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MACRON E MERKEL PER L’ESERCITO EUROPEO E PER IL “FONDO EUROZONA”. IL PCI SOVRANO DICE NO!

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di Fosco Giannini, Responsabile Dipartimento Esteri PCI

La prima edizione del libro “Cuore”, di Edmondo De Amicis, è del 1886, ventisei anni dopo l’unità d’Italia, un’unità progettualmente proto capitalista, terrafondista, anticontadina, antioperaia e non così facile a farsi, vista la resistenza meridionale al carattere  colonialista che Cavour e le classi dominanti del nord avevano dato all’operazione unitaria, concepita come un dominio, un’annessione del nord sul Meridione d’Italia. Mancavano, per quell’unità, parole d’ordine che potessero funzionare da Torino a Palermo, capaci di costruire un senso comune, un tessuto emotivo nazionale.

De Amicis, con il libro “Cuore” (opera di grandissimo impatto popolare) provò a colmare questa lacuna, ad aiutare il progetto “cavouriano”, mitizzando, oltre la Scuola, le concezioni, le parole d’ordine nazionali ed unitarie della Patria e dell’Esercito. Dalla mitizzazione patriottica ed unitaria dell’Esercito nasce, nel “Cuore”, anche la figura (che De Amicis tenta di rendere, non casualmente, odiosa) del giovane Franti, un sottoproletario antimilitarista e non patriottico che, davanti al passaggio di un reggimento di fanteria, “sciaguratamente” ride, mentre il Direttore della scuola incita i ragazzi a salutare militarmente la bandiera: l’unità difficile a farsi di quell’Italia antimeridionalista, guidata dal grande capitalismo nascente e dai padroni della terra si fa innanzitutto attraverso il collante nazionale della Patria e dell’Esercito.

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Tutto ciò torna improvvisamente e prepotentemente a galla in relazione alla proposta forte venuta in questi giorni dal presidente francese Macron che, durante il suo discorso celebrativo per la fine della prima  guerra mondiale, ha rilanciato con forza ed enfasi strategica il progetto di costruzione dell’esercito europeo (European Intervention Iniziative). Tra Macron, tra questa Ue e l’Italia post unitaria che esalta i “valori” della Patria e dell’Esercito i punti di similitudine non mancano: l’unità iper liberista dell’Ue è in crisi; il progetto colonialista insito nei Trattati e nell’Euro ( la spoliazione e il dominio dei Paesi e degli Stati forti, Francia e Germania in testa, sui Paesi deboli dell’Ue) ha prodotto squilibri politici e sociali immensi tra Paesi e Paesi e popoli e popoli; il tentativo di  rilancio dell’Ue, da parte della Francia e della Germania, avviene ( anche come risposta al “sovranismo” dei populisti) su di un terreno neo nazionalista e neo militarista. In senso imperialista.

La proposta di Macron ha trovato immediatamente un vasto consenso tedesco, un consenso che va dalla Merkel al Ministro della Difesa della Germania, Ursula von del Leyen; dal segretario generale della CDU Annegrette Kramp-Karrembauer alla segretaria della SPD Andrea Nahles, sino a Katerina Barley, Ministro della Giustizia, anch’essa socialdemocratica.

Certo, non è difficile mettere a fuoco il primo motivo di tanto, nuovo, entusiasmo per l’esercito europeo da parte di Macron e della Merkel, con la Germania politica al seguito: sia Macron che la Merkel, e i loro governi,  sono in grande crisi di consenso sociale ed elettorale e il rilancio della “patria europea” e del suo esercito, a pochi mesi dalle elezioni europee, può essere funzionale al loro rilancio, tanto più che, dai sondaggi, sembra proprio che il 70% della popolazione dell’Ue sia molto favorevole a questo tema, compreso il popolo polacco che, a differenza del proprio governo di destra e populista, appare sostenere con convinzione il progetto di costruzione di un esercito sovranazionale europeo.

