesse parole di Thomas Sankara:

SE MI AMMAZZANO, PRIMA O POI ARRIVERANNO MIGLIAIA DI NUOVI SANKARA

Su questa vicenda africana vogliamo qui riproporre un istruttivo filmato in cui il bravo e documentato giornalista Silvestro Montanaro ha ricostruito la figura e l’opera rivoluzionaria di Thomas Sankara, il “Che Guevara africano”.  Utile anche oggi per ricordare ai deboli di memoria cos’è il capitalismo e da cosa trae origine l’emigrazione. Sankara difendeva, contro il potere dispotico e gli interessi dell’1% del mondo,

IL DIRITTO PER TUTTI GLI AFRICANI DI NON EMIGRARE,

di costruire nella loro terra, con le immense risorse di cui essa dispone, la loro indipendenza e il loro futuro. Per questo l’hanno ammazzato.

Sankara – “… e quel giorno uccisero la felicita’ ” 
https://www.youtube.com/watch?v=GPCNq-T7yDY

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