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Climate justice o Green economy?

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di Edoardo Castellucci – Segreteria Nazionale PCI – Responsabile Ambiente e Territorio

Clima, ambiente e salute, sono temi di attualità che ricorrono negli ultimi anni, e sono al centro dell’attenzione pubblica e politica, grazie alle manifestazioni, di giovani e giovanissimi, che riempiono piazze e strade di mezzo mondo. La crisi ambientale e climatica investe tutto il pianeta e rientra nelle problematiche nazionali che devono essere indagate per trovare risposte credibili alla loro soluzione, pertanto diventa centrale per il nostro partito la rielaborazione del tema del conflitto Capitale-Natura, che il sistema capitalistico ha generato nel corso del suo sviluppo.

La tutela dell’ambiente, del territorio, della salute pubblica, la lotta ai cambiamenti climatici, sono diventate una necessità dello stesso capitalismo che la utilizza per sopravvivere a se stesso e alle sue contraddizioni, in quanto il costo della distruzione ambientale e territoriale, e soprattutto delle risorse naturali, che il capitalismo ha provocato e continua a provocare, sono di fatto non più tollerabili anche per lo stesso capitale, che interviene nel sistema delle politiche di difesa dell’ambiente, del territorio e della salute, con la premessa che “… deve essere subordinata al rilancio dell’economia, pertanto le esigenze delle imprese e del profitto prevalgono sulle esigenze ambientali e territoriali”, questa politica è confermata dalla cronaca quotidiana che ci dice che sono sempre più numerosi gli episodi di malaffare, intrighi politico-economici, che hanno come sfondo un “problema ambientale”, come se l’ambiente, la salute, il clima fossero il problema e non, invece, l’uso sfrenato e spregiudicato che di essi ne fanno le logiche del profitto capitalista.

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Il Capitale non lesina alcun espediente e sfrutta tutte le opportunità che gli si presentano, per difendere questa impostazione politica, che il compagno Fidel Castro aveva denunciato il 12 giugno 1992 alla Conferenza ONU su ecosistema e sviluppo, e che fu deliberatamente ignorata.

Questa impostazione politica si contrappone ad una crescente consapevolezza di massa che ritiene inevitabile ed urgente difendere gli ecosistemi, e con essi l’umanità intera, dai pericoli mortali che lo sfruttamento delle risorse naturali, energetiche e non, il consumo di suolo e l’uso incontrollato delle tecnologie inducono a livello locale, nazionale e mondiale.

Pertanto è fondamentale creare alternative ad una visione distorta dello sviluppo sostenibile, che deve essere inteso come modello di crescita basato sulla conservazione e l’accrescimento delle principali risorse, perché riteniamo che serve avere maggiore sicurezza e attenzione all’ambiente e alla sua salvaguardia, al territorio, alla salute di lavoratori e cittadini, alla lotta dei cambiamenti climatici. Sicurezza e attenzione, che vorremmo fossero alla base delle scelte programmatiche e progettuali, perché chi governa deve guardare, prima di tutto, agli interessi dei cittadini e delle popolazioni che vivono il territorio, e delle imprese che vi lavorano, perché da queste scelte bisogna trarre benefici, non disagi.

Da comunisti dobbiamo intervenire in questo contesto pieno di contraddizioni, dettando regole certe per una politica di riferimento ai vali livelli, elaborando una politica attenta alle questioni ambientali, alla difesa e salvaguardia del territorio e della sicurezza dei cittadini alla lotta dei cambiamenti climatici. Cosa non facile da gestire ed attuare, soprattutto quando si è abituati a non avere fondamenti e regole da osservare, e intorno al quale vanno aperti un confronto ed un percorso che devono necessariamente coinvolgere il mondo del lavoro e della cultura, i movimenti, i Partiti e le giovani generazioni.

La discussione che verrà fatta il 28 novembre nell’ambito dell’incontro sulle ragioni dei cambiamenti climatici – “Climate Justice o Green Economy” – è l’occasione per delineare idee e progetti di un fronte comune che lotti per una società costruita intorno ai bisogni dell’uomo e del suo rapporto con la natura, contro soluzioni che prediligono una “transizione” verso un capitalismo verde “sostenibile”, la cosiddetta Green Economy, per affermare una “transizione” che dovrà essere ambientale e sociale.

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