E’ del tutto evidente che, oltre i motivi politici contingenti che spingono Macron e la Merkel ad enfatizzare, ora, il progetto dell’esercito europeo, vi sono, pesantissimi, altri motivi, d’ordine più prettamente materiale, strutturale, economico, motivi attinenti al rilancio delle industrie belliche francesi e tedesche.

Non è infatti un caso che il piano per l’esercito europeo venga rimesso vigorosamente in campo, da Macron e dalla Merkel, dopo, solo dopo, che Francia e Germania hanno molto lavorato al fine di legittimare l’esigenza di una concentrazione dell’industria europea per la difesa.

Oggi, la proposta Macron, appoggiata dalla Germania, di un esercito europeo, poggia anche (e in modo decisivo) sull’esigenza di trasformare l’intera Ue in un mercato militare ove primeggino le merci belliche francesi, tedesche e anche franco-tedesche. Con la Francia che vuole aumentare la produzione e la vendita dei carri corazzati “Grifon”, dei  carri da ricognizione “Jaguar” e dei caccia bombardieri “Rafale”; con l’asse industriale militare franco-tedesco della neo costituita KNDS (alleanza strategica fra la tedesca Krauss-Mafei Egmann e la francese Nextei) che punta ad armare l’intera Ue con i carri armati – appunto -KNDS;  con la decisione di Parigi e Berlino di co-produrre il nuovo jet da combattimento “Future combat air sistem”, FCAS; con Francia e Germania unite nell’imporre nel mercato bellico Ue l’aereo da combattimento europeo  “Eurofighter”.

Ad impedire, allo stato delle cose, che il progetto dell’esercito europeo a trazione franco-tedesca sia accettato da tutti i Paesi Ue, rimane la vecchia inclinazione filo americana di diversi Paesi europei. Proprio in questa fase, infatti, si è verificato un “incidente” di grandi proporzioni: il Belgio, che sembrava prossimo a dotarsi degli “Eurofighter” europei, ha poi deciso di  rivolgersi agli USA per l’acquisto degli F-35. Una scelta, quella degli F-35 a discapito degli aerei da combattimento francesi e degli “Eurofighter” europei, che hanno seguito anche la Gran Bretagna, l’Olanda e l’Italia.

A partire da ciò, a partire cioè dal fatto che l’Ue è interpretata, sia dall’asse industriale bellico franco- tedesco che dal sistema industriale militare USA come un mercato da conquistare, a partire da ciò va compreso il duro attacco di Trump contro la recente proposta di Macron , fatta propria dalla Merkel, volta al rapido consolidamento del disegno di costruzione dell’esercito europeo, anche, come si è espresso chiaramente Macron, “per conseguire l’autonomia militare dagli USA”, obiettivo, peraltro, non assunto invece dalla Merkel, che con Trump, gli USA e la NATO preferisce un rapporto di collaborazione ( che altro non vuol dire che subordinazione a Washington e alla NATO).

In questo quadro, di recentissima configurazione, come si comporta il governo italiano Lega e M5S? Dopo il grande protagonismo avuto dal governo Renzi nel progetto di costruzione dell’esercito europeo ( ancora, in quella fase, non trainato dall’asse franco-tedesco, ma che vedeva in prima linea l’Italia e la Spagna, oltre la Francia e la Germania), ora il governo italiano giallo-verde appare molto defilato ed assente dai vari dossier attraverso i quali l’esercito europeo va definendosi. Ciò per due motivi di fondo: primo, l’asse industriale militare franco-tedesco non ha interesse a coinvolgere più di tanto l’industria bellica italiana nel progetto di riarmo europeo, anzi tende ad emarginarla; secondo (e decisivo), il governo italiano presieduto da Conte avrebbe come obiettivo l’alleanza piena con Trump e con la NATO, nell’ottica di indebolire, anche attraverso ciò, l’Ue.

