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Morti sul lavoro, cariche della polizia e altro…

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di Lucia Mango, resp. Lavoro PCI

Ogni giorno in questo paese muoiono lavoratori sul lavoro. La polizia carica i lavoratori in agitazione, ferendo anche i rappresentanti delle istituzioni, che ancora ritengono doveroso essere solidali con i lavoratori che resistono ai licenziamenti, alle smobilitazioni, alle delocalizzazioni.Una situazione grave, alla quale è necessario porre rimedio, pena la fine dello stato di diritto, della Repubblica democratica fondata sul lavoro.Non è un caso ma una scelta fondamentale quella di aver sancito che questo paese si fondasse sul lavoro.Mancanza di sicurezza sul lavoro, mancanza di diritti e tutele e scadimento del ruolo delle istituzioni nel senso comune non sono questioni slegate tra loro, bensì strettamente correlate, che trovano fondamento nelle politiche ultraliberiste degli ultimi 30 anni.

Questo modello di società, in cui il lavoratore è forza-lavoro e non motore dello sviluppo e del progresso della persona in sé e della società insieme, ha generato i suoi mostri.E’ allarmante l’indifferenza con cui si assiste ogni giorno alle morti più ingiuste, la morte di chi sta lavorando per vivere, in un paese in cui ormai pare cosa normale vivere per lavorare, per un tozzo di pane per sé e che non basti per una famiglia, sia mai che la liberazione dal bisogno renda liberi, liberi di avere tempo, tempo di informarsi, di istruirsi, di conoscere, di non volere più essere mero strumento del profitto altrui.Questa indifferenza, che sa di rassegnazione, di assuefazione, è l’altra faccia della medaglia che mostra che la maggiorparte dei lavoratori di questo paese non vede più nella politica il formidabile strumento di cambiamento che essa deve essere.Un sistema, quello italiano di oggi, basato sulla supina accettazione di quello che è, quasi che fosse l’unica realtà possibile.

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Per questo è necessario non abdicare alla ricostruzione di un partito che voglia il lavoro al centro della vita politica del paese, che porti i lavoratori in parlamento e nelle istituzioni, riconsegnando ad esse senso e dignità. Neanche di fronte a questa strage quotidiana possiamo rassegnarci all’esistente ma dobbiamo ricostruire un partito comunista che ristabilisca le priorità e  ridia dignità al lavoro, sicurezza ai lavoratori e ruolo democratico alle istituzioni, perché solo attraverso la partecipazione dei lavoratori alla politica è possibile esercitare il necessario controllo affinché essa dia le necessarie risposte ai bisogni di chi vive del proprio lavoro e con esso dà il proprio fondamentale contributo al progresso della società, una società che può essere giusta solo se superiamo l’indignazione e cominciamo a chiedere ciò che ci spetta: lavoro, sicurezza, diritti e dignità.

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