LAVORO: quale realtà?

di Giorgio Langella, Direzione nazionale PCI

A leggere i titoli e gli articoli dei giornali che riportano i dati sulla situazione del lavoro nel nostro paese, si può pensare che tutto vada per il meglio e che i risultati ottenuti dalle politiche governative siano soddisfacenti. Se si frequentano, invece, le fabbriche (che, si sappia, esistono ancora) e i luoghi di lavoro, si nota una specie di desolante rassegnazione. Interi settori produttivi sono in cassa integrazione. Spesso si lavora alla giornata, senza una pianificazione degna di questo nome. I volti delle lavoratrici e dei lavoratori sono sempre gli stessi. Pochi nuovi assunti, qualcuno va in pensione e che lascia il posto vacante, non viene sostituito. L’impressione di una mancanza di lavoro è forte.

Ma, ci spiegano i ministri e l’informazione allineata, l’occupazione è in aumento. Un giornale come l’Unità, un tempo autorevole anche se di parte (oggi è ancora di parte ma dell’altra parte e per nulla autorevole), titola un articolo “Jobs act, questa è la verità sui numeri” e riporta “tre cose semplici e chiare”. La prima è che la variazione netta dei rapporti di lavoro subordinato dall’introduzione del jobs act è di 967.000 unità (627.000 nel 2015 e 340.000 nel 2016). La seconda è che, negli anni del governo Renzi, il tasso dei licenziamenti è calato. La terza è che c’è una netta flessione nell’aumento dei voucher.

Questa ultima affermazione è emblematica di come si vogliono dare le notizie. Infatti rileva un “calo della crescita” che comunque continua anche rispetto a quella esponenziale degli anni precedenti. Affermazioni di questo tipo ricordano quelle della radio fascista quando, per coprire l’evidente sconfitta, annunciava l’occupazione di posizioni più arretrate.

Si parta proprio dai dati relativi ai voucher, che sono una forma ignobile di legalizzazione di lavoro servile e di “consolidamento della precarietà”.

La tabella ne mostra l’enorme aumento, evidenziandone l’esplosione proprio negli anni del governo Renzi.

  2013 2014 2015 2016 2017
gennaio-dicembre 40.816.297 69.172.879 107.985.813 133.826.001  
gennaio   3.968.803 6.707.022 8.543.796 8.875.230

Parlare di risultato positivo sembra perlomeno anacronistico.

Pensare che l’aumento di 331.434 voucher avuto nel mese di gennaio 2017 rispetto allo stesso mese del 2016 sia indice positivo di un utilizzo “giusto” dei voucher è alquanto discutibile.

Il “milione” di nuovi posti di lavoro, poi, viene sbandierato come un successo epocale. Ma anche qui sorgono alcuni dubbi. Innanzitutto bisognerebbe vedere quale sia realmente la qualità di questo “nuovo lavoro”, come viene retribuito, se è stabile o precario, se è sicuro o meno.

Tenendo presente che il jobs act ha contribuito a distruggere anche la speranza di avere un lavoro sicuro, garantito e a tempo indeterminato, con la cancellazione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e l’introduzione del contratto a tutele crescenti (cose che permettono il licenziamento, di fatto, a discrezione del padrone dal momento che diventa “giusta causa” qualsiasi cosa, anche una minima diminuzione del profitto di impresa), i dati relativi al lavoro a tempo indeterminato, fotografano una situazione difficile.

ITALIA Cessazioni Nuove assunzioni (A) Trasferimenti da contratti a termine (B) Trasferimenti da apprendistato (C) A+B+C
2013 1.754.721 1.300.740 418.509 69.635 1.788.884
2014 1.718.415 1.271.398 336.489 69.679 1.677.566
2015 1.765.372 2.027.604 586.257 85.603 2.699.464
2016 1.642.049 1.264.856 378.805 81.305 1.724.966

E, se è vero che le “cessazioni” sono numericamente calate, nel 2016 sono aumentati i licenziamenti. In particolare crescono quelli che erano in qualche maniera impediti dall’esistenza dell’articolo 18 e che oggi sono diventati facili grazie l’estensione del concetto di “giusta causa” (motivo soggettivo).

La tabella seguente riporta i dati diffusi dall’INPS.

licenziamenti 2014 2015 2016
collettivi o motivo oggettivo 526.624 482.807 505.010
“giusta causa” o motivo soggettivo 55.831 59.008 74.627
esodo incentivato o interruzione sett. edile 88.400 82.557 66.790
Totale 670.855 624.372 646.427

L’aumento delle assunzioni riguarda, in pratica, solo il 2015. L’anno nel quale le decontribuzioni erano massime (circa 8.000 euro per ogni nuovo assunto o per ogni trasferimento da contratto a termine o apprendistato a contratto a “tempo indeterminato”. Con la diminuzione degli incentivi statali, sono calate in maniera drastica anche le assunzioni, dimostrando la fragilità del sistema produttivo italiano, la mancanza di prospettive e la sostanziale assenza di qualsiasi serio piano per lo sviluppo e il lavoro. La responsabilità di questo ricade sulla classe dirigente del nostro paese, su chi ha in mano le leve del potere economico e finanziario, su un sistema spaventoso che garantisce solo i èrpfitti individuali dei padroni, su governi che hanno come obiettivo il trionfo del liberismo, le privatizzazioni dei beni e dei servizi collettivi, il “fare affari” ad ogni costo e la rinuncia a quella sovranità che, secondo il primo articolo della Costituzione confermata dal voto del 4 dicembre scorso, dovrebbe appartenere al popolo.