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LEZIONI DA MACERATA:LOTTA SOCIALE E ANTIFASCISMO!

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di Fosco Giannini, segreteria nazionale PCI

Mattina di sabato 3 febbraio: Luca Traini – militante leghista, testa rasata da naziskin, pizzetto dei gerarchi fascisti, la runa germanica “dente di lupo” tatuata sulla tempia destra – estrae (finalmente?) dalla cassaforte di casa la Glock calibro 9, prende i caricatori, sale sulla sua Alfa 147 nera (naturalmente!) e inizia il giro dell’orrore. Arriva a Sforzacosta (vicino a Macerata) e, di fronte ad una discoteca, spara; giunge a Macerata, si ferma in una decina di zone diverse, tutte frequentate da immigrati e spara; si precipita a Pollenza (provincia di Macerata) e spara; torna a Macerata e di nuovo colpisce e spara. Svuota due interi caricatori, trenta colpi. Sei sono i feriti, tutti immigrati, nessun morto, fortunatamente e solo incidentalmente, poiché l’intenzione era uccidere.

 Il precedente 31 gennaio, nelle campagne di Pollenza vengono trovati i poveri resti della diciottenne romana Pamela Mastropietro. Indagato dell’assassinio è il nigeriano Innocent Oseghale.

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Abbiamo evitato di proposito di scandire i due fatti in senso cronologico, per tenerci il più lontano possibile da quell’orrenda e vergognosa “analisi” che oggi fanno (con parole leggermente diverse ma simili nell’essenza) Forza Nuova e Salvini, Casa Pound, la Meloni e Berlusconi, “analisi” così sintetizzabile: condanniamo Traini, ma il suo atto (naturalmente “folle” – aggiunge quest’intero manipolo di destra) è la conseguenza dell’assassinio barbaro di Pamela Mastropietro. La colpa- prosegue questa bella destra italiana- è dell’immigrazione di massa, degli immigrati, della sinistra italiana, troppo accogliente.

E’ del tutto evidente che nelle pieghe di questo ammorbante pensiero della destra si nasconde, malcelata, una sorta di “comprensione” – rispetto all’ “invasione degli immigrati, della loro violenza, della loro naturale predisposizione alla criminalità e allo stupro” – della scelta di Luca Traini di imporre “la giustizia” con la pistola. D’altra parte, è stato lo stesso Traini a “dare la linea” al fronte della destra italiana: “Appena saputa la notizia del nigeriano arrestato per l’omicidio di Pamela – ha confessato ai carabinieri – ho preso la pistola per fare giustizia”.

La destra intera, dunque, stabilisce un nesso tra l’omicidio di Pamela e la tentata strage di Traini. Ma questo nesso è tanto brutale e feroce, nella sua essenza nazifascista, quanto idiota e surreale. Poiché se davvero decidessimo di costruire una relazione tra l’omicidio di Pamela e la tentata carneficina di Traini, allora – di fronte alle 114 donne assassinate in Italia solo nei primi dieci mesi del 2017, in grandissima parte ad opera di uomini “bianchi” (soprattutto lombardi, piemontesi, campani, dell’Emilia-Romagna) dovremmo “comprendere” un’eventuale “giustizia popolare armata” contro i 114 assassini di quelle donne, quasi tutti, appunto, italiani?

La destra italiana, forse prossima a governare, attraverso il tentativo di stabilire un nesso tra la povera Pamela ed il nazifascista Traini, si spinge in verità più avanti nel progetto reazionario: contestualizza sia gli spari di Traini che l’intera violenza che emerge oggi in Italia nel quadro dell’immigrazione “di massa”. Certo, cos’altro faceva Hitler se non contestualizzare i mali tedeschi all’interno del “problema ebraico”?

Ma dobbiamo essere chiari: in verità, la destra italiana va riproponendo da tempo un progetto antidemocratico, antioperaio, autoritario e neofascista integrale e la questione degli immigrati è solo il cavallo di Troia utile a far passare questo progetto.

Ben prima che la questione immigrazione prendesse corpo, in Italia, Berlusconi sdoganava Fini e affermava che gli antifascisti che Mussolini inviava al confino erano, in fondo, dei turisti in qualche bella isola. Ed è da lì, dal berlusconismo sdoganotore al revisionismo antipartigiano di Giampalo Pansa e dei suoi ormai tanti accoliti, passando per l’abbandono della tensione antifascista di tanta, troppa, parte della “sinistra” italiana, che si arriva all’attuale Salvini, che afferma “il fascismo ha fatto cose buone” urlando in sovrappiù “quando saremo al governo  cacceremo 500 mila immigrati!”;  al Berlusconi del “più uno” che poche ore dopo la sparatoria di Traini afferma categorico “ne cacceremo 600 mila”; alle (famigerate ed inquietanti) promesse di un “ordine nuovo” da parte della Meloni, al rilancio, da parte del leghista Fontana, della categoria “della razza bianca”, da difendere dagli “assalti” dei neri!

