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Spin Time: una grande vittoria, anche per la Costituzione

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di Francesco Valerio della Croce, Segreteria nazionale Pci

L’epilogo della vicenda della vessazione subita da circa 450 persone (di cui circa 100 minorenni), inquilini dell’esperienza di occupazione abitativa dello Spin Time di Roma – a cui per giorni è stata staccata l’energia e conseguentemente inibita la possibilità di vivere dignitosamente – è stato senza dubbio sorprendente, per usare un eufemismo.

L’atto del cardinale Konrad Krajewski, che ha riattaccato il contattore dell’immobile, ridando accesso ad un servizio essenziale per centinaia di famiglie, è stato definito illegittimo, addirittura “sovversivo”. In realtà, nel rendere merito al cardinale Krajewki per il gesto, tanto coraggioso quanto inatteso per la qualità del suo autore, dobbiamo dire che si è trattato di un atto pienamente legale: di un atto di legalità costituzionale.

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In verità, ciò che è pienamente incostituzionale e illegale è la norma che vieta la possibilità per gli occupanti di avere l’allacciamento ad un servizio essenziale come l’energia, cioè l’art. 5 del Decreto Lupi (approvato durante il governo a guida Pd). Sarà questa, come ha sottolineato il presidente emerito della Corte Costituzionale Paolo Maddalena (accorso anche lui a sostenere la resistenza delle famiglie e degli attivisti di Spin Time), l’occasione per portare nei tempi più rapidi possibili la questione dinnanzi alla Consulta. E per rilanciare con più forza la proposta di legge elaborata dallo stesso Maddalena sui beni comuni come proprietà collettiva demaniale e per una lettura costituzionalmente orientata delle norme sulla proprietà che esplicitino ancora meglio quanto già, in verità, chiarissimo in Costituzione: non può essere accettata nella società pretesa proprietaria individuale in danno della funzione sociale a cui la proprietà privata deve sottostare.

C’è un dato politico, a parere di chi scrive, fondamentale in questa vicenda: la vittoria conseguita, dopo tanti giorni di resistenza e agitazione, non è solo quella delle famiglie coinvolte direttamente (a cui va la nostra vicinanza e il nostro ringraziamento per essere state l’anima di una lotta straordinaria), non è solo quella degli attivisti e dei militanti che – come noi – da sempre sono vicini e sensibili alle lotte sociali (in particolare, quelle per la casa), ma è anche la vittoria della Costituzione. E’ la vittoria del suo progetto politico, della garanzia dei diritti fondamentali e di quelli sociali in particolare. E’ la sconfitta di ogni pretesa privata di fronte alla funzione sociale a cui l’istituto della proprietà è vincolata e subordinata. Funzione che, nel caso specifico, e quello di dare un tetto e una casa a chi non ne ha alcuno.

Ed è, a ben vedere, il riconoscimento della vitalità delle cultura costituzionali: il fatto che attorno a questa lotta, a questa vicenda dal valore altissimo ed esemplare si siano ritrovate distinte realtà, distinte culture (come quella del volontariato, dell’attivismo sociale, del progressisimo giuridico), distinte matrici ideologiche (da quella marxista a quelle di orientamento autenticamente progressiste a quella cristiana sociale) è un fatto significativo, che ci riporta allo spirito della Costituente in cui – non a caso – le forze più critiche nei confronti della pretesa di elevare la proprietà privata a diritto assoluto ed indisponibile di matrice liberale furono quelle comunista, socialista e democristiana, per ragioni ideologiche e culturali ben distinte, ma convergenti nel contenimento e nell’avversione dell’affermazione della proprietà quale diritto assoluto e compreso nel catalogo dei diritti fondamentali. Sappiamo come finì: sappiamo che quelle pretese liberali furono costrette ad arretrare a fare posto alla nostra Costituzione ed al suo progetto politico.

Che tali e diverse culture si siano incontrare dalla parte dei diritti fondamentali, della proprietà collettiva e del primato della funzione sociale sulle pretese individualistico-proprietarie è un fatto politico importante.

Teniamo, da oggi, a mente quanto accaduto. Anche da questi momenti altamente simbolici si difende la Costituzione, si possono porre le pietre per la costruzione di fronti politici, culturali e sociali avanzati. Lavoriamo e produciamo una grande iniziativa politica generale. La battaglia contro l’individualismo proprietario, contro – prima di tutto – l’egemonia liberale del “privato è bello” è all’ordine del giorno delle organizzazioni politiche che vogliano superare i limiti del modello sociale capitalistico.

E’ la battaglia dei comunisti.

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