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Roma. Assemblea di solidarietà con la Siria, pieno successo.

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Sabato, nonostante l’allerta arancione che ha recato disagi alla città e quindi anche ai partecipanti all’appuntamento preparato dai Comunisti del Lazio per approfondire la vicenda siriana, ma anche le altre questioni internazionali, la sala dell’associazione E.Berlinguer al Quadraro era piena. Segno che l’attenzione e la tensione positiva, di guardia, contro l’imperialismo che si affaccia continuamente sul globo a diffondere i propri veleni di rapina e di morte, da parte dei comunisti, e non solo, viene combattuto. Così è stato nella dimostrazione di solidarietà da parte certo di tanti compagni e compagne presenti sabato, ma come dicono i dirigenti del PCI, anche da cittadini e compagni presenti pur non essendo del partito. La forza che è stata spesa, in questi giorni nella preparazione dell’iniziativa, del resto, ha dovuto fare i conti con altri momenti inattesi, come il colpo di stato in Bolivia e l’immediata risposta che le forze comuniste e di sinistra anche in quel caso hanno dato. Ciò ha consentito insieme, come è stato detto nell’assemblea, di non circoscrivere la vicenda dell’aggressione turca, ad un semplice protagonismo muscolare della nazione guidata da Erdogan, ma inserirla nel contesto mediorientale, della vicenda curda, dell’aggressione commerciale americana all’Iran, della destabilizzazione perseguita nei confronti dei Paesi limitari alla Russia, del sostegno americano alla occupazione di Israele della Palestina, della spudoratezza e della ricerca di guerra civile da insinuare nel Sudamerica come in Bolivia e Venezuela, intanto che Cuba resiste e che in Cile il popolo vuol tornare protagonista del proprio futuro. I Comunisti del Lazio dopo aver condannato l’aggressione militare della Turchia di Erdogan alle milizie curde e l’invasione del territorio del legittimo stato sovrano della Repubblica di Siria, hanno ribadito in assemblea che si uniscono alle giuste aspettative del popolo siriano e dell’indipendenza salvaguardata di questa realtà. Particolarmente interessanti e apprezzati gli interventi e le ricostruzioni degli ospiti, il siriano Ouday Ramadam e Giorgio Bianchi reporter documentarista. Il primo ha messo l’accento proprio sulle responsabilità di Usa e il silenzio, quando non peggio, dell’Europa, nel momento in cui proprio la Turchia aggrediva la repubblica socialista, quando sconfitta l’Isis, poteva ricominciare la ricostruzione della comunità prima che delle infrastrutture e degli edifici. Basti pensare, ha denunciato Ouday, che negli anni di aggressione dei mercenari dell’Isis foraggiati ampiamente dagli USA, 800.000 sono stati i morti per la causa di salvaguardare la Patria siriana. Nello stesso tempo, però, Ouday, ha anche ricordato come lo stato siriano, proprio grazie alla propria compattezza ed unità morale e civile, è riuscito a difendere l’assetto socialista, ad esempio garantendo la “normalità” del pagamento degli stipendi a tutti i dipendenti statali consentendo così – proprio in virtù del carattere socialista dell’economia – alle famiglie di avere tutti i drammi connessi allo stato di essere sotto attacco militare, ma di non patire l’assenza di beni per la sussistenza. Ouday, ha ringraziato il PCI e le altre forze comuniste e di sinistra chje si adoperano per manifestare solidarietà al popolo e alla causa siriana. Analogamente, il reporter Giorgio Bianchi ha descritto l’assenza e al manipolazione delle informazioni. Ovviamente veicolate dagli aggressori americani e dalla stessa Europa che sui media hanno cercato sempre di accreditare un altro racconto. Ma la verità testimoniale di chi va in zone calde e di guerra – come appunto fa egli stesso – è sempre di aggressioni imperialista mirante alla rapina di beni per il sistema capitalistico. Stessa situazione, descrive Bianchi, l’ha vissuta in Ucraina e in Donbass. La famigerata rivolta di piazza Maidan, ad esempio, descritta dagli Usa e compagnia come una aggressione deliberata sulla folla da parte dei soldati filorussi, in realtà, è esattamente al contrario. Lui stesso ha verificato che le persone uccise, e furono molte, in piazza Maidan, a Kiev, ebbero colpi alla schiena e non di fronte. Il motivo è che cecchini, anche georgiani e assoldati dagli Usa come sentenziò dopo una inchiesta indipendente un professore dell’università di Ottawa. Addirittura, dice Bianchi, che, siccome il tracciato dall’alto dei proiettili quando non andavano a segno, si conficcavano sugli alberi, il giorno successivo, gli alberi furono tagliati per nascondere le prove dei proiettili stessi. Per questo, Bianchi, ringraziando dell’invito e confermando la disponibilità ad essere sempre presente quando occorra far luce sui mezzi dell’imperialismo americano nel perseguimento dei propri fini, augura l’immediata ricostruzione per la Siria. All’intervento iniziale del segretario regionale, Oreste della Posta, ha fatto eco, dopo alcuni interventi dal pubblico, anche la conclusione di Ugo Moro, della segreteria nazionale del PCI, il quale ha confermato la massima solidarietà alla Siria e ai popoli del Medioriente che devono difendersi continuamente dalle trame americane. Inoltre Moro ha voluto ricordare, come pure l’assemblea ha evidenziato, che il PCI insieme a circa 150 partiti e movimenti di tutto il mondo, sono stati ospiti di Cuba in una iniziativa internazionale ad inizio novembre dove il tema è stato proprio l’analisi della situazione internazionale, in cui l’imperialismo cerca di riproporre vecchi schemi di guerra e di destabilizzazione di Stati, e in cui i popoli – come quello cileno ora, e quello cubano e venezuelano da anni e decenni – mostrano la propria volontà di autonomia di indipendenza e conquiste sociali da perseguire con l’instaurazione del socialismo o la difesa di esso nei propri Paesi. Il PCI, ha ricordato il dirigente comunista, persegue da sempre questa strada e la stessa ricostruzione del PCI ha insito questo valore e questi ideali, che, in ogni momento cerca di rendere programma politico e di lotta sempre unitariamente.

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