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UN PO’ DI CHIAREZZA SU SALVATAGGI E FLUSSI MIGRATORI

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di Bruno Steri

La vicenda della nave Sea Watch pone problemi di rilievo – innanzitutto concernenti la congruenza tra principi etici, normative internazionali, legislazioni e risoluzioni nazionali – che andrebbero affrontati con la necessaria lungimiranza e senza speculazioni propagandistiche di breve momento. La Corte europea dei diritti dell’uomo non ha accolto la richiesta di attracco a Lampedusa da parte della capitana dell’imbarcazione Carola Rackete, ritenendo evidentemente legittime e prevalenti le determinazioni assunte dalle autorità dello stato italiano. Il nostro ministro dell’Interno ha accolto la sentenza con ovvia soddisfazione e non ha perso l’occasione per insolentire sprezzantemente, tuonare contro chi viola decisioni e frontiere di uno Stato sovrano. E pazienza se con ciò resta irrisolta la precaria situazione di 42 poveri cristi parcheggiati in mezzo al Mediterraneo.
Ma, appunto, il problema resta; e attende soluzioni immediate e all’altezza di un’accettabile convivenza umana. Il punto di principio da cui muovere l’ha posto lucidamente proprio Carola Rackete: non devono essere confusi il tema del SALVATAGGIO con quello dei FLUSSI MIGRATORI. Io mi occupo – lei dice – della prima questione; e sono soggetta ad obblighi che derivano da norme internazionali (a partire dalla Convenzione internazionale sulla ricerca e il salvataggio marittimo del 1979 e dalla Convenzione Onu sul diritto del mare del 1982). Tali norme prescrivono di trasportare i naufraghi al più vicino “porto sicuro”: che, nella fattispecie, non poteva essere la Libia (luogo tutt’altro che sicuro, Paese accusato da organismi internazionali di violazione dei diritti umani) né la Tunisia (che non è firmataria della Convenzione di Ginevra, non ha una compiuta legislazione sul diritto d’asilo ed è solita rispedire i rifugiati in Libia). Malta sarebbe un altro possibile approdo: e di fatto si è mostrata disponibile all’accoglienza; ma va ricordato che ha una superficie di 316 km quadrati, equivalente allo 0,10 % di quella italiana. In definitiva, secondo i dati aggiornati al 24 giugno dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, nel 2019 sono arrivate in Europa 34.376 persone: di cui 17.565 in Grecia, 12.522 in Spagna, 1.048 a Malta. E solo 2.447 in Italia, con buona pace dell’ex padano Matteo Salvini e della fascista Giorgia Meloni.
Bene. Ma detto ciò, del tema flussi migratori, della loro regolazione e distribuzione – posto che non se ne debba occupare la povera Carola Rackete – chi se ne occupa? Risposta: nessuno, men che meno quest’Unione europea neoliberista. D’altra parte, come potrebbe essere diversamente, stante una filosofia competitiva come quella predicata e imposta da Bruxelles: la stessa che, in ossequio a ragionieristiche e antipopolari politiche di bilancio, impedisce ad esempio il ricorso alla spesa pubblica in vista di politiche espansive, essendo la riduzione del costo del lavoro l’unico parametro ammesso per riequilibrare le capacità competitive dei Paesi membri. Intangibilità dei vincoli esterni e ciascuno se la cavi come può. Ognuno per sé quindi, come è confermato anche nella vicenda Sea Watch dall’atteggiamento dell’Olanda: chissenefrega dei 42 naufraghi, ci pensino “i paesi di prima accoglienza” (come prescrive il regolamento di Dublino, che ad oggi nessuno, tanto meno Salvini, si è impegnato a superare).
Così vanno le cose nel nostro continente. A meno che qualcuno non si decida a rompere finalmente la gabbia di questa (dis)unione europea.

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1 commento

  1. SAREI INTERESSATO A CONOSCERE IL PENSIERO DEL PARTITO SUL RIFIUTO DELLA GUE AD ACCOGLIERE NEL GRUPPO DEL PARLAMENTO EUROPEO I DEPUTATI DEL M5S.GRAZIE

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