Rispetto a tutto ciò, il PCI ribadisce il proprio, netto, NO all’esercito europeo, e per i seguenti motivi:

-l’esercito europeo, in queste condizioni oggettive, altro non rappresenterebbe che gli interessi economici del sistema industriale-militare franco-tedesco:

-sarebbe lo strumento militare delle pulsioni imperialiste dell’Ue e possibile strumento di repressione interna all’Ue;

-richiederebbe, per la sua costruzione, di altri e pesanti sacrifici dei popoli dell’Ue e altri tagli ai sistemi welfare dei Paesi dell’Ue (sacrifici e tagli già largamente preventivabili per la richiesta di Trump di aumentare sensibilmente il contributo economico dei Paesi dell’Alleanza Atlantica alle spese per la NATO, richiesta di Trump rapidamente e con molto zelo accettata dal governo Conte);

 -rappresenterebbe un altro e pesante “cemento” per la costruzione di questa Unione europea dei Trattati, liberista e antipopolare;

-sarebbe, al di là del neo-gollismo parolaio di Macron, subordinato totalmente agli USA e al Comando NATO in Europa.

D’altra parte, il PCI è profondamente critico anche verso il governo italiano Lega-M5S, che nel suo goffo tentativo di liberarsi dalle spire dell’Ue e del suo esercito (tentativo che non riuscirà, poiché troppo debole è la contrarietà del governo Conte all’Ue e troppo poco “sovranista” è la cultura politica e ideologica dell’asse Lega-M5S) sceglie il campo che sempre ha visto l’Italia soggiogata: il campo imperialista degli USA e della NATO. Un campo tendente sempre, tra l’altro, a svuotare totalmente di autonomia  e mortificare il ruolo dell’Italia nel contesto internazionale, come si è visto anche recentemente al summit sulla Libia svoltosi a Palermo, summit completamente snobbato dagli USA e da Trump, che hanno così ridotto Conte ad un pupazzo tra Fayez al-Sarraj e Khalifa Haftar, con il capo di governo italiano che fingeva ecumenismo unitario libico ma tradiva esplicitamente la propria scelta, tutta occidentale, di stare dalla parte di Sarraj, cosa ben compresa da Haftar, che infatti ha lasciato e fatto fallire il summit ben prima del tempo. E cioè: come gli USA fanno del povero  governo italiano “sovranista” ciò che vogliono.

l PCI, al contrario, ribadisce la propria linea volta alla conquista della vera sovranità del popolo italiano, rilanciando le parole d’ordine “no all’esercito europeo” e “ fuori l’Italia dalla NATO”.

Infine, c’è da affrontare una questione: Macron e la Merkel, assieme all’esercito europeo, nel doppio obiettivo di farlo “digerire” meglio ai Paesi più recalcitranti e di rilanciarsi per le elezioni europee del prossimo maggio 2019, hanno proposto in questi giorni un “Fondo per l’Eurozona”. Chi ha a cuore le condizioni di vita dei lavoratori e delle lavoratrici, dell’Italia e dei Paesi più deboli dell’ Eurozona, deve dire nettamente No a questa proposta. Il PCI dice NO! E dice NO in virtù di due semplici considerazioni: il “ Fondo per l’Eurozona”, così come è delineato dall’asse franco-tedesco, prevede, affinché i Paesi possano accedervi, a nuovi e profondi tagli dei debiti nazionali, obiettivo che si può cogliere solo attraverso nuovi e profondi tagli sociali e agli investimenti, prevedendo, inoltre, che siano tutti i Paesi dell’Eurozona a versare, al fine di costituire il fondo stesso. Come si dice a Napoli: cornuti e mazziati!

Il fatto è che la proposta dell’esercito europeo e quella del “Fondo per l’Eurozona” sono facce della stessa medaglia ( della stessa moneta, potremmo anche dire: l’Euro): il perseguimento, cioè, di un più stretto potere dei Paesi forti sul resto dell’Ue, per ribadire un progetto liberista interno all’Ue e sostenere una politica imperialista sul piano internazionale.

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