E’ del tutto evidente, invece, che la nuova ascesa delle destre reazionarie e fasciste, in Italia come in mezza Europa, poggia su di un ormai vastissimo disagio sociale di massa, un disagio che scaturisce, nell’essenza, dalle politiche iperliberiste dell’Ue, che per tale motivo si estende – alquanto omogeneamente – su scala sovranazionale e che non ha trovato e non trova una risposta da parte delle forze socialiste e socialdemocratiche europee, che anzi si sono fatte complici delle stesse politiche liberiste dell’Ue.

Il circolo perverso, dunque, non è forzato: attacco sociale e antidemocratico dell’Ue, prolungato per anni; complicità/subordinazione delle “sinistre” moderate; ascesa, nella “sparizione” delle socialdemocrazie, delle destre, entro le quali crescono i fronti neofascisti. Tutto ciò su scala “europea”, da Varsavia a Budapest, dal fronte “lepenista” ai neonazisti tedeschi, dalla Repubblica Ceca all’attuale fronte italiano.

E’ da quest’analisi, da questo stato di cose reale, che possiamo capire meglio anche la vergognosa posizione assunta dal PD in relazione al caso Traini. Renzi ed i suoi non hanno avuto il coraggio e la forza di stigmatizzare e condannare ciò che andava stigmatizzato e condannato vigorosamente: l’azione fascista del pistolero leghista Traini. Il PD, ma anche il M5S, nella loro natura totalmente ibrida,  non hanno più nemmeno la forza ideologica di denunciare e mettere a fuoco una questione centrale, che per la sua forza segna l’intera fase: il razzismo delle destre, italiane ed europee, è in verità ciò che collega più direttamente queste forze alle politiche liberiste dettate da Bruxelles e dalla BCE; attraverso il razzismo, infatti, le destre collocano violentemente la forza lavoro immigrata nel mercato inferiore del lavoro, dove il capitale – nazionale e sovranazionale europeo – vanno a prelevarlo per immetterlo, con bassissimo salario e senza diritti, nei processi produttivi più bassi. È la storia che si ripete: il fascismo al servizio del capitale. Oggi, al servizio di quello transnazionale europeo.

 Renzi e i suoi non hanno condannato l’azione di Traini come azione fascista: hanno invece voluto offrire di sé l’immagine di una forza di governo “serena” e “giusta”, non partigiana, che non condanna “per non inquinare il dibattito elettorale”. E’ anche attraverso questa ormai troppo lunga accidia malmostosa che di nuovo ha preso vigore il fascismo, in Italia!

No! Al fascismo che di nuovo, in Italia e in tanta parte d’Europa, si presenta come una risposta del capitalismo strutturale alla crisi del liberismo (in questa fase del liberismo dell’Ue, incapace di imporre il proprio ordine senza spargere il disastro sociale sovranazionale che sta spargendo), si risponde con la militanza antifascista attiva  e con la lotta, si risponde riprendendo la testa dello scontro di classe, contro l’invasione imperialista USA e le politiche distruttrici di Berlino-Bruxelles.

Come affermava Piero Gobetti, “il fascismo, in Italia, è una biografia della nazione”; è “il fascismo eterno”, come scriveva Umberto Eco. Esso si presenta sotto mille forme: leghismo, “melonismo”, “berlusconismo”. E la risposta non è certo quella dell’attuale PD, uno struzzo che si nasconde nella sabbia. Il pistolero Traini, di Macerata, è stato fino all’ultimo, fino agli spari in piazza, un militante – sano di mente- della Lega maceratese e certo la sua azione di “giustiziere” ha trovato in Salvini il suo Istigatore, il suo Gran Maestro: ciò andava e va denunciato!

 La risposta è invece l’antifascismo portato nelle piazze, nelle fabbriche, nelle università; è la lotta sociale, il progetto di trasformazione che – solo – batte il razzismo e la reazione. Anche per tutto questo, oggi, di fronte al furto di democrazia e sovranità popolare perpetrato dall’Ue e dalle forze ad essa subordinate, contro le destre neofasciste italiane, il PCI è per ricostruire una nuova sovranità popolare. E sta dalla parte di Potere al Popolo!

 

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