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Il PCI e le elezioni europee

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Le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo sono alle porte e, come da più parti sottolineato, costituiscono un passaggio davvero rilevante per il futuro stesso dell’Unione Europea. Essa, infatti, è in crisi, una crisi che deriva da ciò che per tanti doveva essere e non è stata, da ciò che essa è, da ciò che rappresenta, anche e soprattutto per i popoli europei, che in larga parte, anche riferendosi alla storia recente del continente, ne avevano salutato con ottimismo la progressiva affermazione. Il fallimento del progetto dichiarato di Unione Europea è un dato di fatto. All’insegna della cultura neoliberista che l’ha caratterizzato non siamo di fronte ad “una comunità progressiva e socialmente solidale” bensì ad una realtà che si connota come essenzialmente finanziaria, assai poco economica, per nulla sociale. Quelli che si sono progressivamente affermati sono gli interessi del grande capitale finanziario, gli interessi di pochi a discapito dei molti che, quindi, non vivono più l’Unione Europea come una risorsa, bensì come un problema e cercano una risposta (anche questo significa la Brexit). Oggi l’Unione Europea, che manifesta appieno la propria natura, continua a misurarsi con la crisi strutturale che ha colpito il sistema capitalista. Contrariamente a quello che in tanti vogliono far credere quest’ultima non è, non può essere, un sorta di alibi per le sue condizioni, per le sue politiche. La filosofia liberista, le politiche di austerità, che per tanta parte sono alla base della crisi, continuano ad ispirare le politiche dell’Unione Europea e la stessa è usata per farne pagare il prezzo ai ceti popolari. A tale pensiero unico si sono uniformate tante delle diverse articolazioni della stessa sinistra europea, sancendone la crisi, che è politica e culturale assieme, resa evidente dal fatto che tutti i provvedimenti assunti a livello europeo in questa lunga fase hanno avuto il voto favorevole dei gruppi parlamentari europei liberale, popolare, socialista.

Come PCI sottolineiamo da tempo la necessità di mettere in campo una capacità di analisi, di proposta, d’azione, in grado di contrastare efficacemente le politiche, l’idea stessa di Europa che il grande capitale transnazionale è riuscito ad affermare, le politiche imperanti, e di prospettare un’alternativa possibile, oltre che necessaria. Non serve più Europa, come in tanti continuano a sostenere, proponendo ad esempio una riduzione ulteriore dell’autonomia degli Stati membri a favore della Commissione Europea o del Parlamento Europeo, né tanto meno un esercito europeo, la cui funzione, in un contesto come l’attuale, profondamente segnato da politiche neo coloniali, neo imperialiste, dall’espansionismo della NATO, sempre più espressione di un blocco euro atlantico a guida statunitense, è facilmente immaginabile. Non serve neppure un’Europa a due velocità, come proposto fino a qualche tempo fa da alcuni paesi europei, innanzitutto dalla Germania, poiché consoliderebbe in negativo lo status quo, le differenze tra nord e sud, tra i diversi paesi, favorendone alcuni a scapito degli altri. Non serve una chiusura nazionalista quale quella invocata, perseguita in tanta parte d’Europa dalla destra, che mostra il proprio volto semplificando come sempre il proprio messaggio, promuovendo una “guerra tra poveri” all’insegna della Xenofobia e del razzismo, proponendo l’equazione immigrazione uguale insicurezza, dando fiato a manifestazioni di chiaro stampo fascista, neo nazista, e che finisce con il rappresentare un pericolo per il futuro democratico dei Paesi interessati, dell’Europa stessa.

Lo andiamo dicendo da tempo: l’Unione Europea è irriformabile alla luce dei trattati, delle politiche che ne discendono, delle volontà in campo, ed è irrealistica la possibilità della rinegoziazione dei trattati ( tanto dice al riguardo la vicenda della Grecia). La nostra Costituzione, i suoi valori fondanti, sono stati ripetutamente messi in discussione dalle politiche europee, noi diciamo basta: dalla Costituzione, dalla sua piena applicazione vogliamo ripartire!
Ciò sottolinea quella che per noi è una esigenza: rompere la gabbia rappresentata da questa Unione Europea e dall’Euro, che ne è il collante. Serve un’altra Europa, dall’Atlantico agli Urali, un’Europa che ha in una dimensione sociale avanzata, tutelante, la propria ragion d’essere, un’Europa della democrazia, della cooperazione tra stati sovrani con uguali diritti, volta alla pace, alla collaborazione, alla solidarietà con il mondo. Con questa posizione il PCI, come noto, ha sottoscritto nei mesi scorsi l’appello comune dei partiti comunisti e di partiti e forze della sinistra anticapitalista per le elezioni del Parlamento europeo e promosso la raccolta di firme per presentarsi come tale alla scadenza elettorale europea. L’importante risultato ottenuto non è stato a tal fine sufficiente ed il PCI, pertanto, non sarà presente nelle liste elettorali, ma continuerà a promuovere la propria politica in merito attraverso molteplici iniziative, nella consapevolezza che dalla crisi nella quale versa l’Unione Europea si può e si deve uscire nell’interesse dei lavoratori, dei popoli.

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Roma, 16 Maggio 2019

                                                                                                    La Segreteria Nazionale del PCI

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2 Commenti

  1. Capisco le nostre difficolta’ ,e per certi versi anche la delusione, nel non avere potuto presentare le nostre Liste.Tuttavia penso sia importante che ai compagni arrivi una indicazione di voto in considerazione della presenza alle europee della Sinistra e del PC di Rizzo.

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