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A SOFIA PCI E PARTITO COMUNISTA DI BULGARIA: UN LUNGO E PROFICUO INCONTRO

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A cura del Dipartimento Esteri PCI

Sofia (Bulgaria): la mattina di mercoledì 25 luglio u.s., presso la sede nazionale del Partito Comunista di Bulgaria (in bulgaro: Комунистическа Партия на България, Komunisticeska Partija na Balgarija, abbreviato KPB)  si incontrano le delegazioni dello stesso KPB e del PCI. A dimostrazione dell’importanza che il  KPB ha dato all’incontro con il PCI folta e di primo livello è la sua delegazione: sono presenti i compagni Alexander Paunov , segretario generale del partito e deputato al Parlamento bulgaro; Gheorghi Vanev, responsabile Dipartimento Ideologia e redattore de “Il giornale dei lavoratori”;Tinka Stoicova, della segretaria del Partito; Anesti Petkov, primo segretario della sezione KPB di Sofia; Stanislav Ivanov, avvocato; Svetoslav Petrov, responsabile questioni informatiche. Per il PCI sono presenti i compagni Fosco Giannini, membro della Segreteria Nazionale e responsabile del Dipartimento Esteri; il compagno Luigi Cavalli, regista cinematografico e costruttore politico delle nascenti Sezioni del PCI a Sofia e a Plovdiv e la compagna Nedyalka Dzhambazova, anche lei al lavoro per l’apertura delle Sezioni PCI in Bulgaria e, nell’incontro tra KPB e PCI, interprete e traduttrice dal bulgaro e dall’italiano.

E’ il compagno Luigi Cavalli ad aprire l’incontro, attraverso un’introduzione politica generale relativa al quadro internazionale e all’assoluta esigenza, in questo quadro segnato da una minacciosa pulsione imperialista alla guerra, che i partiti comunisti e le forze antimperialiste e rivoluzionarie si incontrino, si uniscano nella lotta comune contro le politiche imperialiste, per costruire la pace e il disarmo e tenere aperti i processi internazionali volti alla transizione al socialismo. Cavalli presenta i compagni/e del KPB alla delegazione italiana e i compagni italiani a quella bulgara. A termine della propria introduzione propone ad ambedue le delegazioni di lavorare per rafforzare i rapporti tra i due partiti, a cominciare dalla costruzione di rapporti unitari e politicamente operativi tra il KPB di Sofia e di Plovdiv e le due sezioni del PCI che vanno nascendo nelle due città bulgare. Cavalli propone anche un convegno sul 100° della Rivoluzione d’Ottobre da tenersi a fine novembre a Sofia, organizzato dal KPB e dal PCI, con la presenza di esponenti dei partiti comunisti dell’area balcanica e del Mediterraneo.

La parola passa al segretario generale del KPB, compagno Alexander Paunov, deputato al Parlamento bulgaro. Paunov inizia il suo intervento fornendo ai presenti alcuni dati relativi al KPB: “ L’attuale KPB – afferma il segretario generale – è l’erede diretto del Partito Comunista Bulgaro che ha diretto la Bulgaria nella fase socialista. Ma poiché, oggi, con la nuova cultura dominante bulgara filo imperialista e filo Ue, il pensiero teorico e politico comunista è pressochè illegale, il vecchio Partito Comunista Bulgaro ha dovuto – affinché i comunisti potessero godere di una propria, seppur limitata, libertà d’azione – cambiare nome. E il nostro partito, ora, si chiama Partito Comunista di Bulgaria, appunto KPB. Il cambiamento potrà apparirvi di poco conto: tuttavia è proprio ciò che la nuova classe dominante bulgara e i propri partiti liberisti che fanno ad essa riferimento ha voluto: demonizzare il vecchio Partito Comunista Bulgaro (e con esso tutta la storia del socialismo in Bulgaria) costringendolo a cambiare nome, non importa di quanto, l’importante è stato che il cambiamento del nome potesse rappresentare una condanna politica. Certo, non dovete credere che il nuovo KPB, solo perché ha cambiato nome, goda di chissà quali spazi democratici. No! Contro di noi è comunque in vigore una sorta di “lustrace” bulgara, quella legge che ha perseguitato e messo al bando i compagni del Partito Comunista Ceco-Moravo e la loro organizzazione giovanile.

Il KPB si è riorganizzato, è di nuovo nato, il 30 settembre del 1995, riprendendo la propria attività sociale e politica ( tra mille difficoltà e mille persecuzioni ) nel 1996. Tutti i dirigenti e i militanti, in prima battuta, provenivano dal vecchio Partito Comunista Bulgaro. Ora, il KPB conta su di 20 mila iscritti e fa parte di una Coalizione di Sinistra in opposizione al governo di destra guidato da Boiko Borisov, del partito “Cittadini per lo sviluppo europeo della Bulgaria” ( GERB, la sua sigla in bulgaro) filo NATO, filo americano e filo UE. Nelle ultime elezioni nazionali, dello scorso marzo 2017, il GERB ha ottenuto circa il 33% dei voti ( e governa assieme ai Patrioti Uniti, di destra, che hanno ottenuto il 2,5 %) contro il 27% ottenuto dalla Colaizione di Sinistra, entro la quale la forza di gran lunga più forte è quella del Partito Socialista, che proviene dal Partito Comunista Bulgaro ma che ha abbandonato il pensiero marxista e leninista, che non è più certo un partito rivoluzionario ma che mantiene tuttora una posizione critica verso l’UE e più incline ad un rapporto con la Russia. Il Partito Socialista chiede, infatti, la rimozione delle sanzioni approvate dall’Unione Europea contro Mosca per la questione della Crimea e appoggia la costruzione di un gasdotto russo verso l’Europa, costruzione che vede la contrarietà netta dell’UE. Una vittoria dei Socialisti, ha scritto il Wall Strett Journal, avrebbe comportato un pesante stravolgimento geopolitico in Europa.

“ Il KPB – ha continuato il compagno Paunov – fa parte di questa Coalizione di Sinistra che vede al suo interno anche il PS Bulgaro. Nelle ultime elezioni ( marzo 2017) questa Coalizione, col suo 27%, ha ottenuto 80 parlamentari (sui 240 del parlamento bulgaro) e tra questi vi sono anch’io. Il nostro partito, il KPB, sta all’interno di questa Coalizione di Sinistra con uno spirito unitario volto a combattere le destre, ma anche con piena autonomia: io stesso – a nome del mio partito – ho votato contro l’entrata nella NATO e contro l’entrata nell’UE” .

“Le ultime elezioni – ha proseguito il compagno Paunov – sono state dunque vinte dalla destra del GERB, ma tuttavia, come hanno rimarcato molti analisti internazionali, i filo-europeisti non hanno ottenuto una vittoria piena. Nonostante la Coalizione di Sinistra non sia riuscita a vincere, essa ha introdotto nel dibattito pubblico la questione dei rapporti con la Russia e la necessità per il governo bulgaro di adottare un approccio più conciliante verso il governo di Mosca. Per riuscire a ottenere alcuni dei consensi che sarebbero andati alla Coalizione, in campagna elettorale i leader di GERB hanno promesso di migliorare le loro relazioni bilaterali sia con la Russia che con gli Stati Uniti, un modo per rimanere legati agli americani senza però precludersi la possibilità di trattare molto di più con Putin”.

“ Come mi avete chiesto, cari compagni del PCI – ha poi ripreso Paunov – ora vi riporterò l’analisi che il KPB ha sviluppato sulla nostra ultima fase storica e vi esporrò alcune nostre posizioni politiche e teoriche generali e in relazione all’attuale quadro internazionale. Il nostro Partito ha innanzitutto sviluppato un’analisi severa e fortemente critica della fase della “Perestrojka” e delle politiche di Gorbaciov. Queste politiche – non abbiamo dubbi a riguardo – sono state le primi basi materiali per il crollo dell’URSS e del socialismo realizzato. Nessuno nega e può negare che in quella fase vi fossero problemi, anche profondi, sia in Unione Sovietica che nei Paesi Socialisti, compresa la Bulgaria. Ma ciò che noi affermiamo, per usare un linguaggio semplice e popolare, che dai quei problemi occorreva uscire da sinistra, rilanciando i valori del socialismo. Ciò che invece ha prodotto la “Perestrojka” è l’uscita a destra da quelle contraddizioni, un’uscita dal socialismo. E ciò con danni sociali e politici immensi, producendo sofferenze profonde sia nell’URSS che nei Paesi Socialisti, producendo, altresì, un cambiamento del quadro mondiale a netto favore delle forze imperialiste, innanzitutto dell’imperialismo USA e della NATO e ciò contro gli interessi dei popoli del mondo, contro la pace nel mondo. Sotto la spinta della degenerazione e della sconfitta delle politiche “gorbacioviane”, dopo l’autoscioglimento dell’URSS,  nell’arco di due mesi ( novembre/dicembre 1991) tutti i Paesi Socialisti cadono. In Bulgaria, ancor prima del crollo generale, Gorbaciov inviò un proprio uomo, una propria squadra politica per far cadere Todor Zikov e il socialismo bulgaro. Da questo momento, dalla caduta del socialismo ( che certo non era perfetto, ma era da correggere e rilanciare e non da distruggere per dare la Bulgaria in mano al capitale internazionale e nazionale) in Bulgaria si aprono grandissimi problemi, innanzitutto sociali, ma anche politici e, per così dire, “strutturali”. I danni più grandi provengono dallo stesso gruppo dirigente del Partito Comunista Bulgaro, che si sente “liberato” dal progetto socialista e si avvia ad un rapido tradimento della propria storia e del proprio pensiero filosofico, intraprendendo la più facile e conveniente strada del neoliberismo. I dirigenti del PC Bulgaro “gorbaciovizzato” e ormai anticomunista indicono un referendum interno al Partito per cambiare nome e divenire Partito Socialista. Nessuno saprà mai, in Europa, con quanti e quali trucchi e mistificazioni quel gruppo dirigente liquidatorio riuscirà a vincere quel referendum. Il nuovo Partito Socialista che succede al PC Bulgaro cancella immediatamente il centralismo democratico e prende totalmente le distanze dal marxismo e dal leninismo. Prima del referendum e prima del crollo “gorbacioviano” il PC Bulgaro aveva 1 milione di iscritti, su di una popolazione di 9 milioni. Oggi, il Partito Socialista ha 100 mila iscritti. Subito dopo la caduta del socialismo bulgaro e sotto la spinta dello stesso, nuovo, Partito Socialista, iniziano i processi di smantellamento delle strutture socialiste: si privatizzano immediatamente le fabbriche e le grandi aziende di Stato, e non solo per riconsegnare la produzione generale e i servizi ai neo capitalisti e alle multinazionali estere, ma anche nell’ottica – dettata dagli USA – di rompere ogni rapporto economico tra la Bulgaria e la Russia. La Bulgaria godeva, allora, di grosse produzioni metalmeccaniche e chimiche, molto legate al mercato russo. La privatizzazione di queste grandi centrali produttive ha fatto si che, per la Bulgaria, si chiudessero improvvisamente e drammaticamente proprio quei mercati russi, senza che altri se ne aprissero in Europa, negli USA e in tutto l’occidente. Fu una tragedia economica e sociale, che portò in Bulgaria una miseria di massa e una disoccupazione di massa mai viste. Ciò che possiamo, con totale onestà intellettuale, affermare è che la privatizzazione massiccia nel nostro Paese, come negli altri ex Paesi Socialisti, favorì la penetrazione economica imperialista e capitalista, un fenomeno massiccio che portò alla colonizzazione imperialista della Bulgaria. In Europa era una fase di crisi economica profonda: la colonizzazione della Bulgaria e degli altri ex Paesi Socialisti, con la conseguente apertura di nuovi mercati in queste aree, aiutò non poco il capitalismo europeo ad uscire dalla propria crisi. I danni sociali, in Bulgaria, furono immensi: grandissima parte di tutta la nostra intellighenzia, gettata nella miseria, fuggì all’estero; la disoccupazione e la povertà sociale iniziarono spaventosamente a crescere; dilagò ovunque la prostituzione femminile, fenomeno mai visto; di fronte alla privatizzazione selvaggia della sanità dilagarono le malattie, tra le quali “l’ospite giallo” ( la tubercolosi di ritorno); di fronte alla destrutturazione della scuola pubblica, in pochi anni, si allargò l’area dell’analfabetismo e dell’ignoranza. Nel socialismo, naturalmente, gli ospedali erano pubblici: ora sono divenuti una sorta di “esercizi commerciali” e gran parte dei medici “commercianti singoli”. E per ciò che riguarda l’istruzione: ormai solo i ricchi possono studiare. E siamo di fronte ad un fenomeno sociale perverso e pericoloso: non sono più i più intelligenti e volenterosi a studiare, ma solo i  figli dei neo capitalisti. Una responsabilità grande per tutti ciò la porta il Partito Socialista Bulgaro, che ha aperto le porte alla destra e al liberismo selvaggio. E voi, compagni italiani, potreste dunque chiederci: “Perché, allora, il KPB sta in coalizione con il Partito Socialista?”. E noi vi rispondiamo: perché la destra al governo e in auge nel Paese è ancora più eversivamente pericolosa. Perché il KPB ci ha provato a stare da solo e andare da solo anche alle elezioni, ma non ce l’abbiamo fatta. Mentre in questa Coalizione di Sinistra ci siamo rafforzati, siamo usciti dal pericolo della “lustrace” bulgara, siamo più organizzati socialmente e possiamo battere – come diceva Lenin – la grancassa del Parlamento borghese. Inoltre, siamo nella Colaizione senza vincoli: abbiamo votato in Parlamento – e abbiamo portato le battaglie nella società – contro la NATO, contro l’UE, contro lo smantellamento degli SS.20, contro la guerra in Iraq, contro tutte le politiche liberiste e antisociali. Ma siamo in Coalizione anche in virtù della nostra cultura politica profonda, quella che ha segnato la nostra intera storia, quella che ci ha insegnato il compagno Dimitrov, quella dell’unità dell’intera sinistra in senso antifascista. Lavoriamo in condizioni durissime e difficili: dopo gli anni ’90 la propaganda anticomunista rappresentò il primo investimento – politico ed economico – delle forze imperialiste internazionali e del capitale nazionale bulgaro. In virtù di ciò anche molti compagni, oltre che tanta parte del popolo, hanno paura non solo di militare nel KPB, ma anche di dichiararsi, semplicemente, comunisti. Chi lo fa, chi trova quel coraggio sa che potrà essere, tuttora, perseguitato, licenziato dal proprio posto di lavoro. Anche per tutto questo abbiamo scelto la strada della Coalizione, un arco di forze formato dal Partito Socialista, dal KPB, dal Partito dei Contadini, dal Partito Patriottico ( Nuova Aurora) e dal “Club Turco” ( immigrati turchi, di sinistra). Nelle terribili condizioni date e seguendo il pensiero unitario di Dimitrov il KPB cerca oggi, a sinistra, più ciò che unisce di ciò che divide”.

“Il compagno Luigi Cavalli – afferma il compagno Paunov, terminando il suo intervento – ci ha chiesto qual è la nostra visione del quadro mondiale. Ebbene: noi crediamo che oggi i pericoli maggiori per la pace mondiale e l’attacco più duro ai popoli del mondo provengano senza dubbio alcuno dall’imperialismo USA e dalla NATO. Crediamo che l’UE, nella sua essenza neo imperialista, rappresenti un pericolo liberista, antidemocratico, antisociale e anche militare per tutto il vecchio continente e oltre. Crediamo che i Paesi del BRICS, in questo quadro, rappresentino una diga oggettivamente antimperialista. A partire da tutto ciò siamo per rafforzare i rapporti unitari e d’azione comune tra i partiti comunisti nel mondo e in Europa. E siamo d’accordo con le proposte avanzate dal compagno Cavalli volte all’azione comune, sia a Sofia che a Plovdiv, tra il KPB e le nascenti Sezioni del PCI. Come siamo d’accordo per organizzare insieme – KPB e PCI – un Convegno a Sofia per fine novembre 2017 sul 100° della Rivoluzione d’Ottobre”.

Il compagno Fosco Giannini, nel suo dettagliato e successivo intervento, ha poi resi edotti i compagni del KPB di come si è costituito il PCI, attraverso quali processi di aggregazione di forze comuniste diverse si è giunti al Congresso Costituente di Bologna del giugno 2016; ha riferito dei capisaldi del pensiero politico e teorico del PCI ( antimperialismo, internazionalismo, critica radicale all’UE e all’Euro, lotta per l’uscita dell’Italia dalla NATO e contrarietà all’esercito europeo, critica profonda all’imperialismo USA e riconoscimento dei BRICS e del ruolo della Repubblica Popolare Cinese nella lotta antimperialista planetaria), per poi riferire del progetto politico del PCI volto a costruire in Italia un fronte comunista, di sinistra e di popolo alternativo al Partito Democratico. Giannini, infine, ha spinto sull’ipotesi di un lavoro comune, in Bulgaria, tra KPB e Sezioni del PCI, rilanciando anche il progetto di un Convegno comune sul 100° dell’Ottobre a Sofia, da organizzarsi alla fine del prossimo mese di novembre.

Il lungo incontro è terminato con lo scambio delle bandiere dei due partiti e col senso comune di aver gettato le basi per un rapporto solidale e proficuo tra KPB e PCI